sabato, 3 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

DA PALERMO A BOLOGNA
Pubblicato il 23-11-2016


Beppe Grillo a piazza Maggiore a Bologna, in una immagine del 20 marzo 2010.E' Beppe Grillo il vincitore delle elezioni 2013. Il suo M5S vola, va oltre la soglia del 20% ritenuta impensabile fino a qualche mese fa e fa tremare i partiti. Pd e Pdl, se vogliono governare, devono necessariamente trovare un accordo con i parlamentari 'a cinque stelle'. E sembra di ascoltare la voce dell'ex comico, ora blogger e leader del MoVimento che dal palco di piazza San Giovanni a Roma urlava: "Arrendetevi, siete circondati". ANSA/GIORGIO BENVENUTI

Beppe Grillo a piazza Maggiore a Bologna, in una immagine del 20 marzo 2010. E’ Beppe Grillo il vincitore delle elezioni 2013. Il suo M5S vola, va oltre la soglia del 20% ritenuta impensabile fino a qualche mese fa e fa tremare i partiti. Pd e Pdl, se vogliono governare, devono necessariamente trovare un accordo con i parlamentari ‘a cinque stelle’. E sembra di ascoltare la voce dell’ex comico, ora blogger e leader del MoVimento che dal palco di piazza San Giovanni a Roma urlava: “Arrendetevi, siete circondati”.
ANSA/GIORGIO BENVENUTI

Si allarga lo scandalo delle firme false a opera del Movimento cinque stelle. Dopo lo scandalo scoppiato a Palermo, anche a Bologna alcune persone sono state iscritte nel registro degli indagati per presunte irregolarità nella raccolta firme a sostegno del Movimento 5 Stelle. Si ipotizza a carico di quattro individui la violazione della legge elettorale in occasione delle Regionali 2014. L’inchiesta è nata da un esposto presentato da due militanti.
Tra i quattro indagati dalla Procura di Bologna nell’inchiesta c’è anche Marco Piazza, vicepresidente del Consiglio comunale. A quanto si apprende da fonti vicine ai vertici del M5S Piazza ha già dato la sua disponibilità ad autosospendersi. Ai quattro è contestata la violazione dell’articolo 90 comma 2 del Dpr 570 del 1960. Piazza sarebbe chiamato in causa in qualità di “certificatore”, insieme ad un suo collaboratore e ad altre due persone. Tra le contestazioni, nel fascicolo del Pm Michela Guidi che ha coordinato le indagini dei Carabinieri di Vergato, c’è quella di aver autenticato firme non apposte in loro presenza oppure in luogo diverso rispetto al requisito di territorialità, oppure in mancanza della qualità del pubblico ufficiale. Massimo Bugani, il leader bolognese del M5S, fedelissimo di Grillo, si dice tranquillo: “Mi sento di escludere che non fosse presente l’autenticatore – dice ai cronisti in Comune a Bologna – Se nell’esposto c’è scritto che non era presente, allora qualcuno mente: penso sia facilmente dimostrabile”. “Se c’è altro – aggiunge – sarà dimostrabile che sono scherzetti fatti da chi è pieno di livore per l’esclusione dalla candidatura”.
“Si sta avvelenando un clima e non voglio contribuire in questo senso”, premette il sindaco PD di Bologna, Virginio Merola, che dice: “Il problema ce l’hanno i Cinque stelle che hanno sempre processato le persone senza aspettare le sentenze. Adesso sono problemi loro, seguendo la loro teoria Piazza dovrebbe essere sospeso. Ma in uno stato di diritto si aspettano le sentenze. Si sono inguaiati con le loro mani”. Piazza è vicepresidente del Consiglio comunale: “Per quanto mi riguarda Piazza è un ottimo vice presidente — dice ancora Merola – Per me uno è innocente fino a prova contraria e non colpevole fino a prova contraria, ma loro hanno creato questo clima e ora ne pagano le conseguenze”.
E mentre una parte del Pd tenta di calmare le già agitate acque in vista del referendum del 4 dicembre, l’altra parte parte all’attacco. Per Emanuele Fiano, della segreteria Pd, “Grillo, Di Maio e Di Battista se ne lavano le mani e stanno zitti dopo aver raccontato la balla che a Palermo si trattava solo di un errore di copiatura, mentre le firme erano false. Cosa diranno su Bologna? Intanto non si autosospende nessuno dei parlamentari interessati e i capi si autoassolvono. Cosa succede, il famoso regolamento della Casaleggio associati è oramai sparito, lo streaming sepolto, la trasparenza una lingua straniera? O forse quando si tratta di poltrone, di stipendi, di incarichi, tutti i capi grillini fingono di non sapere, di non capire e, ovviamente, se c’erano dormivano?”.
“Quattro indagati per le firme false a Bologna, sommati con quelli di Palermo sono dodici. Allora è un metodo, si chiama Grillopoli“, twitta la vice capogruppo democratica alla Camera Alessia Morani. “Deve esserci qualcosa di diabolico in chi raccoglie le firme dei 5stelle. “Evidentemente Di Maio quando parla di brogli pensa agli esponenti del suo movimento, perché la Grillopoli si sta allargando”. Il riferimento è alle parole pronunciate dal vicepresidente della Camera ad Agorà in mattinata: “Siamo pronti a ricorsi su tutto il territorio nazionale nel momento in cui ci dovessero essere dei brogli. Il voto degli italiani all’estero si espone a questo pericolo”, ha detto Di Maio, ospite di Gerardo Greco su RaiTre. Sono già arrivate pesanti accuse da parte della segreteria nazionale del Pd, con Ernesto Carbone che ha commentato così gli ultimi sviluppi della vicenda: “Dalla parte della gente solo per carpirne le firme? Da Palermo sembra prendere corpo questo nuovo stratagemma. Non solo firme false, ma anche ignari cittadini avrebbero visto usare dai Cinquestelle le firme apposte per il referendum sull’acqua per altri scopi. E’ sempre più Grillopoli”.
E ha aggiunto: “Grillo, Di Maio e Di Battista evitano di rispondere e si autoassolvono. Qui non si tratta di episodi, ma di una strategia coordinata, fatta di bugie che ricalca quanto avvenuto a Quarto”.
Nel frattempo a Palermo sono dieci gli indagati per le firme false per la presentazione delle liste dei Cinquestelle alle comunali del 2012. Si tratta dei deputati nazionali Riccardo Nuti e Claudia Mannino,dei parlamentari regionali siciliani Giorgio Ciaccio e Claudia La Rocca, degli attivisti Samanta Busalacchi, Giuseppe Ippolito, Stefano Paradiso e Francesco Menallo, del cancelliere del tribunale Giovanni Scarpello e di un decimo esponente che avrebbe avuto un ruolo minore nella vicenda. Dalla Procura sono partiti i primi inviti a comparire per alcune persone coinvolte nell’inchiesta. Secondo indiscrezioni una serie di indagati avrebbero concordato con i Pm la data dell’interrogatorio prima ancora dell’invito a comparire. L’atto rappresenta anche l’avviso di garanzia per il reato previsto dal testo unico sugli enti locali.

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