giovedì, 8 dicembre 2016
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Incontro Inps e sindacati: coordinare e informare sulle novità pensionistiche
Pubblicato il 21-11-2016


Incontro Inps e sindacati

PER COORDINARE INFORMAZIONE SU NOVITA’ PENSIONI

Si è recentemente svolto un incontro fra Tito Boeri, presidente Inps, Susanna Camusso, segretario generale Cgil, Annamaria Furlan, segretario generale Cisl, e Carmelo Barbagallo, segretario generale Uil, con l’obiettivo di coordinare le attività volte a informare i lavoratori sulle novità in tema pensionistico introdotte con la legge di bilancio. I tre segretari confederali e il presidente dell’Inps hanno convenuto circa la necessità di offrire al maggior numero di lavoratori possibile le informazioni di base che permettano di fare scelte consapevoli in tema di anticipo pensionistico o proseguimento dell’attività lavorativa. Si sono impegnati a lavorare assieme all’Inps nel prepararsi a meglio gestire la crescente domanda di informazioni e delucidazioni su norme che verranno varate. In particolare, per rispondere alle richieste di assistenza agli utenti si è deciso di istituire un tavolo tecnico per la stesura di un kit informativo da distribuire alle sedi territoriali dell’Istituto, dei sindacati e dei patronati. Questo materiale servirà a rispondere alle domande più frequenti poste dai lavoratori. Si è anche deciso di predisporre un piano di formazione che coinvolga non solo il personale dell’Inps, ma anche i patronati. Nell’incontro è stata più volte sottolineata la necessità di partire il prima possibile con questa campagna di informazione tenuto conto anche della presenza di tetti di spesa nell’accesso alle diverse forme di uscita anticipata. Per tale ragione si rende necessaria una capillare informazione per far cogliere a tutti i potenziali interessati le nuove opportunità di accesso alla pensione.

Per una piccola impresa su cinque

TREDICESIME A RISCHIO

Pagare le tredicesime resta un problema per molte piccole imprese italiane. E, anche quest’anno, una su cinque potrebbe essere costretta a non pagare o a rimandare il saldo. E’ quanto emerge da un’indagine dell’Adnkronos, condotta su un campione di oltre mille imprese distribuite in tutte le regioni italiane. Il dato, comunque, è più basso rispetto alla stessa rilevazione dell’anno scorso, evidenziando un trend in progressivo miglioramento: è pari al 21% la quota di imprenditori interpellati (erano il 24% l’anno scorso e il 27% nel 2014) che dichiara di non essere in grado di onorare il pagamento.Sale invece la quota di chi, tra le imprese in difficoltà, segnala che già l’anno scorso è stato costretto a non rispettare con puntualità l’appuntamento con la tredicesima: sono il 51% (erano il 35% nel 2015), a dimostrazione che c’è una fascia di imprese che, nonostante i timidi segnali di ripresa generale, non riesce a invertire la rotta.A pesare sulle imprese che dichiarano di non riuscire a pagare le tredicesime, restano soprattutto le tasse e le difficoltà di accesso al credito. Tra le ragioni indicate per ‘giustificare’ il mancato pagamento della tredicesima, infatti, prevale l’eccessiva concentrazione degli adempimenti fiscali in dicembre, indicata dal 73% delle imprese che sono costrette a non pagare (erano il 70% nel 2015); resta stabile rispetto allo scorso anno la quota di imprese, il 27%, che denuncia la mancata concessione da parte delle banche del prestito necessario a coprire l’esigenza di maggiore liquidità.

Piccinini (Inca Cgil)

TROPPE POCHE DENUNCE INFORTUNI NEI TRASPORTI

“Abbiamo realizzato questi questionari tra i lavoratori del settore ed emerge che tanti di loro, troppi, manifestano dei sintomi e dei disturbi che sono chiaramente collegati al lavoro che svolgono. Disturbi alla schiena e altro chiaramente collegati all’impiego che svolgono. E poi ci sono dei dati che dimostrano come bassa è la tutela di questi lavoratori perché sono poche le denunce presentate sia per quanto riguarda gli infortuni che le malattie professionali”. Così, intervistata recentemente da Labitalia, si è espressa la presidente dell’Inca Cgil, Morena Piccinini, che ha commentato i risultati dell’indagine ‘La Sicurezza non è una ruota di scorta’, realizzata dal Patronato con la Filt Cgil. “C’è infatti questo ‘delta’ – ha spiegato Piccinini – tra il disturbo manifestato, i sintomi che vengono presentati e che sono riconducibili al lavoro, e il poco riconoscimento ad oggi del fatto che questi disturbi derivano dall’attività lavorativa”. “Noi come patronato, con la categoria, intendiamo – ha continuato Piccinini- lavorare molto con i delegati delle azienda del settore e con i singoli lavoratori affinché si passi dalla singola analisi personale alla denuncia della malattia professionale, senza aver paura di correre dei rischi sul posto di lavoro per averlo fatto”. “Contemporaneamente, chiediamo all’Inail – ha precisato ancora la presidente dell’Inca Cgil – che sia un po’ più sensibile su questo tema perché se sono pochi i riconoscimenti di malattia professionale è anche perché c’è grande ristrettezza”. “Dall’altra parte – ha aggiunto – chiediamo al legislatore di portare avanti in modo rapido quanto contenuto nel disegno di legge di bilancio in cui si riconosce questo lavoro come in sé gravoso, soggetto a maggiore usura rispetto ad altre attività”. “E quindi la possibilità di collegare, da un lato, un maggiore riconoscimento della malattia professionale, dall’altro lato il riconoscimento che questi sono lavori in sé pesanti – ha concluso Piccinini – che meritano un pensionamento agevolato anticipato rispetto ai tempi della vecchiaia”.

Filt Cgil: fenomeno sottostimato“Da tempo sosteniamo che il fenomeno delle malattie professionali è notevolmente sottostimato anche in ambito trasportistico. Molte malattie professionali sono il risultato di una costante usura da lavoro, determinata soprattutto dalla fatica e dallo stress”. Così Alessandro Rocchi, segretario generale della Filt Cgil, ha commentato di recente i dati emersi dall’indagine ‘La sicurezza non è una ruota di scorta’, realizzata dal sindacato di categoria insieme al Patronato Inca, e centrata su infortuni e malattie professionali nel settore dei trasporti. In particolare, per Rocchi, “anche incrociando diverse fonti di dati, incerto è il numero degli occupati nella logistica delle merci e incerto è il numero degli incidenti sul lavoro che effettivamente accadono nelle attività di movimentazione delle merci e, conseguentemente, i relativi dati”. Per il leader della Filt Cgil, “i dati ci dicono che il fenomeno delle denunce di malattie professionali nei trasporti è in crescita ed è destinato a crescere ulteriormente, a fronte di un preoccupante e decrescente riconoscimento delle stesse da parte dell’Istituto assicuratore: la combinazione dei fattori come innovazione tecnologica, ritmi di lavoro, stress, ridistribuzione dei carichi non può che determinare nel prossimo futuro un andamento in questa direzione”. “Emblematico è in questo senso – ha puntualizzato ulteriormente Rocchi – l’esempio dei disturbi muscolo-scheletrici, determinati nell’autotrasporto da postura, vibrazioni, stress, fatica”. Alla presentazione dell’indagine, per l’Inail, ha preso parte Ester Rotoli, responsabile direzione centrale prevenzione dell’Istituto, che ha sottolineato come serva “un rilancio del Piano nazionale delle malattie professionali: c’è necessità di una ripresa, per individuare degli elementi di conoscenza e fornire strumenti operativi”. E anche sulla formazione, ha avvertito, è necessario “non limitarsi solo a un attestato ma fornire un vero addestramento”. E in conclusione per Fabio Pontrandolfi, sezione ‘Lavoro e welfare’ di Confindustria’, è indispensabile “agire nella piena legalità, è quello che facciamo con il sindacato, e per farlo è necessario fare formazione di qualità, che non si fermi solo alla quantità ma raggiunga qualcosa di sostanziale”.

Confcommercio

INDICE DISAGIO SOCIALE SETTEMBRE SALE A 18,9%

A settembre il Misery Index di Confcommercio, l’indice di disagio sociale, sale a 18,9 punti, due decimi di punto in più rispetto ad agosto. In linea con quanto accaduto nei mesi precedenti, osserva Confcommercio in una nota, il peggioramento rilevato nell’ultimo mese è imputabile principalmente alla componente relativa ai prezzi dei beni e servizi ad alta frequenza d’acquisto. Nel complesso del terzo trimestre l’indicatore registra, infatti, un aumento di quattro decimi di punto a cui ha contribuito in misura quasi esclusiva la componente relativa ai prezzi. Il permanere da mesi di questa tendenza all’ampliamento dell’area del disagio sociale continua a riflettersi sul clima di fiducia delle famiglie, che da gennaio segnala un progressivo deterioramento. Per il miglioramento di questa situazione è necessario che il processo di recupero dei livelli occupazionali assuma toni più favorevoli rispetto a quanto rilevato periodi più recenti, con una dinamica in grado di favorire un riassorbimento della disoccupazione, ufficiale e non, che non ha mostrato variazioni nell’ultimo trimestre. Quanto al tasso di disoccupazione, Confcommerio rileva che a settembre si è attestato all’11,7%, in aumento di due decimi di punto rispetto ad agosto e di tre decimi rispetto a settembre del 2015. Il numero di disoccupati è aumentato di 60mila unità su base mensile e di 98mila nel confronto annuo, sottintendendo una maggiore partecipazione al mercato del lavoro una parte degli scoraggiati. Il numero di occupati è aumentato di 45mila unità rispetto al mese precedente e di 265mila nei confronti dello stesso mese del 2015. A settembre le ore di Cig autorizzate hanno registrato un’ulteriore sensibile riduzione su base annua (-33,6%). La tendenza ha coinvolto tutte le tipologie. Sulla base di questa stima si è calcolato che le ore di Cig utilizzate – destagionalizzate e ricondotte a Ula – siano diminuite di poche unità su base mensile e di 57mila su base annua. Analoga tendenza ha interessato gli scoraggiati con una diminuzione di 78mila unità su base annua. Il combinarsi di queste dinamiche ha comportato un aumento di un decimo di punto del tasso di disoccupazione esteso. Nello stesso mese i prezzi dei beni e dei servizi ad alta frequenza d’acquisto sono aumentati dello 0,2%, per effetto della ripresa degli energetici.

Carlo Pareto

bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Grillo Inps ISIS ISTAT italia italicum lavoro Lega M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato socialisti Spagna UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento