giovedì, 8 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Eccolo!
Pubblicato il 09-11-2016


Si vota con la pancia, non con la testa. E la paura ingrossa la pancia, non la testa. Globalizzazione e rivoluzione tecnologica hanno aperto una fase antagonista con i pilastri che hanno sorretto la vita delle democrazie parlamentari figlie della rivoluzione industriale: stato sociale, espansione dei diritti civili, tendenza all’uguaglianza. Non c’è dubbio. La paura dei ceti medi in difficoltà e dei nuovi poveri di aver perso per sempre la speranza – speranza di emergere, di trovare un lavoro adeguato, di sicurezza – alimenta la rincorsa ‘al passato’. Trump è il passato. Con le sue teorie sulla supremazia dei bianchi, con le sue teorie sulla supremazia dell’uomo sulla donna, con le sue teorie sul pugno forte dell’America.

È già accaduto, sempre nei periodi di passaggio, quando si aprono profonde faglie e la storia gira. Non durerà. Intendiamoci, se fotografi stamane il mondo, l’immagine che si presenta ai tuoi occhi fa un certo effetto: Russia, India e Turchia nelle mani di uomini forti, la Cina guidata da un partito unico, gli USA sotto il cappello di Trump. A difesa delle democrazie rappresentative tradizionali restano l’Europa, in particolare l’Occidente d’Europa, e grandi stati quali il Canada e l’Australia. Non molto. Significa che le culture politiche attorno alle quali si è costruito il dopoguerra hanno non poche difficoltà a rappresentare questo tempo nuovo.

C’è n’è abbastanza per mettersi profondamente in discussione. La prima cosa da fare è rinnovare l’anima della sinistra riformista. Più attenzione alle povertà, leggi contro il dominio incontrastato della finanza, protezioni e opportunità per meritevoli e bisognosi. È alla periferia sociale che bisogna guardare.
Hic Rodhus hic salta.

Riccardo Nencini

Riccardo Nencini

Riccardo Nencini

Segretario Psi - viceministro dei Trasporti

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Commenti all'articolo
  1. Caro Segretario, quanto Lei scrive è senza dubbio giusto. La maggioranza di voti per Trump si spiega con una convergenza di tre fattori: un ceto, non so se medio o sotto-medio, che non si sente più rappresentato dai politici tradizionali che esso vede, a torto o ragione, come servi dei cosiddetti “poteri forti”; poi quell’America razzista e conservatrice che ha radici ben più profonde e rappresentanti ben più numerosi di quello che noi europei, cresciuti nel mito dell’America “buona” o presunta tale di Roosevelt e Kennedy, pensiamo; infine, la mediocrità di un avversario, la Clinton, apparsa priva di slancio e troppo invischiata in storie che appaiono poco pulite.
    Certo, l’elezione di Trump è una vergogna. Qualunque americano dovrebbe vergognarsi di essere rappresentato da un razzista, ignorante e molestatore di donne. Mia moglie, coreana, che quasi mai parla di politica, stamattina mi ha detto: in Corea gli americani li conosciamo bene, e da tanti anni, sai quanto Trump ci sono in America? E tu credevi davvero che quei milioni di Trump avessero digerito otto anni di Obama, un uomo di colore alla Casa Bianca?
    Devo ammettere che ha ragione, ha avuto ragione, dal momento che quando ancora era tempo di primarie repubblicane e in Corea seguivamo qualche dibattito televisivo, mi aveva già detto, e io avevo riso: vincerà Trump, è il più americano di tutti.
    Cordiali saluti da Budapest e buon lavoro!
    Mario Mosca.

  2. La prima cosa da fare da parte della Sinistra riformista è abbandonare la rincorsa a idee liberiste e tornare nel suo ruolo storico! Se si rincorrono i valori propri delle destre, il popolo sceglierà l’originale e non una brutta fotocopia!

  3. Dalle mie parti, a commento delle elezioni statunitensi, c’è chi ha parlato di preoccupante rigurgito di “nazionalismo”, e io mi sono permesso di replicare dicendo che bisognerebbe anche domandarsi se non sia questa ormai l’unica risposta all’insistente “nichilismo”, inteso, non so quanto propriamente, come la negazione dei valori (amor di Patria incluso).

    Di qua e di là dall’Oceano sta probabilmente aumentando, ma è solo un’impressione, il numero di quanti temono che la perdita dei propri valori equivalga di fatto alla perdita della identità di popolo, con tutte le relative conseguenze, anche economiche, tra le quali l’impossibilità di aiutare i più bisognosi di casa propria, e anche quelli che bussano alla nostra porta – nei limiti di ciò che si riesce a fare – e io credo che una forza riformista dovrebbe tenerne ragionevolmente conto (e chiedersi altresì se non sia stato un voto anche di testa).

    Paolo B. 10.11.2016

  4. Carissimo Nencini, questi sono i risultati che si ottengono andando a braccetto con i poteri forti e tralasciando il bisogno di giustizia sociale; i populisti ci vanno a nozze e vincono. Clinton come Renzi: attenzione che può succedere anche da noi, con Salvini , Grillo o altre destre, poco importa. E’ chiaro a tutti che Sanders avrebbe stravinto. E se un socialista molto a sinistra è stato vicino alla nomination in Usa, meglio ancora dobbiamo riprovarci in Europa. Basta terze vie, basta Blair, basta Renzi o facciamo la fine dell’America. Cominciando con un secco NO al referendum, badate bene, non per dare spallate al governo, ma proprio perché questa riforma è altamente antidemocratica e pericolosa. O torniamo a costruire una grande sinistra per la giustizia sociale, o prendiamoci la destra, la peggiore destra. Tanti cordiali saluti.

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