sabato, 3 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Wta Wuhan: una super Kvitova mette ko
una buona Cibulkova
Pubblicato il 04-10-2016


kvitovaLa migliore Kvitova di sempre. La Kvitova che non ti aspetti. Una Kvitova mai vista prima. Si può dirlo in molteplici ed infiniti modi, ma è questa la sintesi del torneo Wta di Wuhan. Semplicemente strepitosa nella finale contro Dominika Cibulkova, che ha stracciato con un netto doppio 6/1 in poco più di un’ora di gioco senza partita. Un match in cui ha dominato completamente la ceca e l’avversaria nulla ha potuto, nonostante il buon tennis espresso e i numerosi tentativi di impensierire la testa di serie n. 14 da parte della slovacca.
Non c’è riuscita e così Petra è andata a vincere il torneo in Cina per la seconda volta, come accadde già nel 2014 quando liquidò con il punteggio di 6/3 6/4 Eugenie Bouchard. Sale così al n. 13 della classifica mondiale, insediando la top ten che sembra sempre più diventare uno scenario abbordabile per lei. Ha fatto male soprattutto con il dritto mancino potentissimo. Forse la slovacca ha insistito troppo su questo fondamentale della ceca che, se è in giornata, è assolutamente incisivo. Determinata, ha acquisito sempre più sicurezza, permettendosi addirittura di rischiare con schiaffi al volo di dritto nei pressi della rete. Non ha avuto passaggi a vuoto e una buona tenuta fisica. Ha servito bene e si è difesa anche meglio, scoraggiando ogni tentativo offensivo della Cibulkova. Soprattutto la Kvitova è stata protagonista di uno dei più begli incontri del torneo contro la Kerber (equivalso ad un’altra finale), neo n. 1 al mondo: il match dove forse ha rischiato di più e speso anche di più dal punto di vista fisico. Dispendioso per quanto riguarda il lato energetico, in primis per la durata (tre ore e 20 minuti di gioco), ma anche mentalmente e tatticamente: una partita impegnativa in cui ha dovuto rimanere sempre concentrata, esprimersi al massimo e giocare a livelli altissimi sia come scambi che quale qualità di gioco, con un tennis qualitativamente perfetto. Il parziale finale parla chiaro: 6/7 (10) 7/5 6/4. Dopo aver perso il primo set per un nulla, dal secondo si è continuato in equilibrio con varie occasioni da ambo le parti, con una serie di break e contro-break. Per tutto il torneo, però, la Kvitova è stata brava a sfruttare meglio le occasioni che le capitavano e lì ha fatto la differenza. Stanchissima, non ha mai mollato né ceduto, neanche dal punto di vista nervoso. Più difficile il torneo per la Cibulkova che ha vinto diversi match al terzo set: in primis in semifinale contro la Kuznetsova (per 3/6 6/3 6/4), mentre la Kvitova ha trionfato facilmente sulla Halep per 6/1 6/2; questo potrebbe aver portato più stanchezza alla slovacca, che nella finale è apparsa meno lucida e precisa del solito. Terzo set anche ai quarti per la Cibulkova contro la Strykova (6/3 3/6 6/4 il punteggio).
Per lei la soddisfazione di essere diventata n. 8 al mondo, un traguardo non da poco raggiunto.
La gioia maggiore, ovviamente, è andata alla ceca che è scoppiata (lei sempre così imperturbabile e abbastanza controllata) in un sorriso sincero smagliante alla fine del match (per entrambe un piatto, un pupazzo e una coroncina di fiori per la premiazione) dalla contentezza e con cui ha sfogato tutta la tensione, lo stress e la fatica della settimana. Comprensibile come anche lei abbia ceduto all’emozione, dopo il difficile periodo da cui è uscita: prima l’ipotesi del ritiro, poi il cambio di coach (dopo 7 anni ha deciso di separarsi da David Kotyza) e infine l’annullamento del matrimonio nel momento decisivo. Fa piacere pertanto vedere che sia tornata bene in forma. Soprattutto da notare la sua tranquillità e serenità psico-emotiva con cui ha approcciato le partite, un’attitudine più che positiva. Forse una reazione, una volta pagato lo scotto della delusione sentimentale, con cui ha riversato tutte le sue energie (anche quelle più negative) sul tennis. Un po’ come è stato per la Wozniacki (tornata a vincere dopo recenti infortuni e dopo il periodo buio a seguito dell’annullamento del matrimonio con il golfista Rory Mcllroy). Viceversa un buon periodo per la slovacca, dopo il matrimonio con Miso Navara il 9 luglio scorso, nel giorno della finale di Wimbledon (dove ha perso ai quarti dalla Vesnina per 6/2 6/2). Ora, sebbene abbia sempre dimostrato grinta e carattere, bisognerà vedere quale sarà la sua tenuta dal punto di vista professionale e professionistico. Dopo il matrimonio penserà a metter su famiglia e lasciare il tennis, come accaduto a molte tenniste? Pensiamo a Flavia Pennetta, ritiratasi dopo la vittoria agli Us Open proprio dopo aver fissato il suo matrimonio con Fabio Fognini. Oppure al lieve “calo” della ex n. 1 Ana Ivanovic nei pressi del suo matrimonio con Bastian Schweinsteiger. La stessa Jelena Jankovic, dopo aver rimandato il suo con l’atleta nazionale di pallanuoto montenegrino Mlađan Janović, suo storico fidanzato dal 2008, è tornata a vincere (arrivando persino in finale al Wta di Guangzhou dove ha perso da Lesja Tsurenko per 6/4 3/6 4/6). La stessa nostra Camila Giorgi, dopo il fidanzamento e l’ipotesi di nozze con Giacomo Miccini è sembrata più “distratta” come se il suo interesse vero fosse altrove.

Dunque la finale tra Kvitova e Cibulkova ci permette di fare una riflessione umana più che legittima sul rapporto tra le donne e il tennis, tra sport e famiglia, tra lavoro e sentimento per queste campionesse della racchetta costrette spesso a dividersi a metà. Normale che, di fronte alla possibilità di realizzarsi come donne appunto, anche il successo professionale passi in secondo piano dunque. La probabilità di un matrimonio, poi, ovvio che distolga un po’ dal tennis giustamente: richiede impegno ed energie organizzative che tolgono spazio e tempo ad allenamenti. Sicuramente, dall’altro lato, una realizzazione dal punto di vista sentimentale incide anche sul rendimento portando serenità ed equilibrio e più resa sul campo; o, viceversa, più nervosismo e agitazione in caso di problemi di coppia o di rapporti più faticosi e litigiosi con i propri partner. Questo vale più per le donne che per gli uomini. Non a caso abbiamo visto spesso quanto conti la presenza sugli spalti delle mogli dei tennisti, a portare supporto, sostegno e un’occhiata di intesa che dà carica ed energia positiva. Questo riempie di umanità il tennis, che non è uno sport di squadra dove vi possa essere una compensazione tra i vari membri del team, che non è solo tecnica, ma anche profondamente terreno in quanto fatto di emozioni intensissime e piene di vita e vitalità.

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