venerdì, 9 dicembre 2016
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Legge elettorale: un britannicum per cambiare sistema
Pubblicato il 07-11-2016


legge elettoraleLa scorsa settimana il Partito socialista ha illustrato alla Camera le proprie proposte in materia elettorale, sulla base del nuovo clima di discussione che si è sviluppato in relazione alla modifica del c.d. italicum.
Accanto alla proposta di legge già depositata dai parlamentari socialisti nello scorso gennaio, e volta a modificare l’attuale sistema attraverso l’abolizione del secondo turno di ballottaggio e il trasferimento del premio di maggioranza dalla lista alla coalizione più votata, il Psi ha elaborato un nuovo modello fortemente innovativo e che mira ad un’efficace sintesi di tecniche elettorali già sperimentate con profitto in altri paesi.

In particolare, è stato disegnato un sistema di tipo maggioritario a turno unico, basato su collegi uninominali per il 90% dei seggi della Camera da assegnare in ambito nazionale (ossia 618 deputati, ad esclusione dei 12 riservati alla Circoscrizione estero), accanto ad un “premio di governabilità” pari al 10% (circa 62 seggi) da attribuire alla forza politica, lista o coalizione, capace di vincere nella maggioranza dei collegi uninominali.Come si intuisce, tale sistema, che potremmo chiamare britannicum, tenta di prendere spunto dalla virtuosa tradizione elettorale del Regno Unito, integrandola con un meccanismo premiale capace di stimolare, senza però preconfezionarla, una maggioranza parlamentare (come avviene, seppur con rilevanti differenze, in Grecia).

La considerazione di fondo del britannicum parte dalla necessità di ripristinare un rapporto diretto tra eletti ed elettori, che il collegio uninominale può meglio favorire rispetto ad altre soluzioni, rendendo quindi la scelta dei cittadini più consapevole, in ragione della maggiore riconoscibilità dei candidati in aree ristrette dal punto di vista territoriale e demografico. In questo modo si porrebbe fine, ad esempio, al meccanismo delle liste bloccate “lunghe” che, oltre a rilevarsi inopportune, sono state oggetto della pronuncia di incostituzionalità della Consulta nel gennaio 2014. A ciò si aggiunga anche la sensibile riduzione delle spese elettorali per i candidati nei singoli collegi, con benefici complessivi per l’intero sistema.

L’adattamento del modello inglese alla realtà politica italiana giustifica poi la necessità di prevedere strumenti capaci di premiare il partito o la coalizione i cui candidati abbiano avuto migliori performance nei vari collegi, così da estendere la competizione su un piano nazionale ed assicurare una omogeneità di risultati, ai fini della governabilità.
Un aspetto da sottolineare, infine, concerne la non alterazione delle caratteristiche della forma di governo parlamentare italiana, poiché l’attribuzione dei 62 seggi alla forza che conquista il maggior numero dei collegi è da interpretarsi come integrativa rispetto alla rappresentanza già ottenuta autonomamente da tale forza, senza che ciò comporti, ipso facto, la costruzione di una maggioranza parlamentare.

L’insieme di queste ragioni, dunque, ha motivato la scelta del gruppo dirigente socialista, che intende in questo modo contribuire in modo fattivo e concreto al dibattito presente e futuro sulla legge elettorale più idonea per il Paese, nella consapevolezza che di certo si può sempre fare meglio, benché, in alcuni casi, il meglio sia nemico del bene; ed il bene sia comunque meglio di niente.

Vincenzo Iacovissi
Responsabile nazionale riforme istituzionali PSI

bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Grillo Inps ISIS ISTAT italia italicum lavoro Lega M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato socialisti Spagna UE UIL Unione europea USA



Commenti all'articolo

Lascia un commento