giovedì, 8 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Contributi, immigrati producono fatturato quanto il Gruppo Fiat
Pubblicato il 14-11-2016


Previdenza
MIGRANTI E VERSAMENTI CONTRIBUTIVI

Il contributo economico dell’immigrazione si traduce in quasi 11 miliardi di contributi previdenziali pagati ogni anno, in 7 miliardi di Irpef versata, in oltre 550 mila imprese straniere che producono ogni anno 96 miliardi di valore aggiunto. Questi i principali risultati presentati dalla Fondazione Leone Moressa, con la sesta edizione del Rapporto annuale sull’economia dell’immigrazione, pubblicato con il contributo della Cgia di Mestre e con il patrocinio di Oim e Maeci e che è stato recentemente presentato al Viminale. L’edizione 2016, ‘L’impatto fiscale dell’immigrazione’, si focalizza sul contributo della componente straniera alle casse pubbliche. Gli stranieri che lavorano in Italia producono 127 miliardi di ricchezza, paragonabile al fatturato del gruppo Fiat, o al valore aggiunto prodotto dall’industria automobilistica tedesca. Di contro, la spesa destinata agli immigrati è pari al 2% della spesa pubblica italiana (15 miliardi: molto meno, ad esempio, dei 270 miliardi per le pensioni). Per mantenere i benefici attuali anche nel lungo periodo, sarà necessario aumentare la produttività degli stranieri, non relegandoli a basse professioni. In Italia l’immigrazione è sempre più importante. Dal punto di vista demografico, nel 2015, gli italiani in età lavorativa rappresentano il 63,2%, mentre tra gli stranieri la quota raggiunge il 78,1%. Il tasso di occupazione degli stranieri è nettamente maggiore a quello degli italiani, ma nella maggior parte dei casi (66%) si tratta di lavori a bassa qualifica, che trovano solo in parte giustificazione dal basso titolo di studio della popolazione straniera. Questa situazione si traduce in differenziali di stipendio e reddito molto alti tra la popolazione straniera e quella italiana, e quindi anche in tasse più basse versate. Solo di Irpef la differenza pro-capite tra italiani e stranieri è di 2 mila euro. Tuttavia, la migrazione continua a portare benefici al Sistema Italia. Uno dei primi benefici dell’immigrazione sono i contributi pensionistici versati dagli stranieri occupati. Nel 2014 i contributi previdenziali hanno raggiunto quota 10,9 miliardi. Ripartendo il volume complessivo per i redditi da pensioni medi, si può calcolare che i contributi dei lavoratori stranieri equivalgono a 640 mila pensioni italiane. A questo vanno aggiunto il gettito Irpef complessivo pagato dai contribuenti stranieri (l’8,7% del totale contribuenti) pari a 6,8 miliardi. Significativo anche lo sviluppo dell’imprenditoria straniera: nel 2015 si contano 656 mila imprenditori immigrati e 550 mila imprese a conduzione straniera (il 9,1% del totale). Negli ultimi anni (2011-2015), mentre le imprese condotte da italiani sono diminuite (-2,6%), quelle condotte da immigrati hanno registrato un incremento significativo +21,3%. Queste aziende contribuiscono, con 96 miliardi di euro, alla creazione del 6,7% del valore aggiunto nazionale. Osservando la spesa pubblica rivolta all’immigrazione, i settori più rilevanti sono welfare e sicurezza. L’analisi a costi standard evidenzia come il costo degli stranieri sia inferiore al 2% della spesa pubblica.

Pensioni
IN ARRIVO NEL 2017 LA NUOVA 14ESIMA

Per le pensioni fino a 1.000 euro arriva la quattordicesima, che sarà tra 330 euro e 500 euro. Lo ha recentemente affermato il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Tommaso Nannicini, parlando al Tg2. Per i pensionati che ricevono un assegno fino a 750 euro, invece, la quattordicesima aumenterà di 100-150 euro.
L’Ape costerà tra il 4,5% e il 5% dell’assegno, ha detto Nannicini, per ogni anno di anticipo. Nessun prelievo, invece, per chi potrà beneficiare dell’Anticipo pensionistico sociale perché, ha ribadito il sottosegretario, ”il reddito ponte sarà interamente a carico dello Stato”. Con l’introduzione dell’anticipo pensionistico, ha spiegato Nannicini, viene data ”un’opportunità in più; ognuno valuterà in base alle proprie esigenze. E’ chiaro – ha tenuto a sottolineare – che la percentuale è un numero che raggiungiamo grazie agli aiuti fiscali dello Stato”. Quanto alle pensioni di reversibilità, il sottosegretario ha assicurato che ”non rischiano niente”. La decisione di intervenire sulle pensioni, ha precisato Nannicini, è legata a ”esigenze di equità sociale. Dopo anni di tagli alle pensioni era arrivato il momento di dare un segnale e un sostegno ai redditi bassi da pensione. Dopo anni di interventi per alzare l’età pensionabile, e garantire la sostenibilità finanziaria del sistema, era arrivato il momento di dare un segnale a chi è in condizioni di difficoltà”, conclude.
Voucher – Nel periodo gennaio-agosto 2016 sono stati venduti 96,6 milioni di voucher destinati al pagamento delle prestazioni di lavoro accessorio, del valore nominale di 10 euro, con un incremento, rispetto ai primi otto mesi del 2015, pari al 35,9%. Lo ha reso noto l’Inps in un comunicato. Nei primi otto mesi del 2015, la crescita dell’utilizzo dei voucher, rispetto al 2014, era stata pari al 71,3%.

Inps
ISCRITTI GESTIONE SEPARATA IN CALO

Calano del 6,2% gli iscritti 2015 alla Gestione separata Inps confermando così un trend in corso negli ultimi anni: a versare almeno un contributo nel corso dell’anno, infatti, circa 1.428.283 rispetto ai 1.523.490 dell’anno precedente. La fotografia è dell’Inps nel rapporto che aggiorna i dati dell’Osservatorio dei lavoratori parasubordinati. Il calo si registra in particolare fra i collaboratori, in diminuzione del 7,9%, soprattutto nella fascia under 29 che registra una perdita secca del 16,9% degli iscritti. Giovani in aumento dello 0,5% invece tra i professionisti che complessivamente totalizzano un + 0,1%. Un risultato, questo, ottenuto in particolare per merito delle donne, aumentate del 2,1% mentre gli uomini sono diminuiti dell’1,2%. Anche la media annua del numero dei contribuenti fa registrare un calo del 7,2% (834.218 nel 2105, contro 898.696 nel 2014). E’ la Lombardia la regione che conta il maggior numero di collaboratori, 244.596, e che detiene anche il primato per il reddito medio dei collaboratori, 26.304 euro all’anno. Segue il Lazio con 142.831 che si piazza però al dodicesimo posto con 15.090 euro di reddito medio annuo pro capite. Il calo dei collaboratori si manifesta, secondo i dati Inps, in tutte le aree geografiche, maggiore al Centro (-9,6%), minore al Sud (-6,6%), mentre l’aumento dei professionisti si registra solo al Nord (+1,1%). Centro e mezzogiorno segnano infatti una diminuzione rispettivamente di -0,7% e -1,7%. Da un’analisi più dettagliata sui collaboratori il rapporto Inps registra anche come il maggior numero di loro, 503.250, sia impegnato come amministratore, sindaco di società o occupazioni similari. Secondi sono i collaboratori a progetto, che ammontano a 379.229. La categoria più numerosa è anche quella che ha il reddito medio annuo più alto, pari a 32.114 euro, mentre quello dei collaboratori a progetto è di 10.252 euro. È da segnalare che fra i redditi medi annui più alti figurano quelli dei medici in formazione specialistica (con 16.773 euro sono al terzo posto), peraltro unico caso in cui il reddito medio annuo delle donne è più alto di quello degli uomini (16.912 euro contro 16.545).

Confapi
ATTIVO IL NUOVO SITO ONLINE
Confapi, la Confederazione che rappresenta e tutela 83mila piccole e medie imprese italiane con più di 800mila addetti, ha recentemente presentato il suo nuovo sito istituzionale. Si tratta di un altro tassello importante del vigoroso processo di riorganizzazione e rinnovamento portato avanti negli ultimi tempi per supportare al meglio le pmi, che sempre di più costituiscono la linfa vitale dell’economia del nostro Paese. Il nuovo sito (www.confapi.org) è stato completamente rinnovato nell’aspetto grafico, nei contenuti e nelle sue potenzialità informative ed è caratterizzato da un layout immediato e allo stesso tempo moderno e d’impatto. L’home page è stata studiata per fornire una più efficace e immediata comunicazione dei contenuti sui servizi offerti, sia attraverso il classico menu ‘a tendina’, che si apre passando il mouse sulle voci della barra di navigazione in alto, sia attraverso link veloci presenti in front page che riportano alle pagine interne. Le news occupano sempre la parte centrale della pagina, mentre le notizie sulla Confederazione sono collocate nella barra di navigazione in alto. Particolare importanza è stata data ai territori, che potranno ricalcare il layout nazionale nei loro siti locali. Nell’area riservata, inoltre, gli associati hanno la possibilità di reperire le indagini e ricerche realizzate dalla Confederazione, nonché la versione integrale dei documenti , delle proposte che Confapi elabora sia per i vari tavoli tematici istituzionali ai quali partecipa sia per Ministeri ed Enti con i quali costantemente lavora. Il sito, in html e css, rispetta gli standard W3C per l’accessibilità ed è fruibile da qualsiasi piattaforma di navigazione e risponde ai criteri di autoresponsivedevice per una migliore fruizione a seconda dello strumento che si utilizza per accedere al sito. “Stiamo rinnovando ed adeguando tutti i nostri canali di comunicazione – ha spiegato il presidente Maurizio Casasco – non per una semplice questione di forma, ma soprattutto per affermare Confapi, come unico soggetto credibile che sa individuare e promuovere i bisogni delle Pmi italiane e che ne tutela, con azioni e iniziative efficaci, gli interessi. Stiamo cercando quindi di rendere omogenee e coerenti, individuando logiche e linguaggi uniformi, tutte le nostre attività e iniziative”. Oltre al sito, Confapi ha lanciato nei giorni scorsi una nuova newsletter quindicinale ‘ConfapiNews’ che fornisce informazioni su tutte le attività e tratta a 360 gradi i temi legati alle pmi.

Assolavoro
LE IMPRESE CHE CRESCONO SCELGONO LA SOMMINISTRAZIONE

“Le imprese italiane che esportano e crescono, per fatturato e numero di occupati, scelgono la somministrazione di lavoro”. E’ quanto emerge dalle elaborazioni effettuate dal Datalab di Assolavoro, l’Associazione nazionale delle Agenzie per il Lavoro, sulla base dei dati di un’indagine della Banca d’Italia. La ricerca, condotta nei primi mesi del 2016 e riferita all’anno 2015, ha coinvolto circa 2.000 imprese appartenenti al macro comparto dell’industria (escluso il settore delle costruzioni) e a quasi 850 imprese dei servizi non finanziari. Secondo lo studio, le imprese che esportano di più, quelle con una quota di fatturato scaturente da export superiore a un terzo e ai due terzi, fanno registrare un maggior ricorso alla somministrazione, che pesa rispettivamente per il 4,6% e il 4,0% sul totale delle ore lavorate. Inoltre, la crescita della somministrazione è associata all’aumento del fatturato complessivo delle imprese prese a campione, che secondo la rilevazione della Banca d’Italia è stato pari nel 2015 a un +4%. Inoltre, lo studio dimostra che è l’industria manifatturiera, a preferire la somministrazione. Nel manifatturiero, infatti, l’incidenza della somministrazione sul lavoro totale è più che doppia (con un valore pari al 4,2%) rispetto alle altre imprese industriali. La massima concentrazione di lavoratori in somministrazione si registra nei settori della Chimica e Farmaceutica e della Gomma-Plastica, dove la quota di lavoro in somministrazione è pari al 5,8% rispetto al totale delle ore lavorate. Interessante anche quanto emerge, per esempio, dalla divisione metalmeccanica che registra, nel campione analizzato, contemporaneamente un uso intenso del lavoro tramite agenzia e una crescita complessiva dell’occupazione in generale.

Economia
CONSUMI DI PANE AL MINIMO STORICO

I consumi di pane degli italiani si sono praticamente dimezzati negli ultimi 10 anni ed hanno raggiunto il minimo storico con appena 85 grammi a testa al giorno per persona. È quanto emerge da una analisi della Coldiretti diffusa in occasione della recente Giornata mondiale del pane che si celebra il 16 ottobre, in concomitanza con la Giornata Mondiale dell’Alimentazione. Il calo – sottolinea la Coldiretti – ha avuto una accelerazione negli ultimi anni con il consumo di pane che nel 2010 era di 120 grammi a testa al giorno, nel 2000 di 180 grammi, nel 1990 a 197 grammi e nel 1980 intorno ai 230 grammi che sono valori comunque molto lontani da quelli dell’Unità d’Italia nel 1861 in cui – ricorda la Coldiretti – si mangiavano ben 1,1 chili di pane a persona al giorno. Il pane ha perso addirittura il privilegio della quotidianità con quasi la metà degli italiani (46%) che mangia il pane avanzato dal giorno prima, con una crescente, positiva tendenza a contenere gli sprechi, ma si registra anche un ritorno al passato con oltre 16 milioni di italiani che, almeno qualche volta, preparano il pane in casa, secondo il rapporto Coldiretti/Censis.

Carlo Pareto

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