sabato, 3 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

La farfalla Trump e l’uragano in Europa
Pubblicato il 09-11-2016


Il cosiddetto “effetto farfalla”, ci dice che il battito d’ali di una farfalla a Washington può, per una serie di eventi concatenati, scatenare un uragano in Europa. Per dirla più tecnicamente, in rispetto ai modelli fisici-matematici della Teoria del Caos,si tratta della “dipendenza sensibile alle condizioni iniziali”.
Insomma nel rapporto causa-effetto tutto si tiene, tutto è collegato.

Il 45° Presidente degli USA è da oggi Donald Trump, che ha battuto con ottimo margine Hillary Clinton. Trump è un multimiliardario del settore immobiliare che si è rappresentato agli elettori come paladino del ceto medio Americano impoverito dalla Grande crisi del 2008. Trump è il turbo capitalista che non disdegna di utilizzare nei suoi cantieri manodopera di immigrati a basso costo e che, contemporaneamente, propone un nuovo miracolo economico per la classe operaia, rigorosamente Bianca.

Trump vuole muri alla frontiera con il Messico e non vuole immigrazione di religione Islamica. Trump vuole abbassare le imposte sui redditi più alti per dare una scossa all’economia, e, probabilmente vuole introdurre nuovi dazi doganali per disincentivare le importazioni. Alla Duma, il Parlamento Russo, la notizia dell’elezione di Trump è stato accolta con un applauso.

Trump non ama l’Europa occidentale. Trump sarà il Presidente degli USA per quattro anni e per noi Europei c’è poco da gioire e molto da temere, anche si può sperare che l’Alto Ufficio a cui è chiamato possa modificare il Trump che abbiamo visto in campagna elettorale. Trump, però, non è solo una possibile causa di un ripiegamento populista e reazionario del nostro Occidente, ma ne è soprattutto un effetto, certamente tra i più clamorosi.

Se noi, infatti, osserviamo i grandi sommovimenti politici ed Istituzionali che attraversano la nostra società globalizzata, potremo osservare come i possibili Trump siano già tra di noi. Ecco un piccolo catalogo dei focolai di tempesta a noi più vicini:

– Tuchia: il Presidente Erdogan, in seguito al fallito colpo di Stato del 15 Luglio 2016, ha messo in moto una macchina repressiva estesa e durissima, con l’arresto di giornalisti, magistrati, insegnanti ed anche deputati di opposizione (perlopiù Curdi)

– Ungheria: il Premier Orban si distingue per una politica avversa alla immigrazione, è un nazionalista convinto, reprime la libertà di stampa e costruisce ai confini muri con filo spinato.

– Francia: si voterà nel 2017 e la leader del Front National, formazione di estrema destra, Marine Le Pen andrà certamente al ballottaggio Presidenziale.

E potremmo continuare, valutando come anche in Italia forze di stampo isolazionista e populista si contendano un elettorato ben presente e desideroso di farsi maggioranza nelle Istituzioni, e naturalmente ci riferiamo alla Lega ed al Movimento 5 Stelle.

Perchè dunque questo successo di un pensiero reazionario, aggressivo nei toni e ripiegato in una ideologia nazionalista, chiusa e asfittica? La causa prima è la Globalizzazione, soprattutto nelle sue manifestazioni più ingiuste, delle cui colpe sarebbero egualmente responsabili le forze politiche Progressiste e Conservatrici classiche; è una argomento forte che contiene anche elementi di verità, ma l’ossessiva ricerca di colpevoli Politici da maltrattare ed additare alla pubblica gogna mettono in secondo piano il fatto che il fenomeno della globalizzazione è reale esclusivamente per il Capitale, il quale, ormai quasi del tutto svincolato dalle necessità produttive di beni e servizi, e quindi libero da vincoli territoriali e dal confronto con la società reale, si sposta, potremmo dire in tempo reale, da un angolo all’altro del Pianeta alla continua ricerca di una fiscalità vantaggiosa e di manodopera a basso costo. In questo modo, il Capitale, senza radici e quindi incontrollabile, si muove vorticosamente senza generare benessere, sia in maniera diretta e cioè migliorando i salari, sia in maniera indiretta e cioè finanziando con le tasse il Welfare.

L’altra causa è la grande crisi economica che ci affligge dal 2008, una crisi dapprima finanziaria ma che, per salvaguardare la massa di ricchezza “mobile” di cui parlavamo prima, ha scaricato tutti i danni di una speculazione selvaggia sull’economia reale, letteralmente cancellando il Lavoro e le tutele che ogni Democrazia deve ai propri cittadini (sanità, istruzione, previdenza).

Purtroppo, soprattutto in Europa, con la sola eccezione della banca Centrale Europea, la risposta alla crisi è stata quella dell’austerità e quindi la progressiva contrazione dei bilanci pubblici, attraverso tagli feroci della spesa soprattutto nel campo delle tutele del Cittadino.

Ecco così che una Politica timida, esautorata dalle proprie capacità di intervento, si è assunta la responsabilità di compiere un “lavoro sporco” peggiorando drammaticamente il rapporto fiduciario dei Cittadini, i quali, fisiologicamente hanno rivolto le proprie attenzioni a nuovi movimenti che promettono soluzioni semplici a problemi complessi, e che vagheggiano un imprecisato ritorno ad un passato in cui tutti erano più felici. Per quanto di grande successo, ci troviamo di fronte ad una enorme e cinica mistificazione di una realtà difficile, in cui si sfruttano le giuste paure dei Cittadini per ottenere un facile consenso elettorale, utile nell’immediato, ma incapace di una lunga visione programmatica, anzi, tesa a proporre soluzioni esclusivamente cosmetiche, quando va bene, e potenzialmente pericolose per la Pace, quando va male.

In questa situazione di caos ed incertezza, i Socialisti di tutta Europa e del Mondo devono, urgentemente, assumersi la responsabilità di proporre una nuova Politica: una Politica di investimenti, una Politica non più nazionale ma Internazionale, una Politica che si assuma un ruolo di regolatore di una Economia ormai impazzita, una Politica di giustizia sociale, una Politica partecipata, una Politica di Pace ed inclusione.

Solo così i Trump che si aggirano nel mondo torneranno nelle osterie per liberarci finalmente degli imbonitori e dei ciarlatano che spacciano acqua zuccherata come elisir di lunga vita.

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Commenti all'articolo
  1. Mi pare che, in generale e fatto salvo Renzi che socialista non è, non sia ancora chiaro ai socialisti rimasti, come affrontare, dalle fondamenta, l’insediamento pervicace del capitalismo finanziario come fattore dominante dell’economia e della società. Né il nefasto rapporto tra sfruttamento e uso a fini esclusivamente di profitto delle innovazioni tecnologiche e digitali. Né da quali basi ripartire per avere un sostegno di uomini e donne in questo frangente.

    • Ti ringrazio per il commento, e soprattutto per le questioni che poni, che sono essenziali. Con la profonda convinzione che il Partito Socialista abbia la responsabilità di offrire una proposta organica, la mia opinione è che la base comune del ragionamento abbia dimensioni Europee: sono infatti convinto che le Nazioni non abbiano più nessuna chance di interferire virtuosamente con questa nuova ondata di capitalismo selvaggio, per cui dico più Europa significa anche più capacità di intervento. Certo, bisogna lavorarci con accanimento e raccogliendo per strada tutti i compagni di buona volontà, e lottare, sempre lottare.
      Fraterni saluti
      Luca

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