giovedì, 8 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

L’Avana. È morto Fidel Castro
Pubblicato il 26-11-2016


Castro_FidelFidel Castro è morto. L’ex presidente cubano, Fidel Castro, leader della rivoluzione comunista dell’isola è morto all’età di 90 anni. Lo ha annunciato il fratello Raul alla tv di stato cubana.

“Della libertà – ha scritto il Segretario del Psi Riccardo Nencini – ha fatto un accessorio inutile, addirittura molesto, e dello stato di polizia un santuario. Non c’è spazio per Fidel tra i grandi della terra. Nemmeno uno strapuntino”. Dal 2008 aveva dichiarato pubblicamente di essere malato e dal 2001 si era dimesso anche dal vertice del partito comunista.

La sua carriera politica era cominciata nel 1953 quando da avvocato denunciò il dittatore Batista per violazione della Costituzione e successivamente organizzò il fallito assalto al quartier generale dell’esercito, nella caserma della Moncada. In quell’occasione venne fatto prigionieri, processato e condannato a 15 anni di carcere. Castro utilizzò l’arringa finale del suo caso per il suo famoso “La storia mi assolverà“, un discorso appassionato con cui difese le sue azioni spiegando la sua visione politica.

Ernesto_'Che'_Guevara_con_ Fidel_Castro

Il ‘Che’ con Fidel castro

Rilasciato due anni dopo grazie ad un’amnistia, lasciò l’isola per il Messico e in seguito emigrò negli USA. In patria ci tornò l’anno dopo per tentare la rivoluzione, a bordo di un’imbarcazione “Granma” che divenne poi il nome della testata del quotidiano ufficiale del PC cubano. Anche quella volta  il tentativo si risolse in un disastro e degli 80 uomini che componevano il gruppo solo in 12 sopravvissero, rifugiandosi sulle montagne della Sierra Maestra da dove cominciarono la guerriglia contro la dittatura di Batista. Alcuni di questi diverranno famosi: il fratello, Raul Castro, oggi al potere, Ernesto “Che” Guevara, e Camilo Cienfuegos.

La guerriglia crebbe mentre la dittatura si indeboliva sempre più nonostante il sostegno americano e il primo gennaio del 1959 Batista lasciò definitivamente L’Avana. Una settimana dopo Fidel Castro assunse il ruolo di Comandante in Capo delle Forze Armate e un mese dopo divenne anche Capo del governo.  Da allora, fino alla malattia, è rimasto ininterrottamente al potere che ha esercitato con durezza contrastando con la repressione poliziesca, ogni tentativo di ribellione interna e anche numerosi tentativi, tutti falliti, degli Stati Uniti di colpi di Stato – il più noto nel 1961, con lo sbarco nella Baia dei Porci – mentre dal 1969 divenivano sempre più stretti i rapporti con Mosca parallelamente al peggioramento dei rapporti con Washington.

Copertina del 20 febbraio 1995

20 febbraio 1995

Negli anni ’90, caduto l’Urss, anche Castro fu costretto a rivedere i rapporti con gli Usa e nel 1995, con un’intervista al settimanale statunitense Time, diede l’avvio a una prima timida apertura verso l’esterno. Bisognerà arrivare al dicembre del 2104, sotto la presidenza del democratico Obama, per una vera ripresa dei  rapporti e l’avvio di un nuovo corso tra Washington e L’Avana.

FIDEL CASTRO di Alberto Benzoni

Tra tutti i miti rivoluzionari- di destra o di sinistra- del ventesimo secolo, quello castrista rappresenta, è l’unico sopravvissuto. Nella sua dimensione personale e collettiva. E, ancora, sia nella opinione delle èlites che nell’immaginario della gente comune.

A nessuno dei rivoluzionari e delle rivoluzioni del secolo breve è toccata la medesima sorte. Né Hitler né Mussolini sono sopravvissuti alla sconfitta: le loro figure vivono nel culto di minoranze più o meno “borderline”; i loro modelli di regime non hanno più trovato imitatori di successo o anche espliciti cultori. L’aura di Lenin come ispiratore di rivoluzioni è andata progressivamente svanendo; a partire dal piccolo ma non trascurabile particolare che i partiti comunisti di rivoluzioni non ne hanno fatte nemmeno una ( se non sull’onda di guerre vittoriose) essendo, semmai, maestri nello spiegare perché non andavano fatte. Il mito di Mao e della rivoluzione culturale cinese è durato sì e no dieci anni; salvo ad essere distrutto definitivamente da Pol Pot.

Scomparsa l’Europa, finita male l’Asia, mai pervenute- s’intende, per ragioni opposte…- l’Africa e l’America del Nord, rimaneva l’America latina. Quella di Villa e di Zapata; e quella di Guevara e di Castro

I due messicani avrebbero tutti i diritti di far parte del nostro Pantheon. Non foss’altro perché rappresentanti autentici dello spirito rivoluzionario. Ma non si sono mai curati di entrarvi, gestendo il potere, costruendo sistemi o lanciando messaggi al mondo.

Rimangono allora soli sulla scena, almeno per le generazioni nate durante il secolo breve, Guevara e Castro; il mito dell’eroe perdente e quello dell’eroe vincente.

Il Che muore giovane. Sacrificando sé stesso sull’altare di una Causa. Basterà questo ad assicurarne l’immortalità . E a cancellare la serie di fallimenti, per totale deficienza di analisi, che ne avevano caratterizzato l’esistenza pubblica: dalla progettata eliminazione del denaro nell’economia cubana alla ricerca di improbabili “focos”rivoluzionari e di ancor più improbabili alleati nelle foreste del Congo e della Bolivia.

Castro, invece, ci lascia dopo quasi cinquantacinque anni di potere; e da vincente.

Ma vincente in che cosa e per quale ragione? La risposta a questo quesito non è affatto scontata. Perché il mito, con l’andar del tempo, ha mutato di natura; e, contestualmente ha perduto in intensità quanto invece ha acquisito in ampiezza.

All’inizio il modello cubano risplende tutto all’interno della sinistra che vuole definirsi rivoluzionaria. Almeno nel senso di cercare in terre lontane l’attualità e il futuro di un’idea-forza che si è stati incapaci di realizzare in Europa. Un mito incarnato, ad un tempo, da Castro, Guevara e dal popolo cubano. I primi saranno, insieme, il simbolo di un radicalismo rivoluzionario che esporta, insieme, medici e combattenti, in tutto il terzo mondo; il secondo, concretizzazione della possibilità di un diverso modello di società, all’insegna della combinazione di volontarismo disinteressato e di pianificazione dall’alto.

Tutto questo, naturalmente, si logorerà irrimediabilmente nel corso del tempo: niente più spinta propulsiva, una società in tutti i sensi più povera e più cinica, un’economia tenuta in piedi da vari tipi di sostegno esterno. E, nel contempo, l’affermarsi di una “leggenda nera”efficace anche se altrettanto improbabile ( perché, con tutti i suoi difetti, Cuba ha pur saputo garantire livelli di sicurezza maggiori di quelli vigenti nella media latinoamericana).

Al logoramento del Mito politico si è però sostituita la crescita della simpatia per la persona; accompagnata da una netta diminuzione dell’ostilità nei suoi confronti. Un processo che accomuna personaggi dello spettacolo e opinion makers, politici europei e governanti latinoamericani, sino a portare alla svolta di Obama.

In questo processo, tre elementi determinanti. Due di carattere personale; uno di carattere collettivo. Il primo, di tutta evidenza, è la mutata percezione del personaggio. Da rivoluzionario esagitato a vecchio saggio; a condire le due cose quel tanto ( molto) di vanità personale che non guasta mai. Per altro verso Castro è l’uomo che, per cinquant’anni ha sfidato gli Stati Uniti uscendo indenne dalla prova. Non sono poi tanti quelli che hanno superato questa prova. Aggiungendo, a questo riguardo, che, se negli anni sessanta e settanta, Cuba era la pecora nera nel contesto degli stati latinoamericani, oggi ad essere isolato e il governo di Washington.

Ciò ci riconduce alla terza e più importante componente delle simpatie recenti: riconducibile al fatto che la rivoluzione cubana del 1960- vista come modello di alleanza tra èlites borghesi e intellettuali e popolo contro le oligarchie economiche appoggiare dai militari- appare, oggi, storicamente vincente. E non importa poi tanto se allo sbocco delle nuove rivoluzioni non ci sia il comunismo; perché importa molto che al termine del processo siano scomparsi militari golpisti e latifondisti allora appoggiati dagli Usa, mentre al potere sono arrivate le loro vittime.

 

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