venerdì, 9 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

“I Medici”, una fiction intrigata, sanguinaria,
ma inedita per l’Italia
Pubblicato il 14-11-2016


i-medici-valentina-cervi-nel-castConclusa la fiction su “I Medici” (regia di Sergio Mimica-Gezzan), ha mostrato una visione inedita di questo potente e longevo casato. Come nella migliore delle telenovele, l’intreccio della trama si è fatto man mano sempre più intrigante, intrigato e con una violenza inaspettata pronta ad esplodere. Di sangue se ne è sparso molto. E se della famiglia si è scelto di seguire il personaggio di Cosimo (interpretato dal bravo Richard Madden) quale protagonista, il meno noto di tutti forse, non meno insolita è stata la decisione di mostrare il lato più oscuro e inquietante della famiglia; non solo il suo fasto e prestigio. Ciò non soltanto per la sua “corruzione”, che poi è anche quella della Chiesa, del Papato e dell’umanità intera. Una “perdizione” necessaria per rinascere dalle proprie ceneri; un po’ come oggi con la “riforma” e la “rivoluzione” cristiana ed evangelica, di stampo francescano, di Papa Francesco. Il cambiamento che il Santo Pontefice ha portato nella Chiesa cattolica non è meno epocale di quello vissuto dai Medici. E quello che è diventato Papa Bergoglio per i cattolici oggi, lo fu Lorenzo il Magnifico per i Medici.
Non a caso la religione ha avuto un ruolo preminente in questa fiction sanguinaria che si é mossa tra vendetta, ricatto, riscatto, perdono, senso dell’onore, ricerca della verità e dell’affermazione della lealtà, espiazione dei peccati, punizione terrena e divina. Occorre la guerra per trovare la pace e toccare il fondo per risorgere è la logica dominante. Senza mezzi termini si dice che “tutti gli uomini sono in grado di uccidere, basta darne loro l’opportunità”. Un assunto ribadito più volte. Infatti tutto prenderà avvio dall’omicidio del capostipite Giovanni de’ Medici (Dustin Hoffman), che condurrà allo scontro con i Degli Albizzi, che porterà a sua volta alla condanna all’esilio e all’uccisione di Rinaldo degli Albizzi e infine alla morte di Lorenzo, il fratello di Cosimo pugnalato. Una vendetta tra casati tipo quella tra Montecchi e Capuleti in “Romeo e Giulietta”. Questo perché -si spiega- “la guerra è sempre cruda e crudele, anche se le cause possono sembrare giuste”. Si agisce, certo, per una buona causa, ma di sangue ne scorrerà comunque molto. Ciò poiché i Medici sono -si dice- “uomini di fede pronti a sacrificarsi per il Santo Padre e per la Cristianità”, ma sono anche “padroni di se stessi”. Ovvero credono ugualmente che “un uomo ha sempre una scelta se é disposto a perdere”, a rischiare tutto. Fu proprio Giovanni de’ Medici ad affermare con convinzione e determinazione: “A volte è necessario fare del male per ottenere del bene”. Il fine giustifica i mezzi di machiavellica memoria: ma a quale prezzo? Dietro un rischio di perdizione diabolica, se si è “tutti peccatori in cerca di Dio”, del Suo perdono e della Sua misericordia, per avere una seconda occasione, un’altra possibilità di espiare i propri peccati ed evitare la dannazione eterna, la soluzione è appunto rischiare di perdere tutto. Solo così si giustificano, ad esempio, la relazione incestuosa tra madre e figlio, ovvero tra Lucrezia Tornabuoni (Valentina Bellé) e Piero dei Medici (Alessandro Sperduti) e il fatto che Cosimo aspetta un figlio dalla sua amante Maddalena (Sarah Felberbaum). Nel primo caso dal rapporto nascerà Lorenzo il Magnifico, che immensi fasto e gloria ha dato alla famiglia. Nel secondo Cosimo e Contessina de’ Bardi (Annabel Scholey) decideranno di prendere in custodia il nascituro come fosse il loro. Dunque per ricominciare e redimere occorre come tagliare il ramo malato della vite forte dei Medici: questo era rappresentato da Giovanni, figura controversa e corrotta. Pertanto non si mostrano solo gli aspetti positivi del casato, ma anche quelli negativi. Il bene e il male convivono. Solo così un encomio può essere reale e la storia non mitizzata, ma attualizzata; contestualizzata nell’universalità della natura umana corruttibile, peccatrice, ma dalle capacità straordinarie di compiere una forma di progresso nuova, democratica e repubblicana: la nuova riforma proposta e richiesta dai Medici, rivolta non al popolo, alla nobiltà o all’aristocrazia, ma alle banche. Il coraggio di osare che caratterizzò questa famiglia. Cose buone e cattive fatte da chi è al potere: ieri come oggi, come sempre.
Non si può salvare e lodare tutto o condannare e criticare interamente e completamente.
Occorre discernere il limite giusto dell’equilibrio, dell’equità e della giustizia (sociale) appunto. Per il bene comune, la democrazia e la laicità. Così anche la religione si farà più umana e terrena, meno ‘soprannaturale’ e riusciremo a capire quanto faccia parte della nostra vita. Del resto anche i potenti sono uomini con le loro debolezze. La fiction sembra dire ‘no’ ad ogni guerra e guerriglia. Per questo il finale, con l’annuncio dell’arrivo di Lorenzo il Magnifico, dà fiducia e speranza nel futuro; si conclude con un segno d’apertura al domani. Prendere il buono nel ‘male’, trovare il bene e l’aspetto positivo in ogni circostanza negativa, agire a fin di bene compiendo scelte dolorose, discutibili e criticabili, infonde questo ottimismo prolifico e produttivo. Vale sempre la pena di conoscere e sapere la verità, anche se a volte può essere dolorosa. Perché, spesso, in tutte le cose è questione di punti di vista, di prospettiva – come insegna il genio del maestro Brunelleschi (Alessandro Preziosi) – con cui si osserva la realtà: tutto dipende da che punto di vista si guarda al mondo circostante. Per questo – come cita quello che potrebbe essere lo slogan della fiction – “mai sottovalutare i Medici”.

Questo il senso della fiction. Ed è per questo che, non a caso, i titoli dei due episodi che hanno costituito l’ultima puntata sono: “Il Purgatorio” ed “Epifania assoluta”. Ciò significa che: è soltanto dopo aver penato in vita e scontato per i propri peccati, aver pagato con il proprio ‘Purgatorio’ (virtuale e metaforico), che si raggiunge quella “epifania assoluta”, che altro non è che la rivelazione totale del senso vero e pieno della vita.

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