sabato, 3 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Danimarca. L’estrema destra dal volto ‘pulito’ di Carlsen
Pubblicato il 07-11-2016


L’Europa va a destra? Viaggio tra le varie compagini politiche di destra ed estrema destra nei vari scenari politici nazionali. (13^ puntata).

In Danimarca la principale forza politica di destra è il Dansk Folkeparti, il Partito Popolare Danese.

daniel-carlsen-vaelgermodeNato nel 1995 come scissione del Partito Progressista danese, forza politica nazionalconservatrice e liberista nata nei primi anni 70 che ha visto una profonda crisi negli anni 90 e 2000, il Partito Popolare riesce da subito a diventare la principale formazione della destra danese, ottenendo già nel 1998 più del triplo dei voti dei progressisti danesi. I popolari iniziano un dialogo con il centrodestra che il Partito Progressista aveva negato per decenni e propongono da subito una linea meno liberista, continuando però a portare avanti le ideologie nazionaliste, euroscettiche e conservatrici, baluardo della dei progressisti della destra danese.

Nel 2001 i popolari superano per la prima volta il 10%, grazie ad oltre 400.000 voti, e cominciano la collaborazione con le varie forze politiche del centrodestra danese, in particolare con i liberali del Venstre, membri dell’ALDE, e i conservatori, membri del PPE. Dal 2001 al 2011, il Partito Popolare Danese darà il proprio sostegno esterno ai tre governi guidati dall’ex leader del partito liberale ed ex segretario generale della NATO, Anders Fogh Rasmussen, e al primo governo guidato da Lars Løkke Rasmussen, anche lui proveniente dalla compagine liberale.

La svolta per il Partito Popolare si ha durante il periodo di opposizione ai governi socialdemocratici guidati da Helle Thorning-Schmidt. Alle elezioni europee del 2014, grazie ad oltre 600.000 voti, i popolari diventano il primo partito danese, con oltre il 26% dei voti nazionali ed uno scarto con la compagine socialdemocratica di oltre 7 punti. L’anno successivo, alle elezioni nazionali, i popolari ottengono quasi 750.000 voti e superano il 21%, 4 punti in meno rispetto ai socialdemocratici. Nonostante aver ottenuto tre seggi in Parlamento ed oltre 50.000 voti in più dei liberali del Venstre, i popolari sostengono un governo di minoranza formato da quest’ultimi, che vede il ritorno di Lars Løkke Rasmussen alla guida del Paese. L’importante peso del Partito Popolare Danese però si fa notare e il governo liberale mostra posizioni molto differenti da quelle degli altri governi guidati da membri dell’ALDE. La famosa legge che prevede la confisca dei beni superiori alle 10.000 corone per i richiedenti asilo è sicuramente un grande vanto per la compagine della destra danese, così come le nuove norme che rendono più complicato il ricongiungimento familiare per i rifugiati.

Gli ultimi sondaggi vedono però una crisi di consensi per il partito della destra danese che viaggerebbe fra il 16% e il 18%, dietro anche ai liberali che vengono dati leggermente sotto il 20%. Va meglio ai socialdemocratici, dati dagli ultimi sondaggi fra il 26% e il 28%.

Al Parlamento europeo i popolari siedono fra i banchi del Gruppo dei Conservatori e Riformisti, assieme ai Conservatori inglesi e alla destra polacca, al governo del Paese dallo scorso anno, ma non fanno parte di nessuna alleanza o partito europeo. In passato hanno fatto parte del Movimento per un’Europa libera e democratica, con l’italiana Lega Nord e le principali compagini di destra di Finlandia, Slovacchia e Bulgaria.

Protagonista dell’estrema destra danese è il Danskeners Parti, il Partito Danese, nato nel 2011 da una scissione dal Movimento Nazionalsocialista Danese. Il Partito Danese, guidato dal giovane Daniel Carlsen, appena ventunenne nell’anno della fondazione del partito, è riuscito a dare un’immagine molto più pulita di sé rispetto al Movimento Nazionalsocialista, sostituendo le svastiche con i principali simboli nazionali, ma mantenendo una stretta collaborazione con le altre estreme destre europee, in particolare con la greca Alba Dorata e l’italiana Forza Nuova. Fra i principali obbiettivi del Partito il rimpatrio di tutti i non occidentali per preservare l’identità del popolo danese.

Il partito non è riuscito a presentarsi alle ultime elezioni nazionali ed europee, un sondaggio dello scorso agosto ha però rilevato che il 3,4% degli elettori danesi voterebbe la compagine di estrema destra, che riuscirebbe addirittura a superare il 5% nella regione di Copenaghen.
I cittadini danesi si recheranno alle urne fra circa un anno per eleggere le nuove amministrazioni locali, mentre le prossime elezioni parlamentari sono previste per il 2019.

Gianluca Baranelli

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