sabato, 3 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Braccialetti Rossi 3:
la fiction rivela la sua anima al pubblico
Pubblicato il 10-11-2016


Braccialetti RossiBraccialetti Rossi 3” è sempre più una fiction di “combattenti”, per citare la canzone di “Fiorella Mannoia” che fa da colonna sonora all’ultimo film diretto da Michele Placido: “7 minuti” (non a caso ispirato a una storia vera e ad un fatto di cronaca di giornale). L’omonima “Combattente” richiama, infatti, la lotta che delle dipendenti di un’azienda (rappresentanti del Comitato delle lavoratrici) devono sostenere (innanzitutto con loro stesse), decidendo se accettare o meno (a nome anche di tutte le altre colleghe) le condizioni imposte dai nuovi vertici aziendali francesi (con cui si rivede il loro contratto e con cui si chiedono sette minuti in meno di pausa pranzo e in più di lavoro al giorno). Per loro solo un “sì” o un “no” a loro disposizione. Come, del resto, per i “Braccialetti Rossi” non resta che scegliere se dire “sì” alla vita o “no” alla stessa, alla speranza, alla fiducia nel futuro, al darsi una chance di essere felici. D’altronde far parte del gruppo significa questo: o si è o non si è un Braccialetto Rosso, o si è dentro o fuori; non ci sono vie di mezzo. Anche per loro il termine che li definisce è “lotta” e le parole del testo del brano della Mannoia ben descrivono e sono la summa di tutto quello che loro si trovano a vivere in ospedale: “chi non lotta per qualcosa ha già comunque perso e anche se la paura fa tremare, e anche se il mondo può far male, non ho mai smesso di lottare e in questa lacrima infinita c’è tutto il senso della vita”.

Lo abbiamo detto più volte: con “Braccialetti Rossi” si ride e si piange, ma non ci si arrende mai. Ci si trova di fronte a delle decisioni importanti e difficili da prendere, ma si sa perfettamente dare le giuste priorità perché, quando si lotta con la malattia, si è assolutamente consapevoli di quanto significative siano e quanto peso abbiano le piccole grandi cose del mondo (e non solo quello “giallo” di Espinosa), che ci circondano. Il cielo, il mare intorno a noi, ad esempio: “difficile rinunciare a tutto questo” –si dice nella fiction-, agli affetti, all’abbraccio sincero di un amico. Questo il senso delle parole della canzone che fa da colonna sonora alla fiction: “sembra poco, ma non lo è”, come cita il suo ritornello; “sembra facile, ma non lo è” –aggiungiamo noi. Ed è ciò che meglio risponde al motto del gruppo: “così sia detto, così sia fatto, così sia scritto”. Che può essere sintetizzato con quel “Watanka” che sa di “Eureka”, come gridò Archimede e che metaforicamente esprime la verità che ci si rivela. Così troviamo il nostro leader Leo (Carmine Buschini) alla ricerca di chi è, tentando di ricordare la sua storia, la sua infanzia, sua madre; dunque è alla ricerca di risposte, che mano a mano sembrano arrivargli “perché hai avuto il coraggio di farti delle domande”, gli dice Sofia -la donna amata da Nicola in gioventù. Dunque tra le novità c’è proprio la conoscenza del passato di Leo.

Ma anche la fiction sembra dare delle risposte al pubblico a quesiti lasciati in sospeso: che cosa significa Watanka? Quale è il principio da sottoscrivere con quel “così sia detto, così sia fatto, così sia scritto”? Che sembravano degli slogan accennati, buttai lì e mai precisati. Ora sembriamo scoprirlo insieme ai protagonisti. Proprio come Leo, che si sente “un pirata, un corsaro al timone di una nave in alto mare che è l’ospedale, che ci porta verso nuovi orizzonti e posti sconosciuti”. Allo stesso modo il pubblico procede verso l’ignoto apparentemente, per capire il vero senso della fiction, che si manifesta sempre più chiaro e definito. Ma un combattente come Leo o una combattente e una lottatrice come Nina (Denise Tantucci) sanno sempre quello che “conta” (per parafrasare la canzone cantata per “Braccialetti Rossi” da Francesco Facchinetti), quello per cui vale la pena lottare, quello di cui hanno bisogno per stare bene e, soprattutto, che non è mai inutile cercare di essere felici. E “lotta” è la parola che viene associata proprio a Nina (la prima che pronunciò nell’infanzia –ci viene raccontato).

O a chi ha la “c” di “Combattente” come Cris, che deve non tanto decidere se tenere o meno il figlio che aspetta da Leo, ma quanto lottare per far accettare questa gravidanza alla sua famiglia. Incinta, non avrà dubbi sulla sua volontà di dare un futuro a lei e al leader, che lo battezza con un entusiastico: “così sia detto, così sia fatto, così sia scritto!”. Ciò, però, fa comprendere un’altra ragione del successo di “Braccialetti Rossi 3”: il fatto di muoversi in tutte e tre le dimensioni temporali di passato, presente e futuro, per un viaggio all’interno dell’universo delle emozioni. Un’umanità che sa sempre di nuovo. Per questo in Spagna ci si è fermati alla seconda stagione, mentre in Italia già è pronta la quarta serie. E non è soltanto un fatto di intreccio di una trama ben costruita, lo ribadiamo. Certo, nuovi personaggi danno nuova linfa. Tra questi: Bobo (Nicolò Bertonelli), giovane malato di cuore in attesa di capire se sarà operato o meno, se deve/può o meno fare il trapianto di cuore; soprattutto, intanto, cerca di proteggere e tranquillizzare la madre (Francesca Chillemi): un po’ restio e diffidente, non si fida dei medici e dunque non vede l’ospedale come una casa e i Braccialetti Rossi (a cui non vuole aderire) come una famiglia, ma è molto introverso e scontroso; è innamorato di Nina, che invece è attratta dal dottore (e cardiochirurgo) Pietro Baratti (Giorgio Marchesi); pertanto è un modo per dare una visione diversa e un modo differente di affrontare la malattia: c’è chi vuole intorno a sé tutte le persone care e chi, al contrario, preferisce viverla in solitudine; c’è chi lotta e chi si arrende, rinuncia e si lascia andare e abbandonare. Oppure Margi (Maria Melandri), sorella di Flam (Cloe Romagnoli), compatibile per una cura di cellule staminali sperimentare per la piccola Flam (felice per il solo fatto di aver trovato una sorella che non sapeva di avere, nonostante non abbia ancora recuperato la vista); oppure la nuova fidanzata di Vale (Brando Pacitto), Bella (Silvia Mazzieri); dunque un modo e un’opportunità per accennare a tematiche nuove, diverse e delicate.

Ma è soprattutto il fatto di capire, per citare la canzone di Laura Pausini scritta per e girata nel video con i “Braccialetti Rossi”, che si è “Simili” la vera forza del gruppo e il messaggio propositivo lanciato dalla fiction. Ed è questo che comunicano ogni volta che gridano quell’esclamazione in segno di amicizia che è “Watanka!”. Nessuno è superiore agli altri, ma ha bisogno di loro per stare bene; anche il leader Leo non si sente diverso o migliore dai suoi amici. Se è vero, come canta Niccolò Agliardi, che “Il bene si avvera”, ciò accade se si è tutti uniti insieme.  

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