giovedì, 25 maggio 2017
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

IGNOTO VS CONTINUITA’
Pubblicato il 08-11-2016


donald-trump-hillary-clinton

L’America al voto. E’ il momento della verità dopo la campagna elettorale più divisiva e velenosa che si ricordi negli ultimi decenni. Mai come questa volta gli americani sono chiamati a scegliere tra due visioni diametralmente opposte. E l’esito, a meno di 24 ore dall’apertura dei seggi, resta incerto. Mentre i mercati e il resto del mondo guardano con ansia all’esito di un’elezione il cui impatto non può essere che globale.  Secondo i sondaggi Hillary Clinton appare in vantaggio, in rimonta grazie al rimbalzo delle ultime ore. Rimbalzo dovuto anche alla decisione dell’Fbi di chiudere definitivamente l’inchiesta sulle email che ha pesato come un macigno sulla candidata democratica.

Siamo però ancora dentro il margine di errore: secondo la media del sito specializzato RealClearPolitics, è avanti di soli tre punti. Trump continua ad insidiare l’avversaria in molti degli stati chiavi. Ed è da 15 stati in bilico – in cui il distacco tra i due è sotto i 5 punti – che dipendono le sorti del voto. L’obiettivo è raggiungere i 270 grandi elettori necessari per conquistare la Casa Bianca. Clinton al momento ne ha 203 sicuri, contro i 164 di Trump. Ne rimangono 171 in palio. Con la differenza che alla candidata democratica basta prevalere in due Stati come Florida e Pennsylvania per trionfare, mentre per il candidato repubblicano serve un difficilissimo filotto di vittorie negli stati in bilico. Ogni ulteriore gaffe di Trump potrebbe essere esiziale per lui tanto che il suo staff – riporta il New York Times – gli avrebbe tolto la gestione dell’account Twitter.

Con l’economista Nicola Scalzini parliamo di queste elezioni e di come e perché i mercati sostengono il candidato Democratico. “Sono tanti i punti – afferma Scalzini – che fanno la differenza tra Trump e Clinton. Per esempio la politica energetica di Hilary Clinton punta a dare una spinta al rinnovabile sposando il problema della riduzione drastica dell’uso dei combustibili fossili. Trump invece mira all’uso massiccio del carbone perché non crede al surriscaldamento terrestre, ma la questione vera è quella dei mercati”.

In che senso?
Sono soprattutto i mercati che temono certi azzardi e ancora di più temono le pulsioni isolazionistiche. E quindi tutto ciò che tende a isolare l’America rispetto all’Europa con il pretesto di presunti interessi nazionalistici. Per esempio contro l’immigrazione.

Quali rischi da un’America in mano a Trump?
I rischi sono molti. E proprio per questo il tessuto finanziario ed economico degli Usa è preoccupato di questo ipotetico scenario di cambiamento politico. Clinton rappresenta la continuità mentre Trump l’ignoto. E la finanza teme sempre ciò che non si conosce. Per esempio il Ttip con gli accordi che aprono nuovi canali per possibili scambi. Invece da Trump arriva una visione meschina, antica e provinciale.  Lo stesso vale per le relazioni internazionali. Usa e Russia sono rivali in campo energetico. Un’America chiusa sarebbe un regalo che renderebbe a Putin più facile e agevole muoversi in questo settore. Poi è tutto da vedere. Mettiamo che vinca Trump. Potrebbe anche mutare un orientamento tenuto solamente per andare demagogicamente a caccia di voti populisti, e magari smettere di parlare alla pancia di molti americani.

Torniamo ai timori dell’economia. Le borse salgono quando i sondaggi danno Hilary Clinton in vantaggio e viceversa scendono con il risalire di Trump…
I mercati sono per la tranquillità. Nella continuità non ci sono rischi. La Clinton è conosciuta. Si sa cosa vuole, rappresenta la continuità politica di Obama e i mercati scommettono sempre sulla continuità. Una cosa questa che vale anche per il nostro referendum. Vi è ansia per il dopo. Insomma le parole affidabilità e stabilità sono i vocaboli guida per chi investe.

Una campagna elettorale senza precedenti…
Mai si era avuto un insulto così feroce con linguaggio da bettola. Hillary Clinton, anche se più misurata, ha dovuto seguire la provocazione, anche violenta.

Si può dire mai così in basso?
Questo è vero. Il livello delle argomentazioni sempre privo di eleganza, sia nel linguaggio che nei concetti. Una cosa senza precedenti. Da una parte il discorso sul maschilismo, dall’altro l’uso delle mail. Di politica non si è detto nulla. Un fatto mondiale ridotto così non è un bello spettacolo. Anche in Italia, se vogliamo nel nostro piccolo, la situazione non è differente. La tipologia è stranamente e tristemente analoga, con il nostro Presidente che sta usando, soprattutto nel confronto con l’Europa, toni smodati pur di conquistare consensi.

Se vincesse Trump?
Non è pericoloso. È inadeguato. In Italia abbiamo avuto pure Berlusconi e non è avvenuto nessun disastro irreparabile. Chi vince in America è sempre calato in un gruppo formato da associazioni, industriali, magistrati senatori, ministri, insomma una squadra. L’America è una grande democrazia con mille contrappesi e con bilanciamenti adeguati. Ma ripeto, essendo Trump un’incognita, chi vuole speculare o investire logicamente punta su una certezza.

Daniele Unfer

bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Inps ISIS ISTAT italia italicum lavoro Lega legge elettorale M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato siria Spagna UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento