venerdì, 18 agosto 2017
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Opinioni e commenti
 

La passione che legava Tina Anselmi a Pertini
Pubblicato il 02-11-2016


anselmi-2Antifascista, staffetta partigiana, presidente della Commissione P2 che portò alla luce i meandri nascosti di un paese che con i misteri del potere ha sempre (in taluni casi pure piacevolmente) convissuto, è stata la prima donna a ricoprire un ruolo di governo: ministro del lavoro e della previdenza sociale nel 1976.
La sua biografia è più che nota, ma oltre ai grandi meriti e agli incarichi della staffetta ‘Gabriella’, si ricordano di lei alcuni tratti che ricordano il compianto presidente degli italiani, Sandro Pertini.
Tina Anselmi era cattolica, ma laicissima quando si trattava dello Stato e dei diritti, tanto che seppe mettere il bene dei cittadini sopra ogni cosa, fino a firmare la legge 194, le costò il raffreddamento dei rapporti con la pastorale sanitaria del Vaticano.
Come Pertini, che aveva sempre cercato di proteggerla quando era presidente della Commissione che indagava sulla P2, aveva una carica umana straordinaria, e la capacità di essere, anche nelle situazioni più delicate, sempre uguale a se stessa, simbolo, per il cittadino qualunque, dell’Italia dei buoni sentimenti.
Pertini non fu solo un vecchio ‘compagno’ antifascista della Anselmi, ma fu anche suo sostenitore, anche quando le venne ‘bruciata’ la carriera a seguito delle sue inchieste contro il lato oscuro del potere, quello che faceva capo alla loggia massonica di Licio Gelli. Tina Anselmi annotava nel suo diario, il 10 maggio 1984: “Visita a Pertini. Mi ringrazia per quello che ho fatto per il paese e per l’Italia. Mi conferma la sua stima e la sua amicizia, per il coraggio che ho. Annota che nel Palazzo non si avrà la volontà di andare a fondo e di accogliere la mia relazione”.

Foto di Manuela Fabbri

Foto di Manuela Fabbri

Il grande rimpianto per questa donna che non venne mai eletta presidente della Repubblica. Come Pertini aveva tutte le doti per essere un ottimo Capo dello Stato, ma quando ci fu la possibilità il centrosinistra non ebbe il coraggio di mandarla al Quirinale e le preferì Napolitano
“C’è poco da ridere, onorevoli colleghi: anche una donna può diventare presidente, sapete?”, diceva Sandro Pertini quando era presidente della Camera nel 1971. Purtroppo ad oggi l’Italia resta indietro su uno dei traguardi più importanti per un vero Paese egualitario. Lo si è visto con una donna straordinaria come Tina Anselmi, lo si è visto ancora con un’altra donna altrettanto eccezionale, come Emma Bonino.

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