sabato, 3 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Dopo la Leopolda. Amarezza di Bersani e timori di Renzi
Pubblicato il 07-11-2016


bersani-renziUn nuovo derby in casa Dem, stavolta però a essere messo alla ‘porta’ è l’ex “Capitano” Pier Luigi Bersani che esprime tutta la sua amarezza per gli attacchi e le risposte dell’attuale segretario Matteo Renzi.
“Più andiamo avanti e più è evidente che i leader del fronte del No usano l’appuntamento del 4 dicembre per tentare la spallata al Governo. Vogliono tornare loro a guidare il Paese e si rendono conto che questa è l’ultima chance. Ecco perché da Berlusconi a D’Alema, da Monti a De Mita, da Dini a Cirino Pomicino fino a Brunetta Grillo e Gasparri stanno tutti insieme in un fronte unico. Provate a chiedere loro su cosa andrebbero d’accordo: su nulla, probabilmente. Solo sul dire no”. Così scrive Matteo Renzi nella sua Enews . “L’Italia non si cambia con i no. L’Italia non va avanti seguendo chi sa solo criticare gli altri senza proporre un’alternativa. Ecco perché ogni giorno di più il referendum diventa un derby tra futuro e passato, tra speranza e nostalgia, tra chi vuole cambiare e chi preferisce non cambiare nulla. Stavolta possiamo davvero liberarci della maledizione del Gattopardo. Ma perché ciò accada è fondamentale che tante persone si mettano in gioco”. In realtà già ieri nel suo discorso Matteo Renzi alla Leopolda aveva puntato il dito contro la ‘minoranza dem’, e chiamando alla mobilitazione le forze per il sì. al “bivio tra rabbia e proposta”, nel derby tra “futuro e gattopardi”, e accusa uno ad uno gli avversari del No, di voler solo “tornare in pista”. Agita lo spettro del “governicchio” tecnico. E lancia l’affondo sulla Ditta, la minoranza Dem per il No: per la voglia di “rivincita”, faranno fare al Pd la fine dell’Ulivo.
“Viviamo il tempo dell’odio: ma gli incappucciati che feriscono i poliziotti non difendono la Costituzione”, alza subito i toni Renzi, dopo la protesta di ieri a Firenze. “‘Yes, we can’, non lasciamo il Paese nelle mani della compagnia dei rancorosi che hanno fallito” e ora vogliono “bloccarci” per “tornare”.
Da Palermo l’ex segretario Bersani commenta così i cori di ieri alla Leopolda:
“Fuori fuori? I leopoldini possono risparmiarsi il fiato, vanno già fuori parte dei nostri. Io sto cercando di tenerli dentro, ma se segretario dice fuori fuori bisognerà rassegnarsi. Ho provato una grande amarezza”, dice e aggiunge: “Mentre i leopoldini urlavano fuori fuori, a Monfalcone, da sempre carne nostra, abbiamo preso batosta storica dalla Lega perché molti dei nostri non hanno votato. Io non c’ho dormito, non so altri. Vedo – prosegue – un partito che sta camminando su due gambe, l’arroganza e la sudditanza. Cosi non si va da nessuna parte. Io non voglio niente se non parlare” risponde a Renzi secondo cui l’obiettivo di chi voterà ‘no’ al referendum è ritornare al governo. “Nel Pd – spiega Bersani – ci vuole libertà, autonomia, schiena dritta, pensiero, democrazia: non chi vuole arroganza e sudditanza. Mi impressiona che tutti gli altri stiano zitti. Sul tema della Costituzione – prosegue – non esiste una disciplina di partito. Questa storia che il Pd fa tutto da solo si sta dimostrando debole, abbiamo perso tutti i ballottaggi. Bisogna costruire un area ulivista di centrosinistra, il Pd deve essere una infrastruttura non può essere il pigliatutto con la logica de comando. Il segretario deve dare indicazione poi ognuno sceglie con propria testa. Un partito che è al governo e ha la maggioranza in Parlamento e pone la fiducia sull’Italicum non può certo cavarsela con un foglietto fumoso. Penso che Renzi voglia tenersi mano libere, altrimenti ci sarebbe stato qualcosa di serio. Il ‘no’ al referendum è un modo per far saltare l’Italicum, il resto sono chiacchiere. Su quel foglietto c’è scritto stai sereno, ma io voto no. Mi preoccupa -spiega Bersani – l’incrocio tra il referendum e l’Italicum, con un ‘governo del capo’ e parte del Parlamento nominato. Non sto parlando di noccioline. Non posso tollerare questo rischio con conseguenze gravissime, mi spiace. Al congresso del Pd – spiega Bersani – porrò il problema della separazione della leadership del partito con la guida del governo”.
Contro Bersani arriva l’affondo della vicesegretaria Pd Debora Serracchiani. “Bersani non stravolga la realtà ed eviti polemiche fuori luogo: Renzi non ha mai detto ‘fuori’ a nessuno”. E accusa l’ex segretario: “Da chi è stato segretario del nostro partito ci aspettiamo compostezza e proporzione anche nella dialettica più aspra. Chi ha ricoperto alte cariche ha il compito di rappresentare sempre al meglio il partito. Nel Pd si lavora e si dovrebbe sempre lavorare per l’unità, mai per dividere. L’auspicio è che questo intento sia saldamente condiviso, anche in queste ore, da Bersani”.
La spaccatura è temuta da entrambe le componenti, maggioranza e minoranza dem, tuttavia la sconfitta sembra ancora una volta dover ricadere sulle spalle della Vecchia Guardia rappresentata ancora una volta da Pier Luigi Bersani. E mentre Roberto Speranza tenta di ricucire affermando che l’intesa raggiunta sull’Italicum “è un pezzo di carta fumoso, è uno ‘stai sereno'”, e “Cuperlo ha commesso un errore politico”. Ha comunque auspicato che se al referendum vince il No, “Renzi non deve dimettersi” e che “il prossimo segretario del Pd sia in netta alternativa a Renzi”. Da parte di Matteo Guerini si punta tutto ‘contro’ Bersani accusato di “posizione strumentale”, di chi ha evitato di sedersi al tavolo per trovare una mediazione,

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