sabato, 3 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

La morsa delle banche
non molla!
Pubblicato il 30-11-2016


banca-soldiCari cittadini del Paese e del coraggio imprenditoriale, della fantasia, della capacità di creare ricchezza e posti di lavoro, è finita: le banche vi hanno condannato al rogo! Mentre tutto brucia, però, ricordiamole queste piccole aziende che partorivano altre imprese; gli operai che si riunivano per mettere sul tavolo una liquidazione piuttosto che i risparmi della nonna, e magari qualcuno di loro decideva persino di “mettersi in proprio”; il proprietario dell’immobile che, anziché intascarsi i soldi della rendita, partecipava come azionista alla futura attività imprenditoriale, con il beneplacito del banchiere; la piccola e media impresa del Nord-Est, diffusa sul territorio attraverso la rete di aziende subappaltatrici, che profondeva innovazione e “qualità” dei prodotti; l’accesso al credito per le micro-imprese e per l’imprenditoria giovanile. La macchina produttiva girava subito: nelle imprese già esistenti molti giovani rimpiazzavano i lavoratori in uscita, mentre al contempo si creavano nuove attività e opportunità di sviluppo. Una serie di catene di montaggio si attivavano ogni giorno e facevano scorrere le parti da assemblare.

Questa macchina produceva ricchezza e speranza. Il coraggio di quest’operosità imprenditoriale rendeva più ricco il territorio ed era in grado di realizzare concretamente un futuro migliore per il Paese. Poi è arrivato un brutto giorno dove tutto questa intraprendenza è stata messa in prigione. E’ partita una campagna da Santa Inquisizione che, questa volta, non ha processato e condannato streghe e stregoni, bensì un’intera generazione: l’artigianato, la piccola imprenditoria, fino ad arrivare ai commercianti. I professori delle università italiane, che mai erano entrati in una stalla per capire il funzionamento di un’azienda agricola, sono stati chiamati al Governo del Paese ed hanno dal principio suonato l’adunata per competere con Nazioni cento, mille, volte più grandi della nostra. L’ordine dello stato maggiore era: unitevi per conquistare il mondo! Ma il mondo non ci ha neanche notato, un po’ perché siamo arrivati tardi, un po’ perché non ci hanno riconosciuto vestiti con abiti diversi da quelli che da sempre caratterizzano le specificità economiche del nostro Paese.

Ci restava la banca sotto casa, motore delle economie locali; peccato che ora sia stata trasferita in una stanzetta della BCE, con tanto di block notes e matita spuntata.

Nel frattempo la nonna è morta, il costruttore è fallito per la crisi edilizia ed il proprietario del terreno non riesce più neanche a comperare i pezzi di ricambio per l’aratro. Il figlio, infine, che aveva studiato per affrontare i nuovi orizzonti della nascente economia ha frantumato le sue aspettative. Allora è tornato nella aziende di famiglia per indossare la tuta blu e farsi una famiglia? Macché, tutto chiuso! Il padre si è sparato, per la vergogna di veder mettere i sigilli alla sua fabbrichetta che l’ufficiale giudiziario aveva fissato nel cancello a causa dei decreti ingiuntivi della banca. Non avrebbe potuto neanche intraprendere nuove attività, perché i nuovi mostri come la Centrale rischi lo hanno condannato a vita, quindi tanto vale morire.

Mi chiedo se questi “imbecilli” abbiano tratto vantaggio da questo scellerato modo di condurre le cose. Sarebbe già un sollievo pensare che lo abbiano fatto; invece, purtroppo, sono convinto di no: sono “imbecilli” e basta.

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