mercoledì, 22 febbraio 2017
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Opinioni e commenti
 

Il Labirinto burocratico dell’invalidità
Pubblicato il 18-11-2016


Da ormai sedici anni il Fondo Speciale per l’eliminazione e il superamento delle barriere architettoniche, previsto dall’art.10 della legge n.13 del 9 gennaio 1989,è privo di finanziamenti.
L’attuale legge finanziaria(AC 4127) non ne fa menzione.Per singolare coincidenza i fondi furono tagliati quando si modificò il titolo V della Costituzione,in una specie di tacita intesa:se ne sarebbero occupate le Regioni.
Da questa scelta sciagurata discendono diverse conseguenze. La prima,del tutto evidente, è che ci sono Regioni che hanno legiferato ed altre no. E questo significa che un cittadino con ridotta o impedita capacità motoria vede i suoi diritti, garantiti da una legge dello Stato, confermati, violati o negati a seconda di dove abita,come già accade per esempio nell’ambito sanitario.
La giustificazione di questa aperta violazione dell’art.3 della Costituzione può trovare giustificazione nel fatto che la competenza sanitaria è esclusivamente delle Regioni ma qui c’è una legge specifica dello Stato! Esiste una competenza dello Stato nel fissare i cosiddetti LEP (livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali) e la legge 13/89 è una legge dello Stato che non può essere ignorata da legislatore!
La seconda conseguenza è che la legge,contrariamente al solito,aveva il pregio di essere molto semplice: i Comuni raccoglievano le domande,le trasmettevano alla Regione che provvedeva a soddisfarle sulla base della disponibilità del Fondo Nazionale.Ancora oggi sono molte le domande che si rivolgono seguendo questo canale per cui succede che cittadini e Comuni sono oberati dagli oneri burocratici, la Regione stila gli elenchi e poi non comunica nemmeno a chi ha fatto domanda che fine ha fatto la sua pratica per installare un ascensore o per dotarsi di uno scivolo. State attenti alla parola comune: si dice scivolo ma deve essere fatto, giustamente, di materiale non sdrucciolevole! Ma qui altro che scivolare: si è creata la strada che gli Spartani prevedevano per il Monte Taigeto o i Romani per la Rupe Tarpea. Li buttiamo giù, questi invalidi, nel labirinto burocratico.
Si può dare il caso che un Comune disponga di un servizio sociale efficiente e di buona volontà: in quel caso si consiglia alla persona con ridotta mobilità di seguire il canale…del finanziamento regionale, quando c’è. Ma qui le Regioni introducono punteggi come quello, sacrosanto, della gravità dell’invalidità e quello,un po’ più opinabile,dei limiti di reddito. Eppure, in un documento ufficiale della Regione Emilia Romagna del 20 gennaio 2012 si faceva osservare che la legge regionale poteva introdurre “criteri di graduazione e priorità delle domande in base alle condizioni reddituali dei richiedenti, ma non eliminare in radice la possibilità di erogazione dei contributi per coloro che superino determinati limiti reddituali, poiché in tal modo la Regione escluderebbe tali soggetti dalla fruizione di un beneficio già riconosciuto dalla legislazione statale. “Quindi la Regione ti chiede la dichiarazione ISEE, notevolmente complicata, per poi precisare che solo a parità di condizioni di gravità può essere determinante il livello del reddito, che non può comunque escluderti dal diritto.Ma allora perché richiedere a tutti l’ISEE e non limitarsi ad una richiesta nel caso in cui i fondi non siano sufficienti e si verifichi la parità di punteggio?
La legge 13 si basava sull’incentivo a superare le barriere per garantire l’accessibilità, l’adattabilità e la visibilità degli edifici privati e di edilizia residenziale pubblica.In una società che ha sempre più anziani dobbiamo eliminare gli ostacoli anche per le poche mamme con un passeggino.
Al Parlamento che approvò la mia proposta di legge sento di dover oggi rivolgere un appello a provvedere. Nella ridefinizione dei rapporti tra lo Stato e le Regioni, prevista dal prossimo referendum, il diritto a muoversi è la condizione per lavorare ed avere relazioni sociali. Poi, diciamocelo, non sempre le Regioni fanno cose buone.

Per esempio, la Regione Valle d’Aosta aveva esentato alcuni esercizi pubblici dall’obbligo di rispettare la legge sulle barriere architettoniche Lo Stato impugnò la legge Regionale e la Corte Costituzionale si pronunciò con sentenza n.111 del 16 aprile 2014.Consentitemi di citare il dispositivo: La norma impugnata, pur inserendosi in un più ampio contesto normativo riconducibile al governo del territorio, attiene invece ai livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che devono essere
garantiti su tutto il territorio nazionale, ai sensi dell’art. 117, secondo comma, lettera m), Cost.
Secondo la giurisprudenza costituzionale «questo titolo di legittimazione dell’intervento statale è invocabile “in relazione a specifiche prestazioni delle quali la normativa statale definisca il livello essenziale di erogazione” […], nonché “quando la normativa al riguardo fissi, appunto, livelli di prestazioni da assicurare ai fruitori dei vari servizi” […],
attribuendo “al legislatore statale un fondamentale strumento per garantire il mantenimento di una adeguata uniformità di trattamento sul piano dei diritti di tutti i soggetti, pur in un sistema caratterizzato da un livello di autonomia regionale e locale decisamente accresciuto” […].
Si tratta, pertanto, “non tanto di una «materia» in senso stretto, quanto di una competenza del legislatore statale idonea ad investire tutte le materie, rispetto alle quali il legislatore stesso deve poter porre le norme necessarie per assicurare a tutti, sull’intero territorio nazionale, il godimento di prestazioni garantite, come contenuto essenziale di tali diritti, senza che la legislazione regionale possa limitarle o condizionarle”» (sentenza n. 207 del 2012).
7.4.− Ebbene, la norma impugnata deroga la disciplina statale di cui all’art. 82, comma 1, del d.P.R. n. 380 del 2001, la quale stabilisce che tutte le opere edilizie che riguardano edifici pubblici ed edifici privati aperti al pubblico, rispetto ai quali è di fatto limitata l’accessibilità e la visitabilità da parte dei portatori di handicap, devono essere eseguite in conformità alla normativa vigente in materia di eliminazione e di superamento delle barriere architettoniche.
7.5.− L’articolo censurato, dunque, viola la potestà legislativa esclusiva statale in ordine alla determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni, con riguardo all’attuazione dei diritti delle persone portatrici di handicap.” Della Corte che pronunciò quella sentenza faceva parte un parlamentare che fu tra i primi a congratularsi con me quando facemmo quella legge.Oggi è Presidente della Repubblica e sono certo che non farà mancare la sua persuasione morale a questo impegno di civiltà.

Franco Piro

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