venerdì, 9 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

La sfida di Ankara al Parlamento europeo
Pubblicato il 23-11-2016


turchia“Qualunque sia l’esito, questo voto” di domani del Parlamento europeo sul congelamento dei negoziati di adesione tra Ue e Turchia “per noi non ha nessun valore”. Lo ha detto il presidente turco Recep Tayyip Erdogan. “Abbiamo chiarito più e più volte che teniamo ai valori europei più di molti Paesi dell’Ue, ma non abbiamo visto un sostegno concreto dagli amici occidentali”, ha aggiunto Erdogan, sostenendo che “nessuna delle promesse è stata mantenuta” nei confronti della Turchia. In questi mesi, Ankara ha più volte criticato anche lo stop alla liberalizzazione dei visti per i suoi cittadini, che secondo Bruxelles non può essere concessa senza una modifica dell’attuale normativa antiterrorismo turca.

L’opinione pressoché unanime espressa dagli eurodeputati durante un dibattito al Parlamento europeo, presente anche l’Alto rappresentante Federica Mogherini è che la Commissione europea e Stati membri dell’Ue dovrebbero congelare temporaneamente i colloqui d’accesso della Turchia: l’aula voterà una risoluzione a riguardo giovedì, un passaggio che a questo punto appare una mera formalità dato che la posizione politica di Strasburgo è palese.  “L’Ue deve mandare un messaggio chiaro alla Turchia – ha detto in plenaria il capogruppo del Ppe Manfred Weber -. I colloqui non possono continuare alle attuali condizioni”. Se poi la Turchia reintroducesse la pena capitale “il Paese non potrebbe diventare un membro della Ue”. Critico con Ankara anche il capogruppo dei socialdemocratici (S&D), Gianni Pittella, che tuttavia è tra quelli che invitano anche a “tenere aperto il dialogo con la Turchia per lavorare insieme per la democrazia”. “E’ ovvio che le relazioni attuali non funzionano”, ha sottolineato Syed Kamall, capogruppo dei Conservatori e Riformisti Europei (Ecr) mentre secondo il capogruppo dei liberaldemocratici (Alde), Guy Verhofstadt, “continuando a illudersi sui colloqui d’accesso con il regime sempre più autoritario della Turchia, l’Unione europea perde credibilità”. Il capogruppo dei Verdi Philippe Lamberts ha ribadito “la necessità di perseguire i responsabili del colpo di stato, ma le violazioni attuali non hanno niente a che vedere e devono cessare”. “La Turchia è sempre più lontana dall’Europa” ha detto Laura Ferrara del M5s, stigmatizzando la “repressione sistematica” dell’opposizione nel Paese.

Intanto la Turchia ha licenziato altri 15mila dipendenti pubblici e ordinato la chiusura di 375 associazioni nell’ambito dello stato di emergenza imposto dopo il golpe fallito di luglio. Più di 100mila persone sono state già sospese o licenziate finora tra coloro accusati di avere legami con i golpisti, mentre decine di testate giornalistiche sono state chiuse. Un decreto del governo pubblicato oggi licenzia 7.859 dipendenti della polizia, tra cui capi e commissari.

Licenziati anche 1.956 soldati e dipendenti di aeronautica e marina, rimossi in 403 dalla gendarmeria, che si occupa della sicurezza interna. Migliaia di persone sono state rimosse da ministeri e istituzioni pubbliche, tra cui tremila dagli interni e da amministrazioni collegate. In totale i licenziati con gli ultimi decreti oggi sono 15.726.

I licenziamenti sono resi possibili dallo stato di emergenza, prorogato ottobre di altri tre mesi, dopo essere stato imposto all’indomani del golpe fallito. E’ stata ordinata per decreto ache la chiusura di 375 associazioni che si occupano dei settori più disparati, dalla cultura alle donne. “La chiusura di quasi 400 ong rientra nel sistematico tentativo in corso da parte delle autorità turche di mettere a tacere definitivamente tutte le voci critiche” ha detto il direttore per l’Europa di Amnesty International John Dalhuisen. Amnesty ha detto che le associazioni chiuse comprendono gruppi di avvocati contro la tortura, donne contro le violenze domestiche e ong locali che sostengono i rifugiati.

Redazione Avanti!

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