sabato, 3 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Erdogan ricatta, ma l’Ue non vuole tagliare i ponti
Pubblicato il 22-11-2016


Le proteste per gli arresti al quotidiano Cumurryet

Le proteste per gli arresti al quotidiano Cumurryet

“L’Ue non deve congelare i negoziati per l’adesione della Turchia, perché rischia di fare il gioco di Erdogan.” Lo ha spiegato Pia Locatelli, presidente del Comitato per i Diritti umani e capogruppo del Psi alla Camera dei deputati, al rientro da una missione del Pes in Turchia. E proprio mentre spiegava quanto sia difficile aiutare il popolo turco senza aiutare Erdogan, giungevano dal Paese notizie di nuove ondate di arresti per sospetti legami con la presunta rete golpista di Fethullah Gulen. Secondo l’agenzia statale Anadolu, sono stati emessi mandati dui cattura per 60 membri dell’aviazione militare, tra cui diversi piloti mentre almeno 25 sono già stati arrestati nella provincia anatolica di Konya. In carcere anche il responsabile della prigione di Silivri a Istanbul, nell’ambito di un’operazione condotta in 8 province contro almeno 25 persone accusate di utilizzare ByLock, una app di messaggistica per smartphone che, secondo gli investigatori, veniva impiegata dai golpisti per scambiarsi informazioni criptate. Altri 22 mandatio di cattura per altrettanti dipendenti dell’azienda di telecomunicazioni Turk Telekom mentre le autorità hanno imposto la chiusura di altre 550 associazioni, 9 aziende del settore dell’informazione e 19 strutture sanitarie private per presunti legami con “organizzazioni terroristiche” e l’allontanamento di 5 altri mila dipendenti pubblici di Comuni, ministeri, della tv di stato Trt e della Presidenza per gli affari religiosi (Diyanet). Sempre oggi, sono stati licenziati per decreto quasi 10 mila membri di polizia ed esercito.


“Non dovete congelare i negoziati tra Europa e Turchia, fareste il gioco di Erdogan!” Con queste parole negli incontri che abbiamo avuto in Turchia, sia in quelli con il presidente della fondazione del quotidiano Cumurryet sia in quelli con i due partiti di opposizione, HDP e CHP, ci è stato ripetuto con grande forza un appello alla comunità europea a non sospendere i negoziati di adesione della Turchia alle Ue”. È quanto ha spiegato Pia Locatelli, presidente del Comitato per i Diritti umani e capogruppo del Psi alla Camera dei deputati, rientrata questa mattina dalla Turchia al termine di una missione del Pes, guidata dal suo presidente Stanishev, nel corso di una conferenza stampa che si è tenuta a Montecitorio, presenti il presidente della Commissione estere, Fabrizio Cicchitto, e la deputata del Pd, Marietta Tidei. I parlamentari non sono però riusciti, bloccati dalla polizia, a incontrare i deputati dell’Hdp nel carcere di Edirne.

img-20161122-wa0008Dal 15 luglio a oggi, utilizzando il tentato golpe che Erdogan ha imputato al suo antico sodale, poi divenuto acerrimo nemico e esule negli Usa, Fethullah Gulen, il Governo ha attuato una massiccia repressione che è andata a colpire tutte le opposizioni, ma in modo particolare quella filo curda. Sulla base dello stato di emergenza che ha sospeso molte garanzie costituzionali, sono state arrestate decine di migliaia di persone e oggi si trovano ancora in carcere senza processo in 35 mila mentre altre centomila sono state sospese dal lavoro o licenziate.

Lo stato di emergenza è stato prorogato fino al gennaio 2017 e in questo modo, sulla base di accuse di complicità con Gülen tanto generiche quanto senza prove, la polizia ha condotto perquisizioni in case private, uffici, sedi di partito, ha imposto divieti di viaggiare, ha chiuso stazioni-radio, reti televisive, quotidiani e case editrici, ha licenziamento di decine di migliaia di dipendenti statali, della scuola e dell’università, rimosso magistrati, vertici e quadri intermedi delle Forze armate e della polizia, ha intimidito esponenti del mondo della cultura e del lavoro. Come non bastasse il 20 maggio 2016 il Parlamento ha approvato un emendamento costituzionale, proposto dal partito di governo Erdogan, l’Akp, che ha reso possibile la revoca dell’immunità per i deputati sottoposti a indagine giudiziaria. In questo modo tre settimane fa, la polizia ha arrestato 12 dei 59 parlamentari dell’Hdp, (Partito Democratico dei Popoli) il partito filocurdo, con accuse di terrorismo e sostegno al Pkk, il Partito comunista del Kurdistan, minacciando di fare lo stesso trattamento ai rimanenti. Così Selahattin Demirtas, parlamentare, avvocato, impegnato nella difesa dei diritti civili, e Figen Yuksekdag, vice Demirtas, il vertice dell’HDP, assieme agli altri dieci deputati, sono ora detenuti nel carcere di Edirne, nel nord-est del Paese, una prigione di massima sicurezza, che ospita terroristi, condannati per banda armata e crimini organizzati, ergastolani, con l’evidente obiettivo di isolarli completamente e trattarli alla stregua di terroristi.

Questo processo di involuzione antidemocratico e oscurantista, avviene a  pochi mesi dalla conclusione dell’accordo con l’Unione europea (marzo) per la gestione dei flussi migratori, soprattutto dalla Siria, che si basa sul riconoscimento della Turchia come ‘Paese terzo sicuro’ o come ‘Paese di primo asilo’ e che assegna aiuti fino a 3 miliardi di euro per l’assistenza ai rifugiati, soprattutto migranti in fuga dalla Siria e diretti, prima dell’accordo, nell’Europa del nord e soprattutto in Germania.
Cosa possono fare i governi europei? Se lo è chiesto il Pes, il Partito socialista europeo che rispondendo anche ai numerosi appelli giunti dalla Turchia, ha espresso solidarietà, ma ha anche deciso l’invio di una missione parlamentare per constatare sul campo la situazione e entrare in contatto direttamente con i giornalisti e con gli esponenti dell’Hdp e del Chp.

Una situazione difficile che si intreccia anche col passaggio di consegne alla Casa Bianca tra Barak Obama e Donald Trump perché – come ha ricordato Fabrizio Cicchitto – la Turchia è un partner strategico dell’Europa e della Nato. Ci sono decine di ufficiali della Nato all’estero che hanno chiesto asilo politico – “io lo concederei, ha detto Pia Locatelli” – e c’è la questione dell’estradizione di Gulen mentre Erdogan sembra pronto a giocarsi la carte di una rinuncia all’adesione all’Ue per avvicinarsi invece al blocco economico e politico euroasiatico anche perché né dalla Russia né tantomeno dalla Cina gli verrebbero obiezioni sul capitolo del rispetto dei diritti umani. Insomma oltre alla questione dei migranti oggi ‘parcheggiati’ in Turchia, c’è tutto il capitolo delle alleanze regionali che il ‘Sultano’ agita come un nodoso randello.

Siamo insomma a un momento di svolta nelle relazioni con la Turchia e “il congelamento del negoziato con l’Europa – ha spiegato Locatelli dando conto del dibattito che c’è nel Parlamento europeo – lascerebbe mani libere a Erdogan peggiorando la situazione dei diritti umani aggravatasi dopo il tentato golpe del luglio scorso. La nostra posizione di netta condanna nei confronti del governo continuerà a essere ‘ferma e prudente’. Questo vuol dire che non rinunciamo a denunciare le violazioni dello Stato di diritto, ma anche che la nostra reazione deve scongiurare ogni ulteriore peggioramento. Per questo la nostra missione in Turchia non sarà certo l’ultima, anche perché l’esperienza ci ha insegnato che se non seguissero nuove verifiche della situazione sul posto, se non proseguisse la nostra ‘attenzione’ per quanto avviene, tutto diverrebbe inutile”.

“Purtroppo la Turchia – ha concluso l’esponente socialista – si trova oggi nella posizione di esercitare pressioni, per non dire ricatti, nei confronti dell’Ue per l’accordo che è stato raggiunto a marzo sul tema dei migranti. Quello non è stato a mio parere un buon accordo anche perché i migranti vengono considerati dal governo di Ankara alla stregua di ‘ospiti’ e per questo possono in ogni momento perdere qualunque seppur minima garanzia”.

Armando Marchio

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