sabato, 3 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Il Cuperlum
Pubblicato il 04-11-2016


Non ci vuole molto per capire che i due obiettivi del Pd di Renzi in materia di riforma della legge elettorale siano costituiti dal tentativo di sbarrare la strada a Grillo e di spaccare la minoranza del Pd sul referendum. Alla prima si dovrebbe arrivare facilmente eliminando il ballottaggio e introducendo il premio alla coalizione, due cose giuste e che noi più volte abbiamo suggerito. Alla seconda si arriva certamente se verranno nel contempo introdotti i collegi uninominali eliminando così la schizofrenica separazione tra capilista nominati e candidati eletti, questione cara alla minoranza pidina, ma soprattutto se l’impegno solenne del gruppo dirigente del Pd e poi dei leader della maggioranza verrà codificato in una proposta di legge o in qualcosa che le assomigli in quanto a solennità, come un atto ufficiale della direzione del partito.

Cuperlo e i suoi amici a quel punto si distaccheranno da Bersani e Speranza, non avranno più motivi per non votare sì al referendum, verranno di fatto assorbiti nella maggioranza renziana sia pur da critici. Oggi Renzi non può far altro che accontentare Cuperlo e Cuperlo sarà di fatto il principale punto di riferimento della riforma dell’Italicum. Già dovremmo aver capito i punti essenziali dell’Italicum riformato, cioè del Cuperlum. Meno chiare sono le clausole di garanzia rispetto alla sua approvazione parlamentare. Due precisazioni sono obbligate. La prima è l’evidente strumentalità della richiesta dell’approvazione della nuova legge prima del referendum. Non ci sono i tempi per poterlo fare. Al referendum manca solo un mese e tutta la politica italiana, giusto o sbagliato che sia, ruota attorno a questo tema.

La verità è che, se non può essere approvata una nuova legge prima del referendum, così qualsiasi altro impegno anche ufficiale e anche tradotto in strumento legislativo potrebbe essere vanificato dalla vittoria del no, soprattutto se ad essa dovesse seguire una crisi di governo. Diciamo allora che il Cuperlum è solo garantito proprio dalla vittoria del sì e dalla permanenza di questo quadro politico. I suoi nemici sono proprio, oltre alle minoranze, Bersani, Speranza e D’Alema. Renzi lo sa benissimo. E si tiene stretto Cuperlo e il Cuperlum.

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Commenti all'articolo
  1. e bravo Del Bue… Invece Italicum è tecnicamente e politicamente inemendabile. Per questo voteranno NO in tanti (compresi molti socialisti che non hanno messa o a dormire lo spirito critico).
    dato che sei stato parlamentare conosci certamente i temi che vado a ricordare.
    Stiamo parlando della camera dei deputati (o come si chiama nei diversi paesi) e non parliamo qui dei vari tipi di senato (o camera alta).
    In UK (Camera dei Comuni) il sistema è maggioritario a turno unico, è basato su 646 collegi piccoli (tanti quanti i deputati, dunque meno di 100.000 elettori cad) e vince chi in ogni collegio ha un voto in più (anche se a livello nazionale ottenesse pochi voti).
    In Francia il sistema per l’Assemblea nazionale è concettualmente analogo (su 577 collegi, anche qui meno di 100.000 elettori cad) ma basato su un doppio turno se al primo nessuno ottiene il 50% +1. Ai ballottaggi (che si svolgono dopo 15 gg.) partecipano i due candidati che abbiano ottenuto almeno il 12,5% dei voti al primo turno, sono fortemente stimolate le alleanze per sostenere il candidato ‘meno diverso’ che abbia più chanches: è quel che succede ad es. tra PCF e PSF. L’unica che non ne è contenta oggi è la Le Pen perchè – pur ottenendo molti voti sparsi – è debole nei singoli collegi.
    Il sistema francese era la proposta prioritaria del PD di Bersani nel 2013.
    Poi c’è la Germania, con il Bundestag di 620 seggi (e perciò tanti sono i collegi elettorali). L’elettore esprime il suo voto in un unica scheda ma divisa in due parti. I cosiddetti “primi voti” scelgono un candidato di un partito o di una coalizione a cui si collega con il sistema maggioritario secco dove ogni collegio elegge un solo deputato. Il candidato per il collegio è prestampato sulla scheda. Questi collegi uninominali generano la metà dei seggi del Bundestag. Con il “secondo voto” invece l’elettore si esprime su una lista bloccata di candidati della circoscrizione (nella scheda non ci sono simboli ma solo nomi di partiti) che concorre per la seconda metà dei seggi al Bundestag. Non esiste il voto di preferenza. E’ permesso il voto disgiunto tra candidato di collegio e lista bloccata.
    Al momento dello spoglio il secondo voto va calcolato a livello nazionale e determina la ripartizione dei seggi tra le liste con il metodo proporzionale. Entrano in parlamento le liste che nei primi voti hanno eletto almeno 3 deputati o il 5% dei voti alla lista
    Nei tre sistemi indicati nessuno sa la sera delle elezioni ‘chi ha vinto’ nè viene concesso alcun premio di maggioranza: infatti aumentano i casi di ‘grosse koalitionen’ sia in D che in UK, con il caso francese dove spesso il Presidente (eletto direttamente) va in contrasto con il Parlamento (per la cronaca idem spesso succede anche negli USA).
    Infine c’era il ‘mattarellum’ un misto un po’ strano che (in seguito al referendum promosso da Segni) abbiamo introdotto in Italia nel 1993 sia per Senato che Camera, utilizzato nel 1994,1996 e 2001 e sostituito nel 2005 dal Porcellum. Prevedeva 3/4 di seggi (475 alla Camera e 232 al Senato) con sistema maggioritario secco (plurality) e i candidati potevano candidarsi solo in un collegio. Il restante 1/4 dei seggi veniva assegnato con un voto proporzionale e sbarramento (solo alla Camera) del 4% mentre 1/4 dei seggi senatoriali era assegnato su base regionale. Per tutelare i secondi non eletti al Senato e i piccoli partiti era stato escogitato uno strano artificio (‘scorporo’ dei seggi) diverso tra le due camere. Il mattarellum aveva il pregio di rispondere all’esigenza di un voto chiaro e libero dagli eccessi proporzionalistici puri, ma anche vari difetti, ad es. quello di provocare liste civetta e (in contrasto con l’obiettivo di raggruppare i partiti) generò alleanze elettorali spurie destinate poi (v. nel 2001) a frantumarsi in Parlamento.
    Italicum invece è una bruttura tecnica e politica (frutto dell’ubriacatura di Renzi con l’irripetibile 40% alle europee 2014) ed ora –dopo le batoste alle ammnistrative- è senza padri. Purtroppo è così brutto che non si può correggere (tipo eliminare i ballottaggi, il tacon pezo del buso) ma solo rottamare. E naturalmente Italicum –con la sua droga di maggioranza- è strettamente connesso con la de-forma costituzionale del governo Renzi. Chi lo nega si immagini ad es. la Camera di 630 eletta con il mattarellum o – peggio con un proporzionale: oggi non ci sarebbe quasi mai un partito vincitore, ergo tante coalizioni e ‘governabilità’ difficile. Italicum ‘rottamandum’ est.

    su HP del 1/11
    Intanto il 15 novembre il tribunale di Milano si esprimerà sulla richiesta Onida in merito al quesito referendario molto confusionario e vedremo. In ogni caso se il 4 dicembre vince il NO (noi riformisti di sinistra lavoriamo per questo) e se il giorno dopo Renzi si dimette (magari) Mattarella ha tre opzioni: può rinviarlo alle Camere per verificarne la fiducia, oppure senza la fiducia Renzi va a casa (magari) e Mattarella tenta un nuovo candidato. In caso negativo si va a votare. Con che legge elettorale? Rebus sic stantibus certo con ll consultellum al Senato e con Italicum alla Camera. Ma in realtà -siccome tutti hanno disconosciuto la bruttura Italicum – in tre mesi un Parlamento anche così sgangherato può votare una nuova legge elettorale: es. doppio turno alla francese o mattarellum 2.0. E quindi al voto in primavera 2017 (farebbe comodo anche ai renziani per rinviare i referendum sociali della CGIL..): E così si vedranno finalmente le carte.
    Intanto però il 4 dicembre noi votiamo NO. Sai , meglio premunirsi..

  2. Ma quanto “pesa” elettoralmente Cuperlo? Io credo poco più di nulla! Accordi con Renzi lo farà tanto per garantirsi la rielezione. Caro Direttore se malauguratamente vincerà il Si , state sereni. Non cambierà nulla! Solo se vincerà il No , Renzi sta costretto, non un signor “nessuno”, ma dalle mutate condizioni politiche! Mi auguro che pur nel rispetto delle scelte del Partito, siano invece molti i Socialisti che voteranno No. Per la democrazia, per il Paese ed anche per il loro futuro!

  3. Penso anch’io, come Moreno, che se il “cuperlum” sarà una legge elettorale “decente”, potrà essere approvata anche se prevale il NO, ma vorrei però che qualcuno che mastica la materia mi facesse capire come mai l’introduzione dei collegi uninominali possa trovar d’accordo una forza politica “minore”, perché io non riesco francamente a spiegarmelo..

    A sua volta, Mario si domanda giustamente “Ma il referendum è sulla riforma costituzionale o sull’Italicum?”, visto che ci sentiamo spesso dire che sono due cose diverse, ma in fondo sappiamo tutti che vale il cosiddetto “combinato disposto”.

    Paolo B. 06.11.2016

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