sabato, 3 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Fanatismo ideologico e (grave) crisi della stampa
Pubblicato il 15-11-2016


Persino Michael Moore, il regista che non è stato mai tenero con i potenti (e che ha fatto un film di feroce critica a Trump,”Trumpland”) ha dichiarato che  si deve cercare di capire le ragioni dei sostenitori del tycoon,lanciando un appello “agli elettori di sinistra depressi”. Il film non offende,non provoca ,non offende i sostenitori di Trump: ha ecceduto soltanto quando ha paragonato ,alla vigilia delle elezioni la Clinton al Papa,anche se  ,in passato,non  aveva mai dimostrato di stimarla . Tuttavia,Moore ,anche se schierato apertamente,non ha detto che gli elettori di Trump (60 milioni di americani) sono degli imbecilli,come –  ha stigmatizza rabbiosa  Hillary e quel che è peggio molti colleghi giornalisti italiani ,che si sono allontanati,anzi non si sono mai avvicinati ,a quella metodologia basata sull’osservazione,il ragionamento,l’analisi del voto,lasciandosi invece dominare  dal pregiudizio,dall’influenza ideologica e politica e dal sentimento che ,schematicamente,definiamo  antipatia dell’uomo ed anche invidia (umanamente  comprensibile,ma personalmente disdicevole) della sua ricchezza,della sua popolarità,persino delle donne belle che lo circondano . Nel nostro piccolo ,anche in Italia ,abbiamo vissuto qualcosa di simile con altri uomini di governo e potenti. Ma ci ha stupito che giornalisti famosi ,come Massimo Gramellini  (“La Stampa” e Tg3) e Michele Serra (“La Repubblica”,un tempo “L’Unità “) si lascino andare a insulti grossolani nei confronti,non solo del presidente americano eletto,ma anche nei confronti degli elettori ( ripetiamo, 60 milioni ),definiti “ignoranti”,”stupidi”, “arroganti”,”fanatici”, “razzisti “,ecc.,ecc.  Per la verità l’elenco dei giornalisti che,prima e dopo le elezioni Usa,si sono schierati acriticamente con la moglie di Bill Clinton sono stati molti,credo la maggioranza dei media (giornali ,tv e radio,compresi) ,accreditando la tesi di una ricerca ,pubblicata da “La Voce.it “ ( che ha messo a raffronto i dati di una indagine dell’Eurobarometro con quelli di “The Worlds of Jornalism Study”). Il risultato ? Viene confermata la posizione ideologica della grande maggioranza dei giornalisti italiani : “la  distribuzione ideologica dei giornalisti italiani che appare marcatamente posizionata a sinistra rispetto a quella degli italiani in generale “. Questo significa che la fiducia degli italiani di idee politiche diverse da quelle dalla media dei giornalisti arriva a stento al 30 %,mentre chi ha una posizione ideologica vicina  a quella della dei giornalisti raggiunge il 65 % . E’ evidente l’attuale disequilibrio del mercato dei media, a cui diversi esperti attribuiscono anche la grave crisi che sta attraversando  soprattutto la carta stampata. Infatti i dati dell’Eurobarometro confermano che i lettori più assidui dei giornali sono quelli che rivelano una formazione ideologica più affine a quella della media dei giornalisti. In sostanza il “circuito mediatico”,almeno della carta stampata (il più influente,rispetto alla tv e alla radio e persino del web) si autodiffonde e  si autoriproduce perche chi continua a comprare i giornali ha la stessa visione di chi li scrive.  Il paradosso andrebbe ancora ampliato e approfondito. Per ragioni di spazio poniamo solo qualche domanda: la crisi dei media ,ormai in corso da anni,sta pericolosamente restringendo il pluralismo del’informazione. E  quello che viene comunemente etichettato “di sinistra”non tiene in alcun conto della estrema differenziazione  del variegato mondo della sinistra .E  in questo ambito i giornali laici,liberali ,libertari, radicali ,socialisti sono,come ampiamente noto, quasi ridotti a zero. Così  come sono una rarità le voci (giornalisti,opinionisti,scrittori,operatori culturali) veramente autonome,non inquadrate politicamente nei grandi partiti politici o in movimenti (come 5Stelle) che comprimono la libertà di espressione,magari utilizzando la “dittatura della Rete” ,manovrata da interessi personali,di gruppo ,finanziari ed economici . Su tutto ora domina la Grande Crisi del sistema editoriale che,sta smantellando l’industria editoriale e il mondo dei giornali : una mutazione che nulla ha a che vedere con quella tecnologica degli anni 60-70 ,della composizione a freddo,cioè della sostituzione delle linotype con i computer ( che comportò il licenziamento di migliaia di tipografi). La crisi attuale si chiama alti costi di produzione a causa anche dell’impressionante riduzione di lettori e della pubblicità .Una crisi che nessuna legge (come quella approvata di recente) che non  potrà risolversi a breve tempo e che la Rete  non potrà servire,se non in piccola parte.

Il Dipartimento cultura del Psi,di cui sono coordinatore,ne discuterà in questi giorni in un apposito convegno con esperti ,giornalisti e presidenti della Federazione della stampa e della Federazione editori .

Aldo Forbice      

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Commenti all'articolo
  1. Forse per questione di età, e di lunga abitudine, mi trovo tra coloro che sono rimasti affezionati alla carta stampata, e al mattino acquistano il giornale e altri ne sfogliano al bar, o si soffermano a leggerne un qualche articolo se in quel momento non vi sono avventori che aspettano di fare altrettanto, e dei quali si avverte semmai “l’impazienza”.

    I quotidiani che acquisto, talora alternandoli, sono quelli più vicini alla mia visione delle cose, ma la “curiosità” mi ha portato negli anni a cercar di conoscere pure l’opinione, scritta o parlata, di chi sapevo essere su altre linee di pensiero, e anche perché trovo gradevole leggere una buona prosa o ascoltare un discorso ben formulato e costruito (indipendentemente dal condividerne o meno il contenuto).

    Orbene, se ripercorro un po’ con la mente questo mio panorama, ossia l’insieme di quanto ho letto o ascoltato relativamente alle questioni e vicende politiche, mi verrebbe da dire che, salvo le dovute eccezioni, i termini più acidi, e che mi sembravano giustappunto dominati “dal pregiudizio, dall’influenza ideologica e politica…”, appartengono soprattutto a quel versante che cerca sistematicamente un “nemico” da bersagliare, e i socialisti, per primi, ne sanno qualcosa.

    Il passare del tempo sembra però dimostrare che i “pensatori
    politicamente corretti”, ivi compresi quelli più inclini a trasformare in “nemico” l’avversario politico, hanno non infrequentemente sostenuto e celebrato posizioni concettuali che alle prove dei fatti si sono poi rivelate incapaci, o quasi, di dar risposta ai problemi dell’oggi, un aspetto, questo, che sta probabilmente assumendo crescente importanza in una società sempre più sfiduciata e disorientata.

    Tutto ciò potrebbe aver alla fine deluso e allontanato una parte dei loro tradizionali sostenitori, e lettori se parliamo di giornali, anche se la mia è una semplice supposizione che potrebbe essere benissimo smentita dal fatto che la crisi investe l’intero settore, e non solo la parte che dicevo.

    Paolo B. 19.11.2016

  2. Forse per questione di età, e di lunga abitudine, mi trovo tra coloro che sono rimasti affezionati alla carta stampata, e al mattino acquistano il giornale e altri ne sfogliano al bar, o si soffermano a leggerne un qualche articolo se in quel momento non vi sono avventori che aspettano di fare altrettanto, e dei quali si avverte semmai “l’impazienza”.

    I quotidiani che acquisto, talora alternandoli, sono quelli più vicini alla mia visione delle cose, ma la “curiosità” mi ha portato negli anni a cercar di conoscere pure l’opinione, scritta o parlata, di chi sapevo essere su altre linee di pensiero, e anche perché trovo gradevole leggere una buona prosa o ascoltare un discorso ben formulato e costruito (indipendentemente dal condividerne o meno il contenuto).

    Orbene, se ripercorro un po’ con la mente questo mio panorama, ossia l’insieme di quanto ho letto o ascoltato relativamente alle questioni e vicende politiche, mi verrebbe da dire che, salvo le dovute eccezioni, i termini più acidi, e che mi sembravano giustappunto dominati “dal pregiudizio, dall’influenza ideologica e politica…”, appartengono soprattutto a quel versante che cerca sistematicamente un “nemico” da bersagliare, e i socialisti, per primi, ne sanno qualcosa.

    Il passare del tempo sembra però dimostrare che i “pensatori politicamente corretti”, ivi compresi quelli più inclini a trasformare in “nemico” l’avversario politico, hanno non infrequentemente sostenuto e celebrato posizioni concettuali che alle prove dei fatti si sono poi rivelate incapaci, o quasi, di dar risposta ai problemi dell’oggi, un aspetto, questo, che sta probabilmente assumendo crescente importanza in una società sempre più sfiduciata e disorientata.

    Tutto ciò potrebbe aver alla fine deluso e allontanato una parte dei loro tradizionali sostenitori, e lettori se parliamo di giornali, anche se la mia è una semplice supposizione che potrebbe essere benissimo smentita dal fatto che la crisi investe l’intero settore, e non solo la parte che dicevo.

    Paolo B. 19.11.2016

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