venerdì, 9 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Cretinismo politico?
Pubblicato il 03-11-2016


Lenin aveva parlato del cretinismo parlamentare, come errata convinzione che si potesse usare questo strumento, eletto dal popolo in regime borghese, in luogo della lotta di classe per fare la rivoluzione. Poi abbiamo visto dove sono finiti i regimi comunisti senza un parlamento eletto democraticamente. Eppure non si può negare che anche i parlamenti, e non solo quello italiano, siano talora mal gestiti e che al rispetto del popolo e all’interesse collettivo siano talora state anteposte esigenze di sopravvivenza, di continuità, di conservazione e che la filosofia parlamentare che viene cosi comunemente intesa, soprattutto in Italia, sia quella della priorità dell’autotutela.

Quando Renzi decise di sostituire Letta fece proprio presa su questo. E cioè sulla garanzia data ai parlamentari che la Legislatura non sarebbe stata interrotta, ma anzi avrebbe avuto una durata quinquennale ed ebbe facilmente la meglio. La testa di Letta poteva rotolare in cambio di cinque anni di vita parlamentare. Eppure in questi 22 anni abbiamo assistito a veri e propri autogol, a leggi elettorali che dovevano far vincere chi le proponeva e che invece hanno sortito opposto effetto. Anziché pro domo sua la maggioranza ha finito per varare leggi contra domum suam. Cominciamo con l’enfasi che prese la sinistra a cavallo di Tangentopoli per il maggioritario. Sempre la sinistra italiana era stata proporzionalista. Con Turati e i suoi aveva a lungo combattuto per la legge che prese forma nel 1919, con Togliatti e Nenni si schierò a muso duro contro la legge (che non era per niente truffa) del 1953.

Arrivò il referendum Segni del 1993 e la sinistra gridò vittoria, votando poi in Parlamento la legge Mattarellum che ne fotografava l’esito. Vinse Berlusconi con l’accordo di Lega ed ex Msi, più Ccd di Casini. Il maggioritario voluto dalla sinistra favorì la destra. Nel 2006 il centro-destra era in crisi e pensò bene di cambiare il Mattarellum. Approvò pochi mesi prima del voto una nuova legge elettorale che il suo promotore volle battezzare Porcellum, senza collegi uninominali, con liste bloccate, sbarramenti molto bassi. E vinse Prodi. Non solo, ma da un’apposita ricerca si dimostrò che se si fosse votato con la legge precedente avrebbe vinto Berlusconi. Anche masochisti?

Passiamo all’oggi. Il Pd ha voluto approvare una nuova legge chiamata Italicum, proprio perché le sue norme, vedi ballottaggio di lista, esistono solo in Italia. Da tutti i sondaggi risulta che proprio grazie al ballottaggio vincerebbe Grillo. I grillini però non fanno eccezione, giacché contestano la legge che li farebbe vincere e ne propongono una, di tipo proporzionale, che li farebbe perdere. Io non so cone chiamare questa tendenza generale a farsi del male. O è, ma non credo, volontà preordinata di sconfitta o è vero e proprio cretinismo politico. Opterei per questa seconda ipotesi e non sono mai stato leninista…

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Commenti all'articolo
  1. Al di là dell’eventuale “masochismo” dei partiti “maggiori”, che possono aver approvato leggi elettorali poi rivelatesi per loro svantaggiose, al momento del voto, io ritengo che una forza politica “minore” debba rispolverare senza indugio il proporzionale, dal momento che sia il Cavaliere che i Cinque-Stelle sembrano voler andare in questa direzione (e per i secondi ne dà qui conferma anche il Direttore).

    Non sono un esperto della materia, ma se il ballottaggio venisse tolto, come pare, il proporzionale dovrebbe configurarsi come la formula consequenziale, ma mi sembrerebbe coniugare governabilità e rappresentanza anche un sistema misto, vale a dire quello del candidato Presidente che può essere sostenuto anche da una coalizione, cioè da liste collegate, le quali si presentano col proprio e rispettivo simbolo.

    Resta in ogni caso il problema della soglia di sbarramento, ma con le coalizioni mi sembrerebbe essere di soluzione più semplice, perché la si può tenere abbastanza bassa, per chi si presenta giustappunto all’interno della coalizione, dal momento che questa diminuisce il rischio di frammentazione politica, e in ogni caso, se si stabilisce che nell’eventualità di mancato raggiungimento della soglia i voti restano comunque nella coalizione, non vanno cioè dispersi, è più facile che vengano votati anche i partiti “minori” (il che agevola di riflesso il raggiungimento della soglia)

    Paolo B. 04.11.2016

  2. Lenin voleva la rivoluzione. E il parlamento (borghese) non lo affascinava.
    Il cretinismo politico di cui parla il Direttore mi pare direttamente proporzionale al vuoto politico – di idee e di proposte – in cui vive l’Italia oggi.

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