giovedì, 8 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Addio Fidel
Pubblicato il 27-11-2016


Quando coi suoi barbudos riuscì a scalzare la dittatura di Battista, il mondo guardò a lui e al suo Che Guevara come a dei liberatori. L’isola di Cuba era sottomessa economicamente agli Stati uniti, povera e sfruttata. Si annunciava il nuovo capitolo della rivoluzione castrista, quella costituita da un governo per l’esaltazione della indipendenza nazionale e per l’uguaglianza sociale. Guevara se ne distaccò quasi subito sentendosi più adatto a combattere nuove battaglie in America latina che a governare. Castro divenne il capo assoluto, e dopo un fallito tentativi di compromesso con gli Usa, nazionalizzò le ricchezze americane, cacciò o incarcerò i dissidenti, molti vennero fucilati.

Si instaurò una vera e propria dittatura comunista, con una singolare caratteristica: quella di essere collocata a pochi chilometri di mare dagli Usa, potentissimi detentori della bomba atomica. Dopo il fallito tentativo della Baia dei porci, nel 1962 il mondo fu sull’orlo della terza guerra mondiale. Fidel aveva accettato di installare a Cuba missili nucleari degli alleati sovietici, che della Cuba castrista erano protettori, e che avrebbero potuto distruggere intere città americane. Il presidente Kennedy affrontò la situazione con moderazione e freddezza. Alla fine le navi di Krusciov, che avrebbero dovuto trasportare a Cuba i missili, si trovarono faccia a faccia con quelle statunitensi ed ebbero l’ordine di fare marcia indietro in cambio di una assicurazione americana di non tentare altri colpi di stato a Cuba.

Ciononostante i tentativi di colpire Castro furono numerosi anche dopo. Fabian Escalante, a lungo guardia del corpo di Fidel Castro, fornisce cifre difficilmente verificabili e parla addirittura di 638 casi (di cui 192 per opera dell’amministrazione Reagan). Un numero spropositato. Tuttavia è evidente che gli americani sapevano bene che colpire il Lider Maximo sarebbe stato fatale per il regime cubano che in Fidel si identificava. Si parla di un rapporto particolare tra Castro e il popolo cubano. Non vi è dubbio che fu suo merito quello di esaltare il nazionalismo di questa piccola isola, di farle assumere un ruolo rilevante nello scacchiere internazionale, di avere retto, per la verità sempre col supporto sovietico, alle incursioni pesanti dei vicini americani, configurandosi come un Davide che sconfigge Golia.

Sul piano sociale molte conquiste si sono rese praticabili. La scuola, la sanità, i servizi sociali non sono paragonabili a quelli di altri stati limitrofi. Resta una situazione di allarmante povertà che le ricette del comunismo non hanno saputo eliminare e soprattutto una condizione di allarmante repressione e negazione dei più elementari diritti di libertà, di organizzazione democratica, di stampa e di parola. Esiste solo un partito, il comunista, tutti gli altri sono vietati per legge, i dissidenti vengono incarcerati, gli omosessuali anche, con un disprezzo per la libertà sessuale sconcertante e tipico dei regimi più odiosi. Dopo il passaggio di consegne al fratello Raul pare che qualche spiraglio liberale sia stato aperto. Dopo la relativa normalizzazione, sotto Obama, dei rapporti con gli Usa e dopo gli incontri con due papi, anche il regime pare divenuto meno rigido.

La figura di Fidel va consegnata alla storia, come giustamente ha dichiarato l’ex presidente Obama, che nei toni e nel contenuto ha sostanzialmente corretto le ruvide e aggressive parole del presidente Trump. Penso che quello di Fidel non sia, non sia mai stato, una forma di socialismo accettabile, ma solo l’ennesimo e fallito tentativo di comunismo autoritario. Quelli europei sono crollati nel 1989, quello di Castro ha retto fino alla sua morte, assieme al singolare regime cinese, che concilia ad un tempo il più selvaggio liberismo economico e il partito comunista unico. Penso che con la morte di Castro si sia chiusa un’epoca, quella della grande e tragica illusione comunista, che ha avvinto generazioni intere, per la quale molti hanno donato la loro vita, ma che non ha saputo o voluto conciliare libertà e giustizia sociale, finendo per soffocare la prima senza nemmeno esaltare la seconda. Con questo spirito critico, ma senza la presunzione di condanne sommarie, oggi commento la morte di un leader carismatico e potente come Fidel Castro.

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Commenti all'articolo
  1. buona serata Mauro
    Approfitto della pagina per lanciare un appello ai compagni

    una mia riflessione sul referendum costituzionale del 4 dicembre prossimo

    Il primo articolo della nostra costituzione afferma che l’ Italia è una repubblica fondata sul lavoro e che la sovranità viene esercitata dal popolo secondo i limiti e le modalità previste dalla costituzione.
    Questo principio universale è presente nella dichiarazione universale dei diritti dell’ uomo che riconosce al popolo come anche ad ogni individuo il diritto di partecipare al governo del proprio paese attraverso i referendum su problematiche sociali oppure attraverso le elezioni che portano alla diretta e libera scelta dei propri rappresentanti come componente degli organi legislativi e degli organi esecutivi.
    In pratica opo la seconda guerra mondiale tutti i paesi hanno inserito nelle proprie costituzioni il principio della sovranità popolare con distinzione in quegli stati che adottano costituzioni teologiche oppure costituzioni meno liberali; in Giappone l’ art. 1 dichiara che il simbolo dello stato e dell’ unità del popolo è l’ imperatore che riceve i potere dalla volontà del popolo in cui risiede il potere sovrano.
    Nell’ ultimo ventennio però si sta registrando l’ affermarsi di una democrazia senza demos, una democrazia senza popolo insomma un declino della democrazia che si sta concretizzando nelle democrazie più solide, Stati Uniti ed Europa.
    Il declino della democrazia si sta affermando per cause esogene, immigrazione e migranti, che per cause endogene, che sono indicatori della decadenza democratica:
    1. La corruzione che è indice di una classe politica cinica,senza morale, staccata dal popolo tanto che viene definita casta dalla cui definizione non si sottraggono nemmeno i rappresentanti della sinistra che al contrario dovrebbero essere baluardo della difesa della sovranità popolare
    2. Tentativo di concentrare il potere nelle mani di una minoranza governativa legata da interessi economici e finanziari quando non sono gli stessi potentati a diventare governanti su un elettorato facilmente manipolabile dalle ingenti risorse economiche che abbagliano e sottomettono il popolo privandolo in pratica della loro sovranità
    3. Campagne elettorali condotte sulla personalità dei leader e assenza di veri partiti ideologici o i pochi esistenti piegati alla logica del dominio o al partito con un leader forte ed arrogante
    4. Dibattito elettorale non è visto come partecipazione ma come spettacolo condotto da professionisti che, pur sapendo di mentire spudoratamente e senza timore del giudizio storico, portano motivazioni legate al cambiamento, da noi quello costituzionale, ad un elettorato ormai apatico che si adatta ai messaggi ricevuti ed abbagliato dalla figura dell’ uomo forte capace di dare sicurezza sia sociale che economica
    Tutti questi motivi portano ad un indebolimento della politica il cui potere si sta cedendo progressivamente alle elites privilegiate, ai poteri forti e all’ alta finanza che stanno affermandosi sulla politica intesa come partecipazione dei cittadini al dibattito sui problemi sociali, economici e politici.
    La revisione della nostra costituzione con la limitazione del voto come affermazione della sovranità popolare e l’ inserimento della norma di supremazia di fatto sancisce una concentrazione di potere nell’ apparato governativo autorizzato ad intervenire su tutto il territorio nazionale per qualsiasi problema che si ritiene di importanza nazionale.
    Amici e compagni per questi motivi io voto no alla riforma costituzionale e invito i dubbiosi di partecipare alla vittoria del popolo sull’ arroganza delle elites privilegiate sostenendola con un no deciso.

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