giovedì, 8 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Cosa c’è dietro la legge Boschi? La finanza, la Cia, la Mafia..
Pubblicato il 23-11-2016


Ormai ne ho sentito di ogni. Anzi sempre di più. Si alza l’asticella e dietro la legge costituzionale sarebbero da collocare le trame della grande finanza, della G.P Morgan, della Goldman Sachs, credo anche dei servizi segreti deviati, forse della immancabile Cia, come si diceva una volta quando tutto era “oggettivamente al servizio dell’imperialismo americano”. La straordinaria e drammatica scoperta è dovuta all’attenta e meticolosa lettura dell’articolo 117 della Costituzione che viene così drasticamente cambiato. Diceva nel testo approvato dalla riforma ulivista del 2001: “La potestà legislativa è esercitata dallo Stato e dalle Regioni nel rispetto della Costituzione, nonché dei vincoli derivanti dall’ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali”. Oggi così dichiara il nuovo testo: “La potestà legislativa è esercitata dallo Stato e dalle Regioni nel rispetto della Costituzione, nonchè dei vincoli derivanti dall’ordinamento dell’Unione europea e dagli obblighi internazionali”. Lo sconvolgente stravolgimento é costituito dalla sostituzione di “vincoli derivanti dall’ordinamento comunitario”, con “vincoli derivanti dall’ordinamento dell’Unione europea”. E sapete perché? Semplicemente perché il trattato di Lisbona ha cambiato la terminologia di “vincolo comunitario” con “vincolo dell’ordinamento della Unione europea”. Che scandalo. Che svolta. Che capovolgimento. E pensare che ci sono cascati anche alcuni costituzionalisti, evidentemente ignari sia del precedente articolo, sia del trattato di Lisbona. Come si diceva una volta: philosophus purus, purus asinus… E vedere la mano del nemico vuol dire non saper usare molto le mani, ma soprattutto la testa…

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Commenti all'articolo
  1. La P2, egregio Direttore, la P2! Anche questo si legge, altrove, nei commenti di grillini invasatii: Renzi, burattino di Berlusconi, che mette in pratica i piani di Gelli…
    Cordiali saluti, Mario.

  2. Io avrei una domanda a proposito di questo ‘sconvolgente cambiamento’ e su altro. Ma chi critica, legge? Sa di cosa sta parlando? A parte questo, ci sarà una causa (da saper contrastare con efficacia), al fatto che Grillo e il suo eloquio da disperato, abbiano un così ampio riscontro?
    Il problema non è che sia un comico, commento inutile a altrettanto ininfluente, perfino offensivo – essere un comico non vuole dire essere stupido o volgare, ma che sia un comico cattivo e forse anche incongruente, visto le azioni sulle firme dei suoi’ seguaci’ e altre storie simili. E’ difficile non cedere alla tentazione di dare risposte sbrigative e nel solito gergo di ‘batti e ribatti, però l’esigenza di costruire con maggiore impegno una cultura sistemica mi pare davvero improrogabile.Io ascolto tante persone, e c’è una parte di ragione in chi sostiene che fosse molto meglio votare articolo per articolo, o gruppi di articoli, così è il solito ‘ o tutto o nulla’, che ha una certa aria coercitiva.
    Mi si può rispondere che allora era anche più complicato, ma così siamo al solito punto: si ottengono voti per ‘stanchezza’ o delega.. Io penso che una vera riforma sia un’altra cosa, ma voterò sì,perchè nella sostanza non sono in grande disaccordo.

  3. Ognuno di noi è libero di intravvedere ciò che crede dietro l’uno o altro avvenimento storico, posto che la nostra mente non può essere ingabbiata, e del resto di “dietrismo” siamo stati imbevuti e tempestati per decenni, e non a caso il Direttore ricorda l’epoca “quando tutto era oggettivamente al servizio dell’imperialismo americano”, per non parlare dei “servizi segreti deviati”, e quant’altro del genere.

    Con tali suggestioni venivano allora mobilitate le piazze, e sensibilizzate le coscienze come si usa dire, dopo di che siamo entrati nell’era del “politicamente corretto”, dove la dietrologia, all’improvviso o quasi, non era più di casa, o di moda, tanto da considerare assolutamente irrealistico che le sorti dei nostri Governi, e Istituzioni, potessero subire una qualche ingerenza esterna, e qualsivoglia ipotesi del genere andava pertanto rigettata.

    Non avremo mai conferma o meno del fatto che le teorie “complottiste” di un tempo, tra cui quelle evocate giustappunto dal Direttore, avessero un qualche fondamento, e ciascuno resterà pertanto della propria opinione in proposito, ma fa comunque specie l’aver assistito a tale “dietrofront” o inversione di marcia, ovvero il passare da quelle “allarmate e inquiete” tesi ad una linea di pensiero sostanzialmente opposta, e assai rassicurante, la quale nega o esclude ogni eventuale interferenza nelle vicende politiche del nostro Paese.

    Ormai su questo Referendum ognuno la pensa come crede, vedi il ritenere che una eventuale vittoria dei NO rappresenti un “salto nel vuoto”, e ognuno agita i propri “spettri”, o lo ha in qualche modo fatto, come l’affermare o il lasciar intendere che un successo del NO aprirebbe la strada ad un periodo di instabilità e di turbolenza dei mercati.

    Non può quindi stupire il sentirne “di ogni. Anzi sempre di più”, per dirla col Direttore, e pure il richiamo che si fa qui al “testo approvato dalla riforma ulivista del 2001” – preso a riferimento per confrontarlo con quello nuovo – non sembra granché appropriato, perché su quella revisione del Titolo V della Costituzione, avvenuta 15 anni orsono, i giudizi sembrano divenuti piuttosto critici da parte di un arco abbastanza largo di forze politiche, e non da oggi.

    Cosicché si può supporre che se l’attuale Riforma costituzionale si fosse limitata ad affrontare questo punto “critico” – giusto per fare maggiore chiarezza, in tema di materie “concorrenti”, tra competenze statali e periferiche – allargato semmai alla questione CNEL, avrebbe potuto verosimilmente ottenere, in Parlamento, il voto favorevole della cosiddetta maggioranza qualificata, ed evitare perciò questo passaggio referendario, che si sta rivelando oltremodo divisivo per il Paese

    Dopo di che, visto che anche l’Autrice del secondo commento reputa “che una vera riforma sia un’altra cosa”, si sarebbe potuto lavorare proprio in tal senso, cioè verso una “vera Riforma”, tesa a coinvolgere quante più forze possibili e capace dunque di ritrovare lo spirito costituente di settant’anni fa.

    Paolo B. 27.11.2016

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