mercoledì, 22 febbraio 2017
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Opinioni e commenti
 

Istat, a novembre si ferma fiducia dei consumatori
Pubblicato il 28-11-2016


Istat-Fiducia-consumatoriNel rapporto dell’Istat sugli italiani, la fiducia dei consumatori italiani a novembre rimane sostanzialmente stabile (da quota 108 di ottobre a quota 107,9) per il presente e per il breve periodo. Per la componente futura continuano a manifestarsi le preoccupazioni di un peggioramento. Le grandi incertezze dell’effetto Trump sulla scena mondiale destano forti preoccupazioni. Gli uomini forti e decisionisti al potere che con egoismo cercano di ottenere tutto e subito, come insegna la storia, finiscono per creare gravi disastri all’umanità. Anche il clima di fiducia delle imprese è piuttosto stabile ma con lievi variazioni in peggioramento (da 101,7 a 101,4) per tutti i settori tranne per il commercio.

Il momento storico di incertezze che stiamo vivendo, produce effetti umorali opposti. A momenti in cui sembra che possano nascere delle speranze, si alternano i momenti di pessimismo e di sfiducia sulle prospettive future.

In questo clima, gli italiani fanno meno figli e sempre più in tarda età. Il calo demografico è stato fotografato dall’Istat. Nel 2015 sono nati 17.000 bambini in meno rispetto al 2014 e per i primi sei mesi del 2016 i nuovi nati sono diminuiti del 6% rispetto all’anno precedente triplicando la percentuale di diminuzione di un anno fa.

Il calo della natività riguarda sia gli italiani che gli stranieri residenti in Italia. Nelle coppie di genitori entrambi italiani la natalità è scesa a 385.014 nel 2015 con una riduzione di oltre 95.000 dai valori di sette anni fa. Per il secondo anno consecutivo, calano anche i nati con almeno un genitore straniero. Nel 2015 con 100.766 nati rappresenta il 20,7% del totale dei nati, rispetto ai 104.056 nati del 2014.

Per i nati da genitori entrambi stranieri, nel 2015 sono 72.096, in diminuzione di quasi tremila rispetto al 2014 (in flessione anche la quota sul totale delle nascite pari al 14,8%).

Considerando la cittadinanza delle madri straniere, nella classificazione, si trovano al primo posto per numero di figli iscritti all’anagrafe le donne rumene (con 19.123 nati nel 2015) seguite dalle donne marocchine (11.888), albanesi (9.257) e cinesi (4.070). Per la maggior parte delle donne cinesi e giapponesi residenti in Italia, bisogna tenere conto che per gli effetti dei loro principi nazionalistici di appartenenza, vanno a partorire in Cina o Giappone e le nascite non vengono registrate nell’apposito registro dell’anagrafe italiana.

Crescono i nati da genitori non coniugati, quasi 140.000 nel 2015 rappresentando il 28,7% del totale del totale (al Centro–Nord l’apice supera il 31%). I nati all’interno di un matrimonio continuano a diminuire sensibilmente. Nel 2015 sono 346.169 (quasi 120.000 in meno dalle nascite di sette anni prima). La flessione in parte è dovuta al calo dei matrimoni con un divario di circa 52.000 nozze in meno tra il 2008 ed il 2015.

Dai dati emerge l’aumento dell’età media delle donne per la maternità. Nel 2015, l’8,3% dei nati ha una madre di almeno 40 anni. Soltanto il 10,3% dei nati ha una madre di età inferiore a 25 anni di età. La posticipazione della maternità è più accentuata per le donne italiane (il 9,3% per le over 40 supera la percentuale per le under 25). Il numero medio di figli per donna scende a 1,35 (1,46 nel 2010). Le donne italiane hanno in media 1,27 figli nel 2015 (1,34 nel 2010) mentre le cittadine straniere residenti hanno in media 1,94 figli (2,43 nel 2010).

Alla posticipazione dell’età di maternità, contribuisce l’innalzamento dell’età di ingresso nel mercato del lavoro con un lavoro stabile e non precario. Le problematiche di certezza reddituale da lavoro e la situazione di crisi economica e sociale in atto, hanno rivoluzionato anche il rapporto di coppia che tende a sfuggire alle costose cerimonie celebrative delle nozze.

Un altro dato da non sottovalutare emerge dalla rilevazione dell’Istat: l’Italia diventa sempre più un paese multietnico.

Salvatore Rondello

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