venerdì, 9 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

La “forza” del 1960, dopo “i professionisti dell’antimafia”, la Shoah, anarchia diffusa
Pubblicato il 14-11-2016


Non sappiamo ancora esattamente perché Alfio Caruso abbia scelto il 1960 , come titolo del suo nuovo libro, che definisce “il miglior anno della nostra vita” e che analizza. in ogni dettaglio.  Ne scrive da un punto di vista economico,politico,sociale,culturale e persino dello spettacolo. Un innamoramento incredibile per quell’anno: l’inizio degli anni del boom,purtroppo durati poco. Alfio Caruso,un giornalista  e scrittore, che ha sempre registrato buoni successi con i suoi libri sulla mafia e sulla storia del  Novecento , ora si cimenta  ( “1960”,Longanesi editore ), con un  anno cruciale della nostra era contemporanea. Il libro comincia con la citazione del “Financial Times” (l’11 gennaio ’60) che assegna alla lira l’Oscar delle valute e con le opinioni di autorevoli banchieri stranieri che confermano il “miracolo “ italiano,largamente superiore a quello tedesco. L’autore ricorda poi i successi italiani non solo in economia,ma anche nella costruzione delle infrastrutture (ferrovie,autostrade,ecc.),delle crescita di grandi aziende,come  Enel ,Eni,dell’allora Cnen (energia nucleare),ecc .Si sofferma poi sulle trasmissioni televisive “leggere”,ma  di qualità, che influenzavano tanto gli italiani (“Il Musichiere”,”Non è mai troppo tardi”,ecc.) e dei film che rimarranno nella storia del nostro cinema (“La grande guerra” di Monicelli,”La dolce vita” di Fellini ,”Rocco e i suoi fratelli” di Visconti e numerosi altri capolavori ). Un libro ,quello di Caruso, sicuramente nostalgico,ma che fa riflettere sulle miserie dei nostri anni , sulle sterili polemiche di oggi e forse ci fa capire quanto sia difficile uscire dalla palude in cui ci troviamo da troppi anni .

Vi ricordate quando Leonardo Sciascia parlava polemicamente dei “professionisti dell’antimafia”. Adesso un giornalista ,specializzato in libri sulla criminalizzata organizzata, riprende il concetto ,per attualizzarlo e ampliarlo. Infatti,Giacomo Di Girolamo ,nel libro “Contro l’antimafia” (ilSaggiatore) che quella definizione è superata perché  “oggi comanda un’oligarchia dell’antimafia e chiunque osi metterla in discussione viene accusato di complicità”. Di Girolamo non teme ritorsioni da parte di alcuno, commenta con amarezza che, per combattere seriamente  Cosa Nostra , è  necessario ripartire da zero,buttando alle ortiche la militanza settaria per abbracciare gli strumenti della cultura,dell’onestà intellettuale e dell’impegno ,  mirato solo a sconfiggere la criminalità,rifuggendo da ogni interesse personale o politico. Encomiabile proposito,che appartiene però,purtroppo,solo a poche persone,anche perché la stessa Commissione antimafia,che pure in passato  ha avuto grandi meriti, ora sembra ,osserva l’autore ,”ridotta alla reiterazione di riti e mitologie svuotati di significato”. Forse la rabbia dell’autore gli  fa esprimere incontrollati umori,ma non siamo convinti che abbia del tutto torto.

Un libro testimonianza rinnova una tragedia mai dimenticata,quella della Shoah .Un sopravvissuto da Aushchwitz ,Alberto Mieli,racconta alla  nipote Ester, la sua infernale esperienza da deportato in un lager.

Nel libro  ( “Eravamo ebrei”,Marsilio editori) ricorda prima la vita in una Roma nazifascista,la sofferenza subita con le leggi razziali e il giorno dell’arresto ,il 16 ottobre 1943,da parte delle SS. Ancora oggi non dimentica il suo arrivo con i vagoni piombati dei lugubri treni nazisti nel campo di sterminio ,l’odore acre dei corpi che bruciavano nei forni crematori,la stanchezza e la fame continua che portava alla pazzia e alla morte migliaia di prigionieri. ”Ad Auschwitz ho visto l’apice della cattiveria umana”. Non sono racconti nuovi quelli di Alberto Mieli. La letteratura sulla Shoah si arricchisce ogni giorno di più. Ma  indigna  ,proprio per questo,sempre di più l’indifferenza e,peggio ancora,il negazionismo  che si diffonde pericolosamente anche fra i giovani.

Infine,segnaliamo un pregevole saggio di Luigi Bonanate (“Anarchia o democrazia”,Carocci editore),docente di relazioni internazionali all’Università di Torino. Lo studioso analizza i cambiamenti nella politica internazionale dal 2001 (dopo l’attacco alle Torri gemelle) ad oggi,mettendo il dito sulle “piaghe” delle occasioni perdute  della politica (le logiche diplomatiche ,in particolare) che non hanno favorito la ricerca della pace e la sconfitta del fanatismo ideologico e religioso. La conseguenza è che oggi il mondo è dominato da tendenze anarchiche che possono essere contrastate soltanto se si fa ricorso a una democrazia più  ampia e di qualità superiore a quella attuale.

Aldo Forbice 

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