sabato, 3 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

L’italia delle meraviglie. Battuti i forti springbok
per 20 a 18
Pubblicato il 21-11-2016


rugby italia sudafricaIl Sudafrica è una delle tre “grandi” del rugby dell’emisfero sud, Australia e Nuova Zelanda sono le altre, dove dire “ovale” va ben oltre ad una forma geometrica. Pensare d’incontrare gli Springbok rende le notti insonni. Abrasivi, pesanti, prepotenti…cattivi come nessun’altro. Nei precedenti dodici incontri fra Italia e Sudafrica, ovunque si siano giocati, la memoria ci concede solo durissimi ottanta minuti, con al massimo sorpassi momentanei e tante grosse disfatte con in archivio un 101 a zero nel 1999 che rimane il peggior risultato assoluto del rugby italiano e causa del siluramento di Georges Coste, il tecnico più illuminato avuto dalle nostre nazionali. Ma il rugby è un gioco strano, non sai mai come rimbalzi quella palla pazza, e può succedere che l’Italia, la tredicesima del ranking, una squadra nel pieno di una profonda ricostruzione con fuori dalla porta il cartello “work in progress”, ritrovi l’anima e batta i quarti al mondo. Proprio così 20 a 18 è il risultato finale al Franchi di Firenze a favore dei giovani Azzurri che al tredicesimo tentativo scrivono la fatidica pagina di storia sportiva. Un risultato giusto in una partita ben governata e finita in crescita con i sudafricani in chiara défaillance. Certo non tutto è stato perfetto. Pur godendoci la grande vittoria dopo tante delusioni e consci di essere di fronte ad una vera esaltante impresa, in tutta franchezza e come chiede Sergio Parisse, rimaniamo con i piedi per terra perchè il lavoro è ancora lungo e tante cose sono da vedere e provare sia nei gesti, sia nella mente. Troppi inutili falli per dei professionisti, il giallo rimediato da Fuser è imbarazzante visto i risvolti che ha avrebbe potuto dare al match, troppi pericolosi svarioni e amnesie tecniche in occasione delle mete e non solo, ma si è visto finalmente un gruppo unito con la voglia di vincere aspetto indispensabile nel rugby. In questa Italia coraggiosa e operaia, a partire da capitan Parisi che rimane perennemente il punto di riferimento ed il fulcro del gioco soprattutto quando ricorda di essere una terza linea e abbandona le movenze da tre-quarti, nessuno si è risparmiato. Un match di sacrificio era chiesto, un match di sacrificio si è ottenuto. Un Italia dura e determinata affronta gli Springbok sullo stesso piano di battaglia e ne ha la meglio. Simone Favaro un gigante ed il resto della squadra, giovani e veterani, a fornire una prova maiuscola caica di orgoglio e priva di qualsiasi timore reverenziale. E’ chiaro come il sistema rugbistico sudafricano sia nel bel mezzo di una “crisi di nervi”, problemi finanziari e politica delle quote nere stanno minando certezze secolari, ma questo non impoverisce l’impresa italiana perché i vari Habana, Le Roux, Lambie, Albert, Mtawarira, Strauss, Kock & C rimangono, individualmente, il meglio mondiale e danno lustro alle società europee in cui militano con grassi contratti.

Qualcosa è scattato dall’arrivo dell’irlandese Conor O’Shea, nuovo Head Coach degli Azzurri, e una serenità insolita, la gioia di giocare hanno permeato l’ambiente azzurro. Ha capito da subito lo stato dell’arte del rugby nostrano. Con le sue esperienze da giocatore e allenatore cariche di talento, progettualità e umanità, detta tempi diversi, senza pressioni e nessuna pretesa di risultati immediati purchè impegno serio e continuo siano una costante. Il lavoro è sempre in team allargato e la fiducia nei giocatori è una prerogativa indispensabile. Si dice sicuro che l’Italia sarà una protagonista del grande rugby con una identità precisa. Le pozioni magiche spesso sono in “gaelico”.

Non sarà un caso che Conor O’Shea abbia la fisionimia di un elfo e sia di lingua gaelica? Se la sua miscela miracolosa sarà veramente vincente lo diranno i risultati ma il buon giorno si può vedere anche da pomeriggi come quelli di Firenze.

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