sabato, 3 dicembre 2016
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Da Trump a Grillo?
Pubblicato il 11-11-2016


Sembra che il mondo abbia perso ogni equilibrio, che sia rimasto fuori controllo, come lo definiva nel 1995, nel suo celebre libro, Zbigniew Brzezinski, già consigliere del presidente Carter, a sei anni dalla caduta del muro. Rispetto agli anni della sua analisi, che risentiva soprattutto degli aspetti politici del nuovo mondo post bipolare, si sono affermati i nuovi fenomeni della globalizzazione, emigrazione, finanziarizzazione, tre novità che, sommandosi alla crisi delle ideologie, hanno generato ovunque sconquassi. Resta il fatto che oggi dobbiamo affrontare le conseguenze di questo nuovo disordine che ha provocato almeno in Europa e in Occidente un generale abbassamento del livello di vita della maggior parte della popolazione. Esclusi i pochissimi che proprio grazie a queste tre grandi e nuove questioni si sono notevolmente arricchiti.

Naturalmente viene spontaneo sorridere di fronte al fatto che l’effetto elettorale di un generale malessere sia stato negli Usa proprio l’elezione di Trump, un personaggio che si é arricchito anche speculando con la finanza e indebitandosi senza ritegno. Ma si sa, tutte le rivoluzioni producono grandi contraddizioni. Quella fondata sulla questione morale e la demolizione di Craxi ha premiato Berlusconi, che certo non era uno stinco di santo e per di più uno che di Craxi era amico e finanziatore. Per poi affidarsi a Di Pietro che da giudice impietoso si è trasformato in oggetto da inchiesta, anche giudiziaria, per immobili e soldi sottratti anche ai suoi compagni di sventura.

Ma oggi la contraddizione è ancora più ampia. Grillo esulta per la vittoria di Trump, anche se la sua collocazione non é mai stata di estrema destra. Quel che lo accomuna al nuovo presidente americano non sono nè opzioni politiche nè programmi, ma il vaffa. Cioè lo sberleffo a tutto l’establishment. Si va ormai profilando una nuova divisione. La segnala giustamente Alessandro Baricco in un suo apprezzabile contributo. Quella tra le masse e le élites. Ormai coi social network tutti a portata di mano nessuno si affida volentieri a un altro e la delega democratica pare in progressiva decadenza. Manca però in tutto questo un elemento di razionalità che dovrebbe prevalere. E cioè una equilibrata previsione sul dopo. E’ legittimo che i disperati non si pongano il problema. Peggio di così non possono stare. Ma costoro sono in tutto l’Occidente una minoranza.

Non confondiamo chi non ha di che vivere con chi sta peggio di prima. Questi ultimi non prevedono che possano stare assai peggio domani affidandosi a falsi demiurghi? No, pare che il discorso del dopo non interessi. Stiamo vivendo un’epoca purtroppo molto simile a quella che in Europa ha prodotto le peggiori esperienze. Tutte originate da un malessere che la pervadeva, ma ulteriormente rafforzate da guerre e rivoluzioni che ne avevano indicato almeno un possibile e realistico esito. Oggi la nuova rivoluzione é senza esito politico. Senza modello alternativo di società mentre i programmi che vengono indicati possono poi essere subito stracciati. Trump accusa e loda Obama, vuole lo scontro e la collaborazione con Hillary, minaccia e ritira il proposito di denunciarla. Anche lui, come i grillini in Italia, prima o poi diventerà establishment e verrà contestato e distrutto. Ma in mezzo cosa succederà? Le ombre si agitano prepotenti molto più delle luci.

bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Grillo Inps ISIS ISTAT italia italicum lavoro Lega M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato socialisti Spagna UE UIL Unione europea USA



Commenti all'articolo
  1. Tutto appare tornare.
    A mio avviso, caro Direttore, senza ideologia, nell’accezione sociologica, quale carburante della politica per la spinta al cambiamento, non si va da nessuna parte.
    Al cospetto di una crisi globale, valoriale, sociale, economica, bisogna RIPENSARSI, pena il logico prevalere del populismo.
    Il socialismo mondiale e nazionale, nell’evidente trascolorare verso il nulla, appare come il simbolo della continuità, dello statu quo, lasciando alle variopinte, confuse, demagogiche alternative, la prospettiva del cambiamento, la critica all’assetto presente, foriero di crescenti iniquità.
    Ecco allora che tutto si regge, dalla crisi profonda della socialdemocrazia, all’affermazione della Le Pen in Francia, alla vittoria della Brexit in Inghilterra, all’avvento di Grillo ed in parte di Salvini in Italia, fino a Donald Trump in America.
    Dileguato il pensiero a supporto della prospettiva politica, cancellata di conseguenza la diade politologica conosciuta di destra e sinistra, al cospetto di una condizione di crescente sofferenza sociale, perchè il cittadino del mondo non dovrebbe aggrapparsi al minimo, ancorchè sgangherato, segnale di cambiamento?

  2. Tutto appare tornare.
    A mio avviso, caro Direttore, senza ideologia, nell’accezione sociologica, quale carburante della politica per la spinta al cambiamento, non si va da nessuna parte.
    Al cospetto di una crisi globale, valoriale, sociale, economica, bisogna RIPENSARSI, pena il logico prevalere del populismo.
    Il socialismo mondiale e nazionale, nell’evidente trascolorare verso il nulla, appare come il simbolo della continuità, dello statu quo, lasciando alle variopinte, confuse, demagogiche alternative, la prospettiva del cambiamento, la critica all’assetto presente, foriero di crescenti iniquità.
    Ecco allora che tutto si regge, dalla crisi profonda della socialdemocrazia, all’affermazione della Le Pen in Francia, alla vittoria della Brexit in Inghilterra, all’avvento di Grillo ed in parte di Salvini in Italia, fino a Donald Trump in America.
    Dileguato il pensiero a supporto della prospettiva politica, cancellata di conseguenza la diade politologica conosciuta di destra e sinistra, al cospetto di una condizione di crescente sofferenza sociale, perchè il cittadino del mondo non dovrebbe aggrapparsi al minimo, ancorchè sgangherato, segnale di cambiamento?

Lascia un commento