sabato, 3 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Dieci ragioni per un Sì
Pubblicato il 28-11-2016


Siamo allo sprint finale. A pochi giorni dal voto e mentre continua la nostra campagna a favore del sì riprendo i temi fondamentali, e per taluni versi caratteristici, della nostra posizione.

1) Il Psi era favorevole all’elezione di una Assemblea costituente al fine di scegliere una forma di stato, presidenziale o parlamentare, dalla quale derivano le norme costituzionali ed elettorali. La nostra proposta ha ottenuto al Senato solo i voti dei tre senatori socialisti.

2) Si è preferito un’altra strada, quella della riforma del bicameralismo paritario e del Titolo V della Costituzione, dopo la riforma del 2001 che tante contraddizioni e ricorsi ha generato sui rapporti tra stato e regioni.

3) La riforma era giusto fosse varata a più mani, anzi a più teste, e la maggioranza si è rivolta a tutta l’opposizione trovando la disponibilità di Forza Italia che ha contribuito a scrivere la nuova legge costituzionale assieme alla legge elettorale e l’ha votata alla Camera e al Senato. Dopo l’elezione del nuovo presidente della Repubblica Forza Italia ha rotto il patto e ha votato contro la stessa legge che aveva già approvato. A quel punto il Pd e la maggioranza dovevano alzare bandiera bianca?

4) Il Psi ha proposto modi fiche alla legge elettorale, prima solo sul premio di lista da trasformare in premio di coalizione, poi anche sul ballottaggio, senza una logica in un sistema parlamentare, e per di più in presenza di un tripolarismo politico.

5) Il sì dei socialisti alla riforma costituzionale é divenuto più convinto dopo la piena disponibilità della maggioranza del Pd a cambiare l’Italicum che è sfociata in un impegno solenne esplicitato in un documento sottoscritto anche da parte di un esponente della minoranza.

6) Il parlamento non é stato delegittimato dalla Corte costituzionale che ha invalidato alcune parti della legge elettorale definita Porcellum, ma che ha pienamente riconosciuto il suo diritto a legiferare sia in materia di riforme ordinarie sia in materia di riforme costituzionali.

7) Il referendum confermativo previsto dall’articolo 138 della Costituzione può solo confermare la legge di riforma o bocciarla lasciando le cose come stanno. E tenendo presente che difficilmente un nuovo percorso riformatore potrà svilupparsi dopo il successo del no, anche per l’estrema eterogeneità dei suoi sostenitori.

8) I socialisti, convinti, per primi in Italia, della necessità di una grande riforma delle istituzioni e anche della Costituzione, non possono schierarsi coi conservatori, con gli estremisti, con i populisti e sostengono da tempo la necessità di superare il bicameralismo paritario. Questa legge, che affida il voto di fiducia alla sola Camera e che istituisce il Senato delle regioni e delle autonomie locali, è perfettamente in linea con le tante bozze di riforma che in questi trent’anni sono state inutilmente varate.

9) La necessità di rivedere il Titolo V della Costituzione è stata avvertita già all’inizio della legislatura 2006-2008, quando il governo di centro-sinstra, consapevole delle carenze e delle distorsioni introdotte con la riforma del 2001, ha iniziato a proporre modifiche poi sfociate nella bozza Violante. E’ giusto riportare alcune competenze (turismo, energia, grandi reti di trasporto) allo stato ed eliminare il guazzabuglio delle materie concorrenti.

10) Come giusto è eliminare finalmente l’inutile Cnel e istituire i referendum propositivi e d’indirizzo, nonchè validare tutti i referendum richiesti da 800mila firme, calcolando il quorum non sulla base del 50% più uno degli aventi diritto, ma sulla base del 50% più uno dei votanti alle precedenti elezioni politiche.

Dieci ragioni socialiste per il sì, alle quali va aggiunta una considerazione politica. Se vincerà il no non sarà una vittoria di D’Alema, di Fassina, di Zagrebelsky, e nemmeno di Berlusconi. Vincerà il maggiore partito del no, e cioè il Movimento Cinque stelle e, dall’instabilità politica, da un nuovo governo tecnico e dalle probabili negative reazioni dei mercati internazionali, sarà più forte la credibilità del partito di Grillo a candidarsi alla guida del paese.

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Commenti all'articolo
  1. Caro Direttore, ho già imbucato la busta con il mio Si, quindi non posso che darle mille volte ragione. Ho solo qualche perplessità sul punto dieci, sui referendum. Non sono sicuri che noi italiani, per natura un po’ inclini a preferire i diritti ai doveri, siamo portati per una democrazia referendaria. Il rischio è che se ne abusi.
    Cordiali saluti, Mario.

  2. Riguardo ai punti 9) e 10), se si fosse trattato di correggere “le carenze e distorsioni introdotte con la riforma del 2001”, nonché di “eliminare finalmente l’inutile Cnel”, se cioè la Riforma costituzionale fosse stata sostanzialmente circoscritta a queste due materie, mi viene da supporre che avrebbe ottenuto in Parlamento la cosiddetta maggioranza qualificata, in modo da evitare un Referendum che sta spaccando il Paese (il che non può che creare preoccupazione)..

    Ma la ragione che sta diventando ogni giorno più attuale, e prevalente, mi pare essere l’undicesima, ossia quella che il Direttore chiama “considerazione politica”, speculare alla “personalizzazione” che ha inaugurato questo appuntamento referendario, e che ormai lo accompagna “ ad ogni piè sospinto”..

    Non a caso nell’editoriale di ieri, della Direzione Avanti, dal titolo “Un altro no”, si riporta l’opinione di un quotidiano estero – definita “un nuovo affondo a favore del Sì” – che paventa rischi per la tenuta del sistema bancario italiano “se il prossimo 4 dicembre il premier Matteo Renzi perderà il referendum costituzionale”, nel senso che tutto è incentrato sulla figura del Presidente del Consiglio in carica.

    Anche il Direttore parla di “probabili negative reazioni dei mercati internazionali”, mentre il Ministro dell’Economia, interpellato riguardo alle suddette previsioni di parte estera , sembra invece voler “smorzare” le preoccupazioni, e tutto questo insieme fa dire che i contenuti del Referendum, in ordine ai quali anche i sostenitori del NO possono indubitabilmente spendere buone ragioni, paiono retrocessi in una sorta di secondo piano, rispetto alla “questione politica” divenuta giustappunto preminente.

    Paolo B. 29.11.2016

  3. Mauro, avrai letto del discorso di D’Alema di ieri. Lo riporto perchè, al di la del Referendum (sopravviveremo, noi italiani, comunque) merita una riflessione: «Quando Craxi stava per morire, io, che ero premier, tentai una trattativa umanitaria con la Procura di Milano per farlo tornare a curarsi in Italia. Non ci riuscii. Vedete, molti sostengono che Renzi sia simile a Craxi. Forse nel piglio del potere, nel modo di gestire l’autorità… Ma Craxi era di sinistra, Renzi non lo è. Craxi frequentava Arafat, Renzi frequenta Netanyahu», il premier conservatore israeliano.

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