venerdì, 18 agosto 2017
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Opinioni e commenti
 

Lelio Basso, il socialista del dialogo tra marxisti
e cattolici
Pubblicato il 10-11-2016


lelio-bassoTra i socialisti italiani Lelio Basso è stato un personaggio complesso, politicamente problematico e culturalmente vivace. Lo aveva già sostenuto Enzo Collotti nell’Introduzione alla sua Bibliografia degli scritti (2003) e lo conferma adesso Giancarlo Monina nella ricca biografia politica e intellettuale che gli ha dedicato con il titolo Lelio Basso, leader globale. Un socialista nel secondo Novecento (Carocci editore, Roma 2016, pp. 439).
Il volume prende le mosse dal 1948 e si sviluppa lungo il trentennio successivo fino alla morte di Basso avvenuta il 16 dicembre 1978. A differenza della prima fase della sua vita, già descritta e pubblicata l’anno scorso da Chiara Giorgi sempre per il medesimo editore, questo secondo periodo si distingue per la ricchezza dell’attività politica e la varietà dei suoi interventi nelle sedi di partito e nella Camera dei deputati. Come membro dell’Assemblea costituente, Basso contribuì alla stesura dell’articolo 49 e alla definizione dei partiti quali elementi fondanti delle istituzioni, mentre come dirigente di partito (fu confermato segretario al XXVI Congresso di Roma, 19-22 gennaio 1948) dimostrò una scarsa capacità di coesione politica, che lo costrinse a cedere le redini alla corrente autonomistica nella successiva assise congressuale di Genova.

Da questa vicenda si dipana il racconto dell’Autore, che spiega le ragioni del suo fallimento unitario più ai risultati elettorali del 18 aprile che ai contrasti interni del Psi. Si commiata così dalla Segreteria del partito («Avanti!», 3 luglio 1948) per dedicare le proprie forze alla ripresa del «Quarto Stato», che apparve dal 30 dicembre 1948 al giugno 1950. Sulla seconda serie del periodico, Basso ripropone il rapporto tra politica e cultura per reimpostare una lettura più attenta del mutamento in corso nella società italiana, rimanendo incagliato in una riflessione astratta sul presente e «in un autoreferenziale richiamo alla dottrina e in proclami di princìpi astratti, di imperativi morali, che trovano contraddittori modelli nell’URSS e nelle democrazie popolari» (p. 26).

La riflessione teorica di Basso, incentrata sul pensiero di Rosa Luxemburg, lo colloca a sinistra del Pci e lo allontana dal gruppo dirigente frontista che nel XXVIII Congresso (Firenze, 11-16 maggio 1949) riprende la guida del Psi con la segretria di Pietro Nenni.
Ostile all’«imperialismo americano» e al Patto Atlantico, Basso si schiera a fianco dell’Unione Sovietica, a cui riconosce «un primato politico» per il «legame con l’internazionalismo operaio»: il 24 febbraio solidarizza con i portuali di Anversa, Amsterdam e Rotterdam e appoggia la loro volontà di non scaricare più le armi americane. Nel dicembre dello stesso anno inaugura alla Casa della cultura di Milano una serie di conferenze sull’Urss, dove si recherà nell’agosto del 1954 grazie all’intervento di Giorgio Amendola e di Palmiro Togliatti. Un viaggio che, per l’Autore, sarà proficuo di riflessioni dopo la morte di Stalin e la denuncia dei suoi misfatti nel XX Congresso del Pcus (14-26 febbraio 1956).

Di fronte alle novità emerse nell’assise moscovita, Basso difende la «molteplicità delle vie al socialismo», il cui significato non comporta la rottura della solidarietà internazionale, affermando sull’«Avanti!» del 23 febbraio che il riconoscimento di una via italiana rientrava nell’ottica storicista del marxismo e nell’impellente necessità dell’unità socialista. Il rapporto segreto di Chruščëv, reso noto mutilo il 4 giugno a cura del Dipartimento di Stato americano, lo induce a precisare meglio le sue riflessioni politiche, che pervengono alla condanna della dittura personale di Stalin, considerando superata la teoria secondo cui sono inevitabili forme di repressione nella fase costruttiva del socialismo. Su questi temi l’Autore si dilunga in analisi puntuali sull’itinerario politico e intellettuale di Basso, che si presenta spesso contraddittorio e non sempre lineare con le sue elaborazioni sul rapporto tra marxismo e «esperienza sovietica», ma utili a farlo rientrare nella Direzione con il XXXII Congresso di Venezia (6-10 febbraio 1957).

Il Congresso sancisce la vittoria del gruppo autonomista guidato da Nenni, che non si può opporre all’inclusione di Basso nella Segreteria, insieme a Francesco De Martino, a Guido Mazzali e a Tullio Vecchietti. Le divisioni interne permangono per diversi anni fino alla scissione e alla costituzione del Psiup (1964). Su queste vicende si innesta l’intensa attività pubblicistica e culturale di Basso, che nel 1958 pubblica Il principe senza scettro e dà vita al periodico «Problemi del socialismo» in cui ripropone la sua visione, chiarisce i rapporti «fra internazionalismo e realtà nazionale» e definisce quelli con i cattolici, i socialdemocratici e i radicali, oltre agli altri con i diversi ambienti professionali: magistratura, avvocatura, cinema, giornalismo, editoria.

L’ascesa al soglio pontificio di Giovanni XXIII (1958) accentua l’interesse di Basso verso la Chiesa, di cui sottolinea il carattere di novità con il Concilio Vaticano II. «Il cattolicesimo – scrive giustamente l’Autore – diventa allora per lui una delle grandi forze globali in movimento, al pari del neocapitalismo, del comunismo e dei movimenti del Terzo mondo» (p. 220). Estraneo ad ogni forma di anticlericalismo, Basso rivolge particolare attenzione verso i cattolici del dissenso in un percorso culturale che va dal famoso saggio Dialogo con i cattolici («Il Ponte», luglio 1956, pp. 1141-1153) al libro Socialisti e cattolici al bivio (Palermo 1961) e ai numerosi articoli scritti sull’«Avanti!» e sul periodico «Problemi del Socialismo» (Socialismo e religione, 7-8 gennaio 1972, pp. 5-16). Il costante interesse per la dimensione religiosa è dettata dalla convinzione che la fede socialista abbia le medesime scaturigini nell’aspirazione dell’uomo all’«eguaglianza di tutti gli uomini, il rispetto della persona umana, la svalutazione della ricchezza e della grandezza terrena, l’esaltazione degli umili, l’amore del prossimo e la solidarietà fra gli uomini»: argomenti che sono trattati dal volume Lelio Basso. Un socialista tra diritto e utopia (Cittadella Editrice, Assisi 2014) scritto da Ugo Basso.

In un interessante paragrafo dedficato al rapporto tra «Cristianesimo e socialismo» (pp. 352-359), l’Autore mette in rilievo il contributo teorico di Basso, che si impegna nella difesa dei diritti civili per i preti spretati, nella lotta per l’abolizione del regime concordatario e per la valorizzazione della «teologia della liberazione» diffusa in America Latina. L’esperienza dei Cristiani per il socialismo (CPS) è promossa in Italia dal teologo salesiano Giulio Girardi, con cui Basso collabora per il valore che assegna ad essa come modello di riferimento delle comunità di base cattoliche. Egli sostiene l’esperienza dei CPS, incoraggiando la diffusione del loro messaggio culturale e favorendo il dialogo tra marxisti e cattolici sul piano della lotta di classe contro il capitalismo e l’imperialismo.

Nel 1970 Basso costituisce a Roma la Fondazione ISSOCO, la quale – come dice l’Autore – si propone di promuovere «un programma di ricerche economico-sociali sulla natura del potere e dei poteri nelle società industriali avanzate» (p. 359). Portavoce di questo programma è la nuova serie dei «Problemi del socialismo», che nel suo primo fascicolo contiene una citazione di Rosa Luxemburg: «La morale per me è questa: che abbiamo enormemente da fare e prima di tutto enormemente da studiare» (Lettera a Kautsky, 1904). Una citazione che, per l’Autore, rispecchia la scelta politico-culturale di Basso, che fino alla morte si batte per il riscatto dei popoli oppressi e per l’unità della Sinistra europea.

Nunzio Dell’Erba

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