sabato, 3 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

CHIUSURA EUROPEA
Pubblicato il 29-11-2016


dijsselbloem-eurogruppo Il presidente dell’Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem ha espresso le sue riserve sulla proposta della Commissione Ue rivolta a dare maggiore spazio di manovra alle politiche di bilancio nell’ottica di sostenere la crescita. “Non siamo ancora abbastanza stabili per lasciarci andare a questo tipo di traiettoria fiscale”. E il ministro italiano dello Sviluppo Economico Calenda gli risponde: “Sbaglia. L’Europa è in mezzo a sfide difficili, la questione non sono i vincoli di bilancio. La Commissione ha mandato di fare raccomandazioni ma non sono legalmente vincolanti”, ha aggiunto il presidente della Comissione parlando davanti alla commissione affari economici dell’Europarlamento.

Dijsselbloem, davanti agli europarlamentari ha evidenziato il rischio di possibile conflitto tra le regole per stare nel Patto di stabilità e la politica di bilancio nel caso in cui quest’ultima sia “espansionistica”. Un chiaro riferimento alla proposta presentata da Bruxelles — in concomitanza con le valutazioni sulle leggi di bilancio dei Paesi dell’Eurozona — per dare l’avvio a una politica “espansiva”, ovvero consentire un margine di manovra dello 0,5% nei conti pubblici per quegli investimenti strutturali destinati a sostenere e ridare slancio alla crescita. “Dijsselbloem – ha aggiunto Calenda – sta prendendo una gigantesca cantonata, cosa che fa abbastanza regolarmente”. “Non comprende che la questione non sono i vincoli di bilancio, ma il fatto che l’Europa è in mezzo a sfide difficilissime, la prima delle quali è una chiarissima disaffezione dei cittadini . C’è la necessità di fare un grande piano di investimenti per trasformarla. Serve un new deal a livello europeo”.

Intanto continua la linea dura del governo italiano con il presidente del consiglio che ha confermato la posizione italiana sul veto al bilancio europeo. “Il 13 dicembre – ha detto – chiederò al Parlamento il consenso per mettere il veto al bilancio Ue, e spero che anche gli  altri partiti votino sì. Devono finirla con questa idea che si guarda l’Italia quando c’è da prendere i soldi e ci si volta dall’altra parte sui migranti. Ora basta, basta”.

“Se l’Europa vuole i soldi italiani – ha aggiunto Renzi – devono iniziare a rispettare gli impegni presi sull’immigrazione. Parlino di questo anziché riempirsi la bocca di cose che non conoscono. Il giorno dopo il referendum, se le cose andranno bene, chiederò al Parlamento di mettere il veto sul bilancio europeo se l’Unione non cambia atteggiamento sulla politica sui migranti –  ha detto poi il premier, ribadendo che “sull’immigrazione bisogna voltare pagina. Insomma l’Italia punta ancora i piedi in sede europea. Il nostro Paese ha confermato la sua astensione in concomitanza della ‘luce verde’ definitiva sul bilancio Ue per il 2017 data dal Consiglio. L’Italia ha deciso di mantenere la posizione assunta nel negoziato, anche col ‘veto’ sul riesame del budget pluriennale. Nonostante i passi in avanti nella direzione auspicata da Roma per vedere maggiori fondi destinati ai capitoli di crescita, lavoro e migranti per il 2017, resta “la riserva” sul “pacchetto complessivo fino al 2020”, per il quale c’è ancora “molto lavoro da fare”, ha avvertito  il sottosegretario Sandro Gozi.

Sulla stessa posizione anche Atene, mentre Londra si è astenuta, per una riserva espressa dal Parlamento nazionale. L’appuntamento sul riesame del budget fino al 2020 è per il consiglio Affari generali di metà dicembre, in preparazione del summit dei leader Ue di 15 e 16, dove l’Italia dovrà far valere tutte le sue carte nel dibattito sulla riforma del regolamento di Dublino, che si annuncia tutto in salita, e nella ricerca di sostegno per una politica economica di sostegno alla ripresa.

Intanto con l’ok formale dell’Europarlamento atteso per il primo dicembre, il bilancio Ue 2017 potrà considerarsi adottato. Qui “abbiamo ottenuto gli aumenti che chiedevamo, grazie ad un ottimo lavoro di squadra col Parlamento europeo”, sottolinea ancora Gozi. Il budget prevede 157,9mld in impegni e 134,5mld in pagamenti, pari rispettivamente a un aumento dell’1,7% e a una riduzione dell’1,6% rispetto al 2016. Aumentano in particolare le risorse a favore di migranti e giovani: 5,91 i miliardi stanziati per affrontare la crisi dei rifugiati e la sicurezza (+11,3%). Per crescita e occupazione i fondi saranno 21,3 miliardi (+12%). Mentre i fondi a favore del programma Eramus+ aumenteranno del 19% a 2,1mld, e l’Efsi, il fondo del piano Juncker, avrà impegni pari 2,7 miliardi, ossia +25%. Per i giovani, anche 500 milioni per la Youth Employment initiative.

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