giovedì, 8 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

FUORI DAL BILANCIO
Pubblicato il 17-11-2016


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Sandro Gozi, sottosegretario agli affari europei

L’Europa si dota del bilancio per il 2017 senza l’Italia. Nella notte i rappresentanti degli Stati membri hanno trovato l’accordo per dotare l’Unione europea delle finanze necessarie al suo funzionamento il prossimo anno. Da parte italiana arriva il primo veto, da Roma, infatti, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Sandro Gozi ha confermato l’accordo e l’astensione italiana, pur riconoscendo che l’intesa finora raggiunta sul bilancio del prossimo anno contiene passi avanti “molto importanti e concreti”, con nuovi fondi per la ‘Garanzia giovani’, il programma Erasmus, gli strumenti a sostegno degli investimenti pubblici e i fondi per immigrazione e sicurezza. Ma sul piano pluriennale, ha detto Gozi, l’Italia mantiene il veto annunciato nei giorni scorsi: “Manteniamo il veto e a dicembre valuteremo. La nostra posizione rimane la stessa”.
Seppure la proposta della presidenza Ue e accettata dal Parlamento europeo abbia recepito alcune richieste italiane, indicano le stesse fonti, “ciò non è stato ritenuto sufficiente per votare in favore”. Una linea in coerenza con la riserva posta nei giorni scorsi sulla revisione di medio periodo del quadro finanziario 2017-2020, che preannuncia un veto italiano sulla programmazione economica comunitaria di lungo periodo.
Nonostante i progressi su migranti e disoccupazione giovanile, che sono anche sue richieste, l’Italia, con una mossa senza precedenti, ha deciso lo stesso di astenersi.
Le principali voci del bilancio oggetto dell’accordo, ricordate dal Consiglio in una nota mattutina, riguardano impegni di 5,91 miliardi per migrazione e sicurezza, con un incremento dell’11,3% della spesa per questi due capitoli rispetto al 2016. I fondi serviranno per la rilocalizzazione dei rifugiati, la creazione dei centri di accoglienza, il sostegno alle misure di integrazione e ai ritorni di coloro che non hanno diritto di stabilirsi nella Ue. Inoltre sosterrà la protezione delle frontiere, la prevenzione dei reati e dell’attività terroristica, la protezione delle infrastrutture. Impegni per 21,3 miliardi riguardano le iniziative per la crescita e la creazione di posti di nuovi posti di lavoro, pari a un aumento del 12% rispetto al 2016. Rientrano nel capitolo i programmi Erasmus (+19% a 2,1 miliardo) e il Fondo Ue per gli investimenti strategici (+25% a 2,7 miliardi). Il bilancio 2017 include anche mezzo miliardo per iniziative a sostegno dell’occupazione giovanile in particolare per le misure di impiego o reimpiego. Altri 500 milioni sosterranno i produttori di latte e addetti al bestiame.
Il Governo motiva la decisione per i tagli alle risorse per i Paesi mediterranei ma il vero nodo è sui migranti: Roma intende bloccare i lavori finché non ci saranno risposte concrete in questo senso. “Siamo pronti a ogni tipo di intervento, fino al veto”, ha detto dalla Sardegna il presidente del Consiglio nel corso della firma del ‘Patto di Cagliari’. “Non vogliamo fare gli egoisti: siamo pronti a fare la nostra parte ma chiediamo da parte dell’Europa più attenzione su crescita e migranti”.
Tuttavia per molti la decisione sarebbe motivata da interessi di tipo elettoralistico. Mentre Romano Prodi, europeista ed ex presidente del Consiglio italiano critica la posizione di ‘interesse’ di Roma.
“La posizione del governo ha una valenza esterna e una valenza interna. Forse si pensa che criticare l’Europa faccia piacere agli elettori. Può anche essere giusto. Ma, se si sposano queste critiche con la
scomparsa della bandiera europea nelle apparizioni pubbliche di Renzi, la polemica rischia di prendere un significato equivoco. Diventa una questione di appartenenza. E mettere in dubbio la nostra appartenenza all’Europa è sbagliato”, afferma a Repubblica, Romano Prodi. “Detto questo – aggiunge -, credo che la posizione del governo italiano sia in questo momento più tattica che strategica”. “Mi sembra evidente che ci sia una contrattazione in corso – dice quindi Prodi dopo che l’Italia ha messo il veto sul bilancio europeo -. Con la minaccia di veto, l’Italia si colloca in una posizione di forza in attesa di una valutazione definitiva di Bruxelles sul bilancio italiano”. “I pugni sul tavolo – sottolinea però -servono a poco”. Prodi concede tuttavia che “il premier ha ragione sulla scarsa solidarietà”, “su insistenza della Germania – osserva infatti -, abbiamo chiuso la porta ai flussi di rifugiati provenienti dalla Siria. Ma la porta ai flussi in arrivo dalla Libia resta sempre aperta. Mi chiedo anche perché le navi della solidarietà europea che raccolgono i naufraghi nel Mediterraneo finiscano sempre per
portarli tutti in Italia. Strana solidarietà”.
Renzi risponde subito al suo predecessore e alza le mani sulla questione ‘referendaria’: “Ho grande rispetto per Prodi e naturalmente se ha questa valutazione evidentemente ha i suoi buoni motivi. Io non voglio prendere il voto degli euroscettici, ma voglio cambiare l’Europa. Non so se porta consenso in termini di voti perché al referendum costituzionale si vota sui tagli agli stipendi dei consiglieri regionali”. mentre da Roma arriva il commento del ministro Padoan: “Continuo a pensare che l’Europa sia un’opportunità grandissima, ma questo sarà vero solo se l’Europa si rende conto che serve un cambiamento. Non possiamo illuderci che questa situazione potrà andare avanti per lungo tempo. L’immobilismo è impossibile, oltre che pericoloso”.
In ogni caso l’Unione europea continua a ‘strizzare’ l’occhio proprio in vista del Referendum. Bruxelles, che proprio mentre il premier Renzi tornava a scagliarsi contro l’austerità “suicida” del passato la mandava in soffitta per sempre, vuole che l’Italia faccia uno sforzo in più ma è disposta ad aspettare
quantomeno il referendum. E non quantifica lo sforzo, tanto che il commissario agli affari economici Pierre Moscovici ha parlato solo di “gap” ancora da colmare tra i conti italiani e gli impegni presi con l’Ue.

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