sabato, 3 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Bilancio Ue: Ppe e Pse ai ferri corti
Pubblicato il 22-11-2016


parlamento-europeoE’  il momento della spaccatura tra i principali gruppi politici del Parlamento europeo sulla proposta della Commissione  europea di una svolta nell’orientamento della politica di bilancio a livello dell’intera Eurozona. Il partito popolare si è detto nettamente contrario a una espansione della manovra di bilancio pari allo 0,5% del pil Eurozona nel 2017 per rafforzare la crescita (in pratica una cinquantina di  miliardi di euro) attaccando la Commissione sulla scia degli argomenti del ministro delle finanze tedesche Wolfgang Schaeuble. Il partito socialista è schierato in difesa della ‘svolta’ di Juncker. I verdi, pur con qualche critica, pure.  I liberali in mezzo. E’ solo un assaggio di quello che  accadrà il 5 dicembre, quando si riuniranno i ministri  finanziari dell’Eurogruppo.

L’idea della Commissione è forzare una discussione politica all’Eurogruppo sulla cosiddetta ‘fiscal stance’ della zona  euro: in pratica si tratta di valutare se l’orientamento della politica di bilancio a livello aggregato, inteso come sommatoria degli effetti delle leggi di bilancio, è  appropriato o meno. Secondo Jean Claude Juncker e i 27  commissari europei non lo è perché dopo essere stata  sostanzialmente neutrale nel 2014 e nel 2015, leggermente  espansiva nel 2016 “contro un rallentamento della ripresa”, nel 2017 tornerà a essere neutrale. Cioè senza alcun effetto sulla crescita né in un senso (restrittivo) né in un altro (espansivo). Invece, la ripresa indebolita, il rallentamento del commercio globale, la lentezza del rialzo della crescita dei prezzi che secondo la Bce non è ancora tale da chiudere la fase dell’espansione monetaria, indicano che la neutralità della politica di bilancio della zona euro  non è sufficiente.

Per Bruxelles si tratta di una svolta di 360 gradi  destinata a rinfocolare i contrasti tra i governi. Mercoledì mattina nella sessione plenaria dell’Europarlamento a Strasburgo è andato in scena un primo atto della discussione politica  sulla ‘svolta’. Venerdì sera se ne annuncia un secondo: a Berlino si incontreranno per una cena riservata invitati da  Schaeuble, Pier Carlo Padoan (Italia), Michel Sapin (Francia), Luis de Guindos (Spagna) e Jeroen Dijsselbloem (Eurogruppo). L’argomento ‘sul tavolo’ la Grecia e l’alleggerimento del debito sovrano. Secondo fonti europarlamentari la cena di venerdì sarebbe l’occasione per  un primo confronto tra i ministri dei quattro paesi più  grandi dell’Eurozona sulla proposta comunitaria dello ‘0,5%’.

E Schaeuble intenderebbe sbarrare la strada a ipotesi ‘volontaristiche’ sui bilanci a livello della zona euro. Occorre però tenere presente l’aspetto ‘teatrale’ delle dichiarazioni pubbliche: il ministro delle finanze tedesche deve tenere il punto perché in parte ci crede, in parte è stato sorpreso dalla mossa di Juncker e in parte è anch’egli in campagna elettorale.

Dunque, è presto per dire come andrà a finire.  Ha cominciato con le bordate contro la proposta comunitaria l’eurodeputato svedese del Ppe Gunnar Hoekmark che ha accusato l’esecutivo Ue di “cambiare le regole del gioco” e di essere “in contraddizione con la legislazione sui bilanci pubblici”. Il ragionamento del Ppe è il seguente: la ripresa economica si fonda su due principi, la politica monetaria unica espansiva non sostenibile nel lungo periodo e la credibilità della gestione delle finanze pubbliche. “Questi due pilastri non devono essere messi a rischio, se usiamo il ‘deficit spending’ vuole dire che si vogliono evitare le riforme strutturali”.

E’ la stessa posizione del ministro delle finanze tedesche Schaeuble, che ha risposto alla ‘svolta’ chiesta dalla Commissione europea in questo modo: “non ha autorità” per dare agli Stati membri dell’unione monetaria una discrezione più ampia sulla spesa pubblica nazionale. Sulla scia di un’altra critica alla Commissione Juncker, una critica più di fondo: l’idea di un’espansione di bilancio dello 0,5% del pil sarebbe la conferma che l’esecutivo Ue sta agendo “politicamente” e sta andando “oltre il mandato”. Il capogruppo del Ppe all’Europarlamento Manfred Weber la vede cosi’: “Non siamo uniti tra noi sull’idea di agire in una prospettiva Eurozona, per cui la cosa più importante è agire a livello nazionale riferendoci alle differenze tra paese e paese: ci sono paesi che devono riformarsi e paesi che hanno avuto bilanci pubblici stabili e ora hanno una crescita positiva e questa è la risposta” che ci vuole.

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