venerdì, 9 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Lehman Trilogy. La storia della Lehman al Teatro Argentina di Roma
Pubblicato il 28-11-2016


lehman-trilogyDebutta sul palcoscenico del Teatro Argentina di Roma Lehman Trilogy, l’ultimo grande capolavoro registico di Luca Ronconi, su testo di Stefano Massini. Uno spettacolo potente, drammatico e al tempo stesso ironico, per l’efficacia e la finezza della drammaturgia, per la regia lucida e cesellata, e come sempre ricca di invenzioni, per l’attualità dei temi trattati, il crollo dei meccanismi perversi della finanza, per la conduzione di un cast d’eccezione e nel quale ciascun interprete supera se stesso.

Lehman Trilogy porta in scena l’ascesa economica e il drammatico tracollo della famiglia Lehman. Il capitalismo, i giochi di potere, le banche, il denaro, i mutamenti sociali ed economici sono al centro del testo di Stefano Massini, pubblicato da Einaudi nel 2014 e tradotto in otto lingue e rappresentato in varie edizioni in Europa e in Canada. Oltre centosessanta anni di storia raccontati attraverso le vicende dei potenti banchieri Lehman, una delle famiglie più influenti d’America: dalla Guerra di Secessione alla crisi del ’29, tra continue ascese e improvvise cadute, fino al definitivo fallimento del 15 settembre 2008. Nell’allestimento teatrale i tre capitoli della Trilogia di Massini – Tre fratelli, Padri e figli, L’immortale – sono stati suddivisi in due spettacoli teatrali intitolati Tre fratelli e Padri e figli.

La prima parte inizia l’11 settembre 1844 con l’arrivo in America dalla Baviera di Heyum Lehmann. Dopo una traversata di 45 giorni, viene registrato da un ufficiale del porto come Henry Lehman: da allora in poi quello sarà il suo nome. Si stabilisce a Montgomery, in Alabama, dove apre un emporio di tessuti. Tre anni dopo lo raggiunge il fratello minore Mendel, che in America prenderà il nome di Emanuel, infine “il piccolo” Mayer. Se Henry è la testa e suo fratello Emanuel il braccio, Mayer è ciò che vi è nel mezzo, una sorta di intermediario. Nel corso degli anni il loro interesse si sposta dal cotone al caffè, alle grandi infrastrutture fino ad approdare a New York ed alla Borsa, dove tutto si vende ma nessuna merce è. “Tre fratelli” termina all’inizio del Novecento con la morte di Mayer e l’avvento della nuova generazione guidata da Philip, figlio di Emanuel.

Il secondo spettacolo, “Padri e figli” si apre nella New York dei primi del Novecento. Ai tre fratelli sono succeduti i figli: da un lato Philip che vuole speculare in Borsa, dall’altro Herbert, figlio di Mayer, che si dedica alla politica e diventa governatore di New York. A settant’anni Philip Lehman “lascia”, ma non definitivamente: non si fida del figlio Robert. La Lehman Brothers supera la Prima Guerra mondiale, la crisi del 1929, la Seconda Guerra mondiale, avventurandosi in nuovi e sempre più spericolati investimenti, espandendo i propri interessi in tutto il mondo. Alla morte di Bobbie Lehman nel 1969, la società è affidata a Pete Peterson che condurrà la banca a una prima crisi, negli anni Ottanta. Dopo la ripresa, il nuovo CEO, Dick Fuld jr, vivrà il destino di essere legato alla catastrofe dei mutui subprime e al fallimento della più che centenaria Lehman Brothers, il 15 settembre 2008.

Al Teatro Argentina troviamo nei due atti unici un cast di grandi interpreti, da Massimo De Francovich nel ruolo di Henry a Fabrizio Gifuni in quello di Emmanuel. Strepitoso Paolo Pierobon nelle vesti di Philip Lehman, in grado di restituirci molto bene l’intelligenza, la capacità organizzativa e la voglia di Philip di controllare ogni aspetto non solo degli affari ma anche della vita privata, a partire dal matrimonio. Philip è senza dubbio l’esponente più significativo de della famiglia Lehman, il primo ad aver intuito il salto epocale che la Borsa di New York avebbe rappresentato nei commerci, consentendo alla piccola banca di espandersi e diventare uno dei più importanti attori del capitalismo mondiale.

Assenti le musiche e con una scenografia solo apparentemente minimale, sono la perfetta recitazione, il tono ora caldo ora musicale della voce, l’eccezionale mimica di tutti e dieci gli attori presenti sul palco a captare la nostra attenzione. I dialoghi sono in realtà monologhi, ricchi di significato. Ogni personaggio in fondo racconta se stesso e ci trasferisce sia il suo parlato che il suo pensiero.

L’opera sovrappone la storia della famiglia Lehman all’evoluzione dell’economia: i Lehman sono al tempo stesso testimoni e protagonisti del passaggio dall’economia delle cose a quella dei beni immateriali, restituendoci la capacità dei capostipiti e dei loro figli non solo di resistere alle crisi ma anche di approfittarne. Da sottofondo il tema del sogno americano, che un tempo consentiva agli immigrati, arrivati con una semplice valigia ma anche con tanta voglia di lavorare ed intraprendenza, di creare immense fortune. Due spettacoli da vedere, nello stesso giorno o in giorni diversi, per chi abbia voglia di conoscere più da vicino le vicende, lo spirito ed i valori di una delle famiglie più note del capitalismo mondiale e, possibilmente, trarne anche qualche insegnamento. Al Teatro Argentina di Roma fino al 18 dicembre.

Al.Sia.

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