sabato, 3 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Banche: ancora sul tavolo
i contenziosi irrisolti
Pubblicato il 21-11-2016


Sistema bancarioI contenziosi con le banche sono ancora sul tavolo, nessuno li ha risolti e nessuno li ha fermati, diciamo che per un po’ sono stati dimenticati dalla vittima, ma certo non dal “carnefice”.

Dopo un dispiacere si sente il bisogno di rifiutare anche solo il ricordo di ciò che ha provocato la ferita, in molti casi soprattutto perché ci si vede responsabili di quanto è accaduto. Si è coscienti che il problema non solo non è stato risolto, ma lo abbiamo rifiutato lasciandolo coscientemente nel cassetto. Vuoi per l’impossibilità di farlo, ma soprattutto per la prudenza di non lasciarsi trasportare da quella emotività collettiva che avrebbe potuto, come è successo a molti, peggiore la situazione.

Abbiamo rinunciato perfino di ascoltare e leggere sull’argomento specifico, preferendo svaghi e letture diverse. Chi non si è dato pace, mi riferisco quelle persone che per pagare un debito di diecimila euro, per esempio, ne hanno contratti dieci da mille euro, magari perché consigliati dalla stessa banca creditrice o dal loro contabile sono finiti nel tritacarne della follia, al punto di ricevere non più una telefonata al giorno, ma dieci: qualcuno si è perfino ucciso dalla disperazione. Adesso con più freddezza possiamo iniziare a riparlare di quel problema irrisolto, la ferita è ancora aperta ma non infetta. Ora è possibile guardare con freddezza cosa non ha funzionato, e anche in chi avevamo riposto la fiducia. Ma cosa è cambiato oltre alla scomparsa dell’emotività del momento?

Si è modificata la consapevolezza che le banche da paladine dell’arroganza, loro stesse, oggi, sono attività fallibili, proprio come le nostre. Con una differenza fondamentale, che quando abbiamo accettato di stipulare un mutuo, piuttosto che un prestito, noi abbiamo firmato le garanzie che ci sono state richieste e, in molti casi, anche costosissime assicurazioni. Mentre le banche, invece, hanno “truffato” i nostri risparmi vendendoci delle azioni senza valore con la lucidità e la consapevolezza di “fotterci”, il tutto mentre la Banca d’Italia si girava dall’altra parte per non vedere!

Questo immenso fiume di disperati è stato messo nelle condizioni di non poter far valere le sue buone ragioni perché il funzionario con cui avevano trattato – solo poco tempo prima – non c’è più, così come non c’è più la filiale e nemmeno quello che una volta si chiamava “capo area”. Con una velocità incredibile, le banche, hanno portato a compimento una serie di fusioni dove oggi non si capisce più nulla; noi non ci capiamo nulla; i professionisti che hanno succhiato i nostri ultimi spiccioli sapendo che non sarebbe servito a niente non ci capiscono nulla; le associazioni nate per tutelare gli interessi dei risparmiatori, non ci capiscono nulla. Tutto questo perché il sistema – complice dei misfatti – ha permesso alle banche “truffatrici” di mimetizzarsi, insomma le banche sono ancora lì ma non ci sono, perché tra fusioni e contro fusioni è come avessero smontato il banchetto delle tre carte in autogrill per fuggire col bottino.

Visto, però, che ora abbiamo assorbito il colpo, e la ferita sta rimarginando, possiamo affrontare di nuovo l’argomento è confrontarci con i mutui ipotecari che vedranno portare via le nostre case dalla signora “ipoteca”, perché nel frattempo la macchina degli uffici legali degli istituti di credito non si è fermata. Noi, invece, ci siamo fermati, nella “illusione” che i professionisti a cui avevamo affidato la nostra “vita”… ci avessero difesi.

Angelo Santoro

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Commenti all'articolo
  1. Questo articolo è molto illuminante, ma al tempo stesso sconsolante, perché inevitabilmente, non certo per sua colpa, va ad accrescere di un altro po’ il livello di generale sfiducia che si è andata via via diffondendo (e che andrebbe quanto più possibile recuperata).

    E d’altronde sembra crescere il numero di quanti, fuori dalle questioni bancarie, si “mettono sul chi vive” ogni qualvolta viene loro richiesto di firmare qualcosa, per non dire di tante altre diffidenze e paure che stanno incrinando i rapporti sociali, a comprova dello scoraggiamento che ci sta permeando.

    Uno scoraggiamento che, stando almeno ai discorsi sentiti in giro, induce più d’uno ad aspettare con ansia chi possa tirarci fuori da questa situazione, tutt’altro che rassicurante e che non sembra promettere molto di buono per il futuro (o forse siamo ormai preda di un eccessivo pessimismo).

    Paolo B. 30.11.2016

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