lunedì, 29 maggio 2017
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Opinioni e commenti
 

La morsa delle banche
non molla!
Pubblicato il 30-11-2016


banca-soldiCari cittadini del Paese e del coraggio imprenditoriale, della fantasia, della capacità di creare ricchezza e posti di lavoro, è finita: le banche vi hanno condannato al rogo! Mentre tutto brucia, però, ricordiamole queste piccole aziende che partorivano altre imprese; gli operai che si riunivano per mettere sul tavolo una liquidazione piuttosto che i risparmi della nonna, e magari qualcuno di loro decideva persino di “mettersi in proprio”; il proprietario dell’immobile che, anziché intascarsi i soldi della rendita, partecipava come azionista alla futura attività imprenditoriale, con il beneplacito del banchiere; la piccola e media impresa del Nord-Est, diffusa sul territorio attraverso la rete di aziende subappaltatrici, che profondeva innovazione e “qualità” dei prodotti; l’accesso al credito per le micro-imprese e per l’imprenditoria giovanile. La macchina produttiva girava subito: nelle imprese già esistenti molti giovani rimpiazzavano i lavoratori in uscita, mentre al contempo si creavano nuove attività e opportunità di sviluppo. Una serie di catene di montaggio si attivavano ogni giorno e facevano scorrere le parti da assemblare.

Questa macchina produceva ricchezza e speranza. Il coraggio di quest’operosità imprenditoriale rendeva più ricco il territorio ed era in grado di realizzare concretamente un futuro migliore per il Paese. Poi è arrivato un brutto giorno dove tutto questa intraprendenza è stata messa in prigione. E’ partita una campagna da Santa Inquisizione che, questa volta, non ha processato e condannato streghe e stregoni, bensì un’intera generazione: l’artigianato, la piccola imprenditoria, fino ad arrivare ai commercianti. I professori delle università italiane, che mai erano entrati in una stalla per capire il funzionamento di un’azienda agricola, sono stati chiamati al Governo del Paese ed hanno dal principio suonato l’adunata per competere con Nazioni cento, mille, volte più grandi della nostra. L’ordine dello stato maggiore era: unitevi per conquistare il mondo! Ma il mondo non ci ha neanche notato, un po’ perché siamo arrivati tardi, un po’ perché non ci hanno riconosciuto vestiti con abiti diversi da quelli che da sempre caratterizzano le specificità economiche del nostro Paese.

Ci restava la banca sotto casa, motore delle economie locali; peccato che ora sia stata trasferita in una stanzetta della BCE, con tanto di block notes e matita spuntata.

Nel frattempo la nonna è morta, il costruttore è fallito per la crisi edilizia ed il proprietario del terreno non riesce più neanche a comperare i pezzi di ricambio per l’aratro. Il figlio, infine, che aveva studiato per affrontare i nuovi orizzonti della nascente economia ha frantumato le sue aspettative. Allora è tornato nella aziende di famiglia per indossare la tuta blu e farsi una famiglia? Macché, tutto chiuso! Il padre si è sparato, per la vergogna di veder mettere i sigilli alla sua fabbrichetta che l’ufficiale giudiziario aveva fissato nel cancello a causa dei decreti ingiuntivi della banca. Non avrebbe potuto neanche intraprendere nuove attività, perché i nuovi mostri come la Centrale rischi lo hanno condannato a vita, quindi tanto vale morire.

Mi chiedo se questi “imbecilli” abbiano tratto vantaggio da questo scellerato modo di condurre le cose. Sarebbe già un sollievo pensare che lo abbiano fatto; invece, purtroppo, sono convinto di no: sono “imbecilli” e basta.

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Commenti all'articolo
  1. Questo articolo mi sembra una fotografia piuttosto realistica dell’oggi, che mi riporta alla mente gli anni dell’italico “miracolo economico”, quando dalle miei parti nascevano, per mani artigiane, tante piccole imprese, molte delle quali si sono poi espanse, a conferma “della fantasia, della capacità di creare ricchezza e posti di lavoro”, mentre altre hanno continuato nella dimensione iniziale o quasi.

    Quello fu probabilmente il frutto di un “combinato disposto”, ossia una spiccata abilità nel lavoro manuale, coniugata a spirito di iniziativa, laboriosità, talento e creatività, e talora genialità, e del resto anche per altri settori, vedi il commercio, quella fu una stagione sostanzialmente fiorente

    “Poi è arrivato un brutto giorno dove tutto questa intraprendenza è stata messa in prigione”, per usare le parole dell’Autore, e credo che qui ognuno ci abbia messo del suo, cominciando da chi diceva che in quel “mondo”, e in tutta l’area del lavoro autonomo, si annidavano “sacche di evasione”, talché prese corpo un clima di ostilità nei loro confronti, andato via via crescendo, anche con altre motivazioni, e che ha poi portato più d’uno alla metaforica “chiusura della porta, gettando la chiave”, cioè a dismettere la propria attività.

    Si aggiunga poi il fatto che la nostra società, sempre a mio opinabile modo di vedere, non è riuscita a comprendere, e a trasmettere, il grande valore dal lavoro artigianale, ecc.., e più in generale dei mestieri manuali, tanto che le nuove generazioni se ne sono via via distaccate, pur ovviamente con le fisiologiche ed apprezzabili eccezioni.

    E’ altresì intervenuto un consistente aumento delle spese di gestione, e della pressione fiscale nel suo insieme, in una poi con le questioni creditizie, il che ha ulteriormente appesantito una situazione già piuttosto complicata e difficile, e oggi ci troviamo di fatto a rimpiangere un sistema che forse non abbiamo sufficientemente compreso e “difeso”.

    Alla fine è un po’ come avere nostalgia del negozio “sotto casa”, o di vicinato come si usa dire – il quale si è trovato a dover chiudere i battenti – dopo che per anni siamo andati a “far spesa” altrove.

    Paolo B. 04.12.2016

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