giovedì, 8 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Nigel Owens, l’estroso arbitro scelto
per Italia Nuova Zelanda
Pubblicato il 11-11-2016


all-blacksE’ molto arduo essere l’attrazione in campo quando sullo stesso terreno vanno in scena le gesta e la tradizione dei mitici All Blacks. E’ quasi impossibile essere una “stella” quando s’indossa la casacca da arbitro.
Anche nel rugby, non sempre popolarissimi se pur più ossequiati rispetto ad altri sport. Per riuscire si deve essere un autentico personaggio, capace d’incorporare l’insieme di tante prerogative, come Nigel Owens, l’autorevole, ed estroso giudice di gara dell’imminente Cariparma test-match fra Italia Nuova Zelanda che si disputerà sabato 12 novembre alla Stadio Olimpico di Roma (videocronaca in chiaro DMAX dalle 14,15).
Nigel Owens è un gallese doc, è infatti nato il 28 giugno 1971 nel villaggio di Mynydd Cerrig, sud-ovest del Paese, ad oltre un’ora da Cardiff, dove la gente ha vissuto per secoli di carbone e rugby ed in pochi, ancora oggi, parlano la lingua dell’oppressore inglese (se non costretti). Normale costume anche per lo stesso Owens che fino all’età della scuola dell’obbligo si è espresso solo in ostico gaelico. Da queste parti la palla ovale è pezzo integrante della struttura del DNA. Avere la dipendenza per il rugby ma con la consapevolezza di essere uno scarso giocatore, anche su puntualizzazione di uno dei suoi allenatori, ha spinto ad Owen alla direzione delle gare. Già ufficiale di polizia, nel 2001 l’esordio in ambito europeo e nel 2005 comincia a calcare la scena internazionale.

Nigel Owens

Nigel Owens

Ora ritenuto il miglior arbitro del Mondo, detiene il record di presenze nel Sei Nazioni e ben tre Coppe del Mondo, vede l’apoteosi nel 2015 con la direzione della finale della campionato mondiale fra All Blacks e Australia, l’attribuzione del Rugby World Award, la laurea Honoris Causa come Dottore in Legge alla Swansea University e la presenze Birthday Honours. per i novant’anni della Regina Elisabetta. Decori e gloria.

Ma il cammino della vita non è sempre stato in discesa. Subito dopo la prima designazione alla Coppa del Mondo del 2007, quindi già affermatosi ampiamente sui campi di tutto il globo, rilascia una lunga e aperta intervista al Wales On Sunday, il più diffuso del Galles, ed in una trasmissione televisiva di S4C, un noto canale televisivo sempre gallese, con il suo coming out omosessuale. Con la sua autobiografia Hanner Amser (intervallo in lingua cymru) scritta interamente in gallese e solo in seguito tradotta in inglese, va oltre ammettendo in uno straziante “non volevo essere gay” di aver avuto problemi di bulimia, dipendenza da steroidi e, per la grande depressione, di aver tentato
il suicidio quando aveva 26 anni al momento della rivelazione ai suoi genitori con una lettera, e di considerare seriamente la castrazione chimica, la risposta a quello cha ha sempre considerato il vero “problema”.

Un atto, la confessione, sicuramente coraggioso perché non convenzionale, a prescindere, ancora di più in un mondo notoriamente muscolo e machista. Ma le cose possono anche riservare piacevoli sorprese ed il rugby dimostra di superare gli altri sport in tutto il mondo in materia di accettazione delle stelle che sono gay. Anche se dovette affrontare una frangia d’’ignoranza e il pregiudizio di una minoranza che lo bersagliò i primi tempi su Internet, le reazioni all’outing furono comunque positive, subito negli spalti che nella alte sfere, prevalendo la reputazione come arbitro. Non si stanca di affermare “Alcune persone hanno detto che il rugby non è sicuro, ma penso che il rugby abbia dimostrato che è sicuro di essere chi sei.Non è solo la migliore squadra sportiva in tutto il mondo nel campo ma, a mio parere, è anche il miglior sport di squadra fuori il campo”.

La liberazione dal “fardello” fuori da tutte le ipocrisie ha ridato alla luce un uomo nuovo saldando ancora di più, mai fosse possibile, l’attaccamento per questo sport. La direzione delle partite diventa più disinvolta e spiritosa con simpatici “siparietti” con i giocatori dove, chiamandoli confidenzialmente per nome li riprende soprattutto per le simulazioni con sarcasmo e senza autoritarismi, non ha mezzi termini nell’attestare l’avversione per il calcio. Ad Hogg, forte estremo della Scozia, ricorda “Se vuoi tuffarti in questo modo torna qui tra due settimane che c’è una partita di calcio”. I sui ricorrenti “L’arbitro sono io. Tu fai il tuo mestiere, io faccio il mio questo non è calcio “ o il secco “this is not soccer”, un’icona stampata anche sulle TShirt andate a ruba fra gli appassionati. Capace, ora, anche di ironizzare su se stesso come quando entrò nello spogliatoio degli Ospreys per parlare con il capitano. Ryan Jones che spogliato gli disse; “Aspetti prima mi copro” e si sentì rispondere: “Guarda che sei comunque troppo brutto per i miei gusti”.
Popolare, quindi, non per essere gay ma per la sua grande capacità di gestire giocatori e gioco sabato sarà ancora una volta lo spettacolo nello spettacolo.

Umberto Piccinini

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