giovedì, 8 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Ddl Bilancio. I medici del SSN annunciano lo sciopero
Pubblicato il 17-11-2016


sciopero-medici-16-dicembreL’esame della commissione Bilancio inizierà domenica con la votazione degli emendamenti, che dovrebbero concludersi tra mercoledì sera e giovedì mattina, a freddo, quindi in una settimana il passaggio in Assemblea dovrebbe concludersi, ma a riscaldare gli animi ci pensano ora i camici bianchi.
Questa mattina l’Intersindacale medica, veterinaria e della dirigenza sanitaria a margine della manifestazione di protesta svoltasi a Piazza Montecitorio a Roma ha annunciato 24 ore di sciopero il prossimo 28 novembre. I camici bianchi incroceranno le braccia qualora il maxiemendamento del Governo alla Legge di bilancio, atteso per il 24 novembre, non dovesse fornire risposte soddisfacenti alle richieste avanzate dalle sigle sindacali in tema di contratti, assunzioni e stabilizzazione dei precari.
“La legge di bilancio – spiega Costantino Troise, segretario nazionale di Annao Assomed- si è dimenticata di medici, veterinari e sanitari, ovvero di tutti coloro che in questi anni difficili hanno garantito anche in carenza di risorse economiche che il servizio sanitario nazionale continuasse a tutelare la salute degli italiani”. In particolare “I finanziamenti per il rinnovo contrattuale sono incerti e esigui. E con le cifre attualmente previste l’impatto sulle buste paga sarebbe di appena 80 euro al mese, che andrebbe a regime nel 2018. Il depauperamento delle risorse accessorie dei vecchi contratti prosegue indisturbato e dal 2010 al 2016 sono andati in fumo oltre 500 milioni di euro. Così si prosciuga il lago del rinnovo contrattuale. E sono incerti anche i numeri atti a finanziare nuova occupazione, che ci dovrebbe consentire di rispettare gli orari europei di lavoro e di stabilizzare 14.000 precari. Ma non basta: nell’ultimo triennio abbiamo perso 7mila medici e servono almeno 6mila nuove assunzioni per evitare di acquistare camici bianchi al discount dei flussi dall’Est Europa”. Insomma, i medici non abbassano l’ascia di guerra. Perché vanno create le condizioni per andare al tavolo del rinnovo contrattuale “non in affanno, senza nuovi oneri per la finanza pubblica ma con misure che consentano di governare l’innovazione e premiare merito e produttività”, conclude Troise.
Le richieste avanzate a Governo e Parlamento in particolare si focalizzano sui seguenti punti: garantire l’estensione anche alla sanità dei benefici concessi a 24 milioni di lavoratori privati dalla defiscalizzazione della produttività, elemento che potrebbe essere finalizzato ad un piano nazionale per l’abbattimento delle liste di attesa; estendere al settore pubblico i benefici del welfare aziendale, con la possibilità di contributi alla previdenza integrativa e, per le donne, di strumenti con i quali meglio conciliare vita e lavoro; attribuire al trattamento accessorio del personale dipendente, il cui taglio ha colpito quella parte del salario che remunera la produttività, il merito e il lavoro flessibile e disagiato, nonché l’incremento dei carichi di lavoro, le risorse derivanti dalla riduzione del numero di Unità Operative Complesse e Semplici; evitare il congelamento al 2015 delle risorse destinate al trattamento accessorio della dirigenza medica e sanitaria esclusa dal ruolo unico della dirigenza del pubblico impiego: determinare i fondi contrattuali, a decorrere dal 1 gennaio 2017, secondo le previsioni dell’ultimo contratto collettivo nazionale del 2009, ripristinandone i meccanismi.
“Veniamo da anni di tagli e le risorse stanziate non permettono di sostituire i medici che andranno in pensione – ha rimarcato il segretario Fp Cisl medici, Massimo Cozza – I fondi per i rinnovi contrattuali sono sconosciuti e percentualmente collegati al fondo per il pubblico impiego dove c’è di tutto, dalla scuola alla sicurezza. Il timore è che, una volta diradato il fumo referendario resti ben poco”.

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