giovedì, 8 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Cencelli è vivio
e lotta insieme a noi
Pubblicato il 02-11-2016


Da decenni, il Libano è dato per morto da politici e opinionisti frettolosi. Per quelli più volgarmente semplificatori, perché un paese pacifico e privo di difese è sempre alla mercè dei suoi potenti vicini e ancor più perchè non è data, nel Medio Oriente di oggi, la presenza di una comunità nazionale divisa in una molteplicità di confessioni religiose necessariamente nemiche. Per quelli più raffinati perchè le regole che ne hanno, da settant’anni, garantito la convivenza – leggi, il manuale Cencelli che regola minuziosamente che il presidente della repubblica debba essere un cristiano maronita, il presidente del consiglio un musulmano sunnita, il presidente della camera uno sciita, il ministro degli esteri un greco ortodosso, quello della difesa un druso e mi fermo qui – erano superate dai tempi e, orrore degli orrori, perpetuavano un sistema di perpetue e innominabili mediazioni “incapace di decidere”e quindi fatalmente immobile.

Ora, sia gli uni che gli altri sono stati clamorosamente smentiti dai fatti.  Perchè, dopo mesi di pacifico stallo, il parlamento ha votato, praticamente all’unanimità, un presidente della repubblica, Michel Aoun che, ai tempi della guerra civile era stato l’ultimo protagonista della resistenza cristiana antisiriana, fino ad essere condannato all’esilio e che era poi tornato come capo dei gruppi cristiani favorevoli all’accordo con Damasco ed Hezbollah; e voterà, come presidente del consiglio, il figlio di quell’Hariri che aveva pagato con la vita l’essersi posto a capo del blocco sunnita-cristiano ostile all’ingerenza siriana.
Un accordo raggiunto, si dirà, dopo un anno e più di stallo; ma, a volte, lo stallo, il “fermarsi e riflettere” può aiutare a capire. Così Arabia Saudita e Iran (quelli che hanno dato il definitivo, “via libera”all’intesa) si sono resi definitivamente conto che il Libano non può oggi (come non poteva negli anni della guerra civile) essere usato come uno strumento di disegni egemonici altrui (allora la “rivoluzione palestinese” bisognosa di una base di appoggio, oggi la guerra per interposti stati tra sunniti e sciiti). Così i capi delle
“fazioni” (termine ingiusto e riduttivo) hanno rinunciato definitivamente ad imporsi con la forza (che può essere delle armi, delle piazze ma anche dei numeri) a chi non la pensava come loro.

E, tutti assieme, hanno contribuito a riscoprire il valore permanente della mediazione: certo fastidiosa per chi fa dell'”efficienza del sistema”e del “primato della decisione”la bussola della politica; sicuramente indispensabile per chi ritiene che la convivenza civile intorno a principi riconosciuti da tutti sia la base stessa dell’esistenza di una comunità nazionale.
In questo, Cencelli e il suo manuale hanno aiutato; se non altro, perchè hanno prevenuto il peggio. Ricordando a chi fosse periodicamente tentato di confiscare il Pese in nome di un suo progetto che c’erano delle regole, fissate nello stesso patto nazionale di settant’anni fa, che non potevano essere sovvertite se non al prezzo della distruzione di questo stesso paese.
E dunque Cencelli è vivo e lotta insieme a noi e anche ad altri. Viva la persona: non si trattava di un nome d’arte a copertura di una setta e dei suoi sinistri disegni. Ma di un giovanotto, ai suoi tempi; oggi un arzillo, e speriamo felice, esponente della terza età. E guarda caso, viva anche la sua opera. E non solo nel lontano Libano, come rimedio “nazionale”in una situazione di pericolo estremo. Ma anche nella normale Europa: dove la mediazione interna ai partiti- che avvenga tra le loro componenti interne o nel confronto tra dirigenza nazionale e strutture locali – è una procedura normale nella selezione dei candidati (che è tutt’altra cosa – fa senso doverlo ricordare – dalla nomina dei deputati; perchè quella spetta agli elettori…), in alternativa alla loro scelta dall’alto o, peggio, della loro nomina attraverso le procedure, ai limiti dell’eversione del sistema, delle primarie “aperte” al primo che passa, sia esso cinese, di un partito avverso o di un gruppo protagonista di una opa ostile.

Da vivo, se ne avesse voglia, potrebbe dare una mano. Inutile dire che ogni riferimento al nostro stato di cose attuale è puramente casuale. Perchè non ci crederebbe nessuno.

Alberto Benzoni

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