mercoledì, 29 marzo 2017
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Opinioni e commenti
 

Contributi per maternità lavoratrici autonome? Criticità da eliminare
Pubblicato il 09-11-2016


Consulenti del lavoro

CRITICITA’ DA ELIMINARE SUI CONTRIBUTI MATERNITA’ AUTONOME

I contributi sulla maternità delle lavoratrici autonome? Una criticità da eliminare, almeno per la Fondazione Studi dei consulenti del lavoro che nel parere numero 9 evidenzia “la forte iniquità del sistema previdenziale, che mette a rischio la costituzionalità della norma nel momento in cui gli enti di previdenza impongono di pagare i contributi previdenziali anche su somme corrisposte a titolo di prestazioni assistenziali”. Inoltre, “questa diversità di trattamento si riflette anche sulla tutela pensionistica e sulla misura della prestazione, ridotta notevolmente per le lavoratrici autonome”. “Le lavoratrici madri – ricorda la Fondazione Studi – titolari di partita Iva e che svolgono un’attività autonoma hanno diritto in gravidanza ad una indennità di maternità che sostituisce il reddito perduto dalla lavoratrice nel periodo di interruzione del lavoro. Il diritto al trattamento economico si estende a tutte le forme di lavoro autonomo indipendentemente dalla cassa previdenziale di appartenenza (gestione separata Inps, Casse professionisti)”. “Tuttavia – rimarca ancora la Fondazione – poiché l’indennità di maternità è sostitutiva di un reddito, costituisce, a norma dell’articolo 6 del Tuir, base imponibile Irpef. Si realizza, così, il paradosso previdenziale: l’indennità forma base imponibile fiscale e contemporaneamente diventa base imponibile su cui pagare i contributi previdenziali e assistenziali”. “Questo – ribadisce l’organismo dei consulenti del lavoro – non accade per le lavoratrici dipendenti, dove si prevede che il datore di lavoro possa beneficiare di una esenzione contributiva totale stante le specifiche previsioni contenute nell’art. 6 decreto legislativo numero 314 del 2 settembre 1997”.

Centenario dell’Ilo

IL CONTRIBUTO DELL’INAIL AL FUTURO DEL LAVORO

Il contributo dell’Inail al futuro del lavoro. Questo l’argomento al centro dell’intervento del commissario straordinario dell’Istituto, Massimo De Felice, a Palazzo Montecitorio, in occasione del recente convegno organizzato dall’International labour office (Ilo) nell’ambito delle celebrazioni in vista del 2019, anno del Centenario della sua istituzione.

La partecipazione di rappresentanti di istituzioni e parti sociali. Dopo il rapporto del direttore generale dell’Ilo, Guy Rider, è seguito un dibattito – moderato dal presidente della commissione Lavoro della Camera dei deputati, Cesare Damiano – che ha segnato l’avvio da parte dell’Ilo di un percorso di attività a di riflessione finalizzata a una corretta analisi delle molteplici dinamiche che caratterizzano l’evoluzione del mondo del lavoro e alla possibilità di corrispondere adeguate risposte e strategie d’intervento. All’evento – che ha visto la partecipazione del ministro del Lavoro e della politiche sociali, Giuliano Poletti – hanno dato il proprio contributo numerosi rappresentanti delle istituzioni e delle parti sociali, tra i quali il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, il segretario confederale della Cisl, Luigi Petteni, il segretario generale della Uil, Carmelo Barbagallo, il direttore dell’area Lavoro e Welfare di Confindustria, Pierangelo Albini, e il presidente dell’Inps, Tito Boeri.

“Studi accurati sui nuovi lavori e sulle loro modalità”. “Sui nuovi lavori e sulle nuove modalità di lavoro l’Inail sta svolgendo studi accurati – ha affermato De Felice – Non sono analisi soltanto qualitative. Hanno la finalità di definire il premio di assicurazione. Forniranno perciò per ciascuna fattispecie lavorativa una misura di rischiosità, avendo dovuto trasformare, per quantificare il premio, il rischio in moneta. L’individuazione dei fattori di rischio – in particolare dei rischi emergenti dall’utilizzazione di nuovi materiali e di nuove tecnologie – è tema dei piani di ricerca che l’Inail ha in atto. D’altra parte le nuove tecnologie, si pensi alla sensoristica e alla robotica, sono studiate anche nella prospettiva della prevenzione e della riabilitazione degli infortunati”.

“Dall’Istituto un punto di vista originale”. “Sono ovviamente disponibili – ha proseguito il commissario straordinario dell’Inail – le basi di dati e le analisi statistiche sugli infortuni e sulle malattie professionali, che abbiamo impostato utilizzando un ‘modello di lettura’ dei fenomeni, per chiave interpretativa: tipologia dell’evento dannoso, caratteristiche dell’infortunato (genere, età, luogo di nascita), caratteristiche dell’azienda di appartenenza, localizzazione geografica. L’Inail può quindi dare un punto di vista originale sul futuro del lavoro, ponendo il tema al centro di un reticolo che vede problematiche definitorie (quali nuovi lavori), statistico-attuariali (quali livelli di rischiosità, analisi statistiche su infortuni e malattie professionali), e tecnologiche (quali nuovi problemi e quali nuovi aiuti dalla tecnologia). C’è tutta la disponibilità e l’interesse dell’Istituto a organizzare su questi temi un convegno di studio”.

Fisco

I NUMERI DELL’EVASIONE

In media, per gli anni 2012 e 2013, il tax gap complessivo, cioè la differenza tra le entrate attese e quelle effettive è risultato pari a 108,7 miliardi di euro, di cui 98,3 miliardi di mancate entrate tributarie e 10,4 miliardi di mancate entrate contributive. E’ quanto si legge nella relazione della commissione Giovannini pubblicata sul sito del Tesoro. Dal 2012 al 2013 l’incremento delle mancate entrate tributarie – si legge nell’analisi – risulta pari a 2,5 miliardi di euro, mentre la dinamica del gap riguardante le entrate contributive registra una leggera flessione (circa 280 milioni di euro). La propensione al gap relativa alle entrate tributarie, in media pari al 24 per cento. Considerando esclusivamente l’Irpef per il lavoro autonomo e impresa, l’Ires, l’Iva e l’Irap, la propensione media al gap risulta sensibilmente più elevata e pari al 34,2 per cento. Dal rapporto, in particolare, emerge una propensione media alll’evasione Irpef pari al 55,9 per cento per i lavoratori autonomi e le imprese, in continua crescita dal 2010 al 2014, anno in cui si avvicina al 60 per cento a fronte di un’evasione del lavoro dipendente del 3%. Tra le altre imposte la più evasa è l’Ires con una propensione al 36,8% seguita dall’Iva al 29,8%, dall’Imu al 24,2% e dall’Irap al 22,7%. In generale, con la sola eccezione dell’Iva, nel 2013 si evidenzia un aumento nella propensione al gap rispetto al 2012 per tutte le tipologie di imposta considerate. Da segnalare che la recente revisione al rialzo operata dall’Istat con riferimento al Pil del 2014, data l’assenza di revisione del gettito tributario, potrebbe condurre ad una crescita dei tax gap per tale anno.

Strocchi

LA BORSA E’ LA RISPOSTA AL FUTURO DELLE IMPRESE

Rendere accessibili i grandi gruppi italiani, a volte veri e propri gioielli nostrani, al risparmio degli italiani quotandoli in Borsa, così da garantire loro un futuro performante e, insieme, sostenere l’economia italiana. Arginando, per di più, quella ‘fuga dall’Italia’ che negli ultimi anni sembra accompagnare il destino di grandi imprese cresciute nel bel Paese ma che, ‘complice’ spesso il passaggio generazionale, optano per la vendita fuori confine. E’ questa la ‘soluzione’ insieme finanziaria e ‘tricolore’ suggerita da Simone Strocchi, investmentbanker, fondatore di Electa e presidente di Aispac, l’associazione delle spac italiane (Special PurposeAcquisition Company), veicoli di investimento contenenti esclusivamente cassa (blankcheck companies), costituiti specificatamente per raccogliere capitale al fine di effettuare operazioni di fusione e/o acquisizione di aziende. Guardando anche al caso Esselunga, l’ultimo di una lunga serie, l’impressione è che sempre più spesso pezzi di economia reale italiana, diventino ‘prede’ di investitori stranieri o ‘ostaggio’ di complicati sistemi di cristallizzazione di governance. C’è chi ricerca con i trust sistemi di blindatura per evitare frazionamento e dispersione del controllo alla successione o chi cerca in extremis e con urgenza un compratore per trasformare l’impresa di una vita in denaro contante da lasciare agli eredi. Per Strocchi, invece, la quotazione in un contesto di Spac o pre-booking company può essere una soluzione “su misura”, che ben si adatta al contesto di molte aziende italiane in questa fase delicata di successione. In generale, ha spiegato all’Adnkronos”si tratta di gruppi e imprese di grande successo che sono state promosse dai grandi capitani d’industria che sono figli del dopoguerra, del boom economico degli anni ’70”. Si parla quindi ”di una generazione impavida di personaggi a cui tutti dobbiamo grande rispetto e riconoscenza perché hanno creato l’economia del Paese ma che oggi hanno un’età compresa tra i 75 e gli ultra 90 anni”. ‘Natali’ che impongono naturalmente riflessioni su cosa succede dopo. “Questo spesso non coincide con il mero passaggio inter-generazionale ma talvolta con valutazioni che vedono gli uomini che hanno creato queste grandi imprese desiderosi di liquidare per passare ai figli cassa evitando liti infinite tra eredi”.Le scelte vanno agli estremi e generalmente sono di due tipi. “C’è la vendita oppure la blindatura – ha riassunto Strocchi -. Spesso questi imprenditori cercano delle soluzioni atte a vincolare la governance all’interno di strutture inaccessibili o comunque non smontabili dai loro eredi per far sì che la loro impresa possa superare qualsiasi tipo di frizione che potrebbe generarsi tra i componenti che verranno nella compagine sociale. Quindi trust, società accomandita per azioni, società accomandita semplice. Tutte soluzioni mirate a preservare la governance in un contesto in cui la società resta privata ma che spesso poi, purtroppo, declina in una blindatura che rende inefficace e inefficiente l’impresa perché viene portata avanti su istruzioni gestite con puntiglio notarile poco attento a quella che nel tempo diventa l’evoluzione del mercato”.La soluzione principe per Strocchi è la Borsa. “E’ la scelta che consente di condividere queste imprese con investitori di mercato, con italiani. La quotazione dell’impresa non confligge con il fatto di mantenere nel tempo la governance blindata all’interno di un trust o di una società in accomandita, ma consente di condividere la performance aziendale, quindi l’interesse a che l’azienda resti performante nel tempo, governata dai suoi manager con uno stuolo di investitori che sono gli investitori di mercato. Per questo ritengo che la quotazione, la condivisione di queste imprese con investitori italiani, possa essere un’ottima soluzione per avere la certezza che saranno oggetto di attenzione non solo degli eredi ma di una serie di soggetti che investendo all’interno di un’impresa avranno cura che questa continui a prosperare e a essere performante, adeguata ai mercati che verranno”.La Spac, per Strocchi, è una via adatta ad aiutare le aziende alle prese con la successione che vogliono quotarsi, perché, insieme alle più moderne evoluzioni inPrebooking Company, sono soluzioni che proiettano le ‘eccellenze’ nel futuro perché consentono uno sbarco sul mercato borsistico organizzato e accompagnato, in un contesto “tailor made”, da professionisti e capitali, il cui interesse è allineato con quello degli imprenditori. La quotazione tramite una Spac, ha puntualizzato Strocchi “è una soluzione efficiente ed importante per promuoverne la durata e la capacità di prosperare e crescere oltre i fondatori, ma anche per consegnare agli eredi un patrimonio fatto di strumenti scambiabili e che si possono apprezzare sul mercato come le azioni della società quotata”.Con le prebooking company poi “i capitali italiani possono muoversi ed organizzarsi in modo sempre più semplice per dare vita a dei sodalizi fair e, perché no, anche ad un movimento di riscossa che consenta alle imprese italiane eccellenti di crescere e di restare a condividere i propri risultati e la propria performance tra italiani”. Con un ‘ritorno’ in termini economici che può giovare al Paese. “Rendere accessibile questi gioielli dell’economia al risparmio degli italiani – ha rimarcato Strocchi – potrebbe essere un’ottima soluzione per sostenere la nostra economia e renderla non in vendita. Oggi su 10 transazioni, 8 sono in cessione: società italiane che vengono acquistate da gruppi stranieri. Oggi siamo un paese sostanzialmente in vendita. Un peccato perché il nostro è un Paese dove il risparmio è significativo ma viene sistematicamente indirizzato verso economie nord-europee”.

Carlo Pareto

 

 

 

 

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