venerdì, 9 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Lo Statuto dei lavoratori
e la manipolazione della storia
Pubblicato il 21-11-2016


La nostra società “liquida”, secondo l’efficace metafora di Zygmunt Bauman, in cui esistono due realtà, una virtuale con la vita vissuta sui social media, e una reale, in cui disoccupazione, miseria dilagante e strapotere della finanza dilagano, come di recente ha affermato non un seguace di Che Guevara ma un protagonista straordinario del nostro tempo, Papa Francesco, è segnata da un fenomeno inquietante: la manipolazione della Storia.
Un fenomeno descritto quasi con una sorta di potere divinatorio, da un intellettuale libertario come George Orwell, nel suo romanzo “1984”, certamente un cult tra le opere letterarie distopiche, in cui in uno Stato totalitario si corregge la storia passata per allinearla con quella divulgata nel presente dal Grande Fratello, attraverso la continua riscrittura di libri e giornali al cosiddetto “Ministero della Verità”, dove si fabbricano le menzogne.
Proprio di recente, in Italia, abbiamo assistito a due esempi di manipolazione orwelliana della Storia. Il primo, il film in programmazione nei cinema italiani di Pif “In guerra per amore”, che propone una visione manichea dello sbarco, il 10 luglio 1943, e della seguente occupazione degli Alleati in Sicilia, con la rappresentazione degli americani come i “buoni”, venuti a liberare l’Isola in nome della libertà e della democrazia e dall’altra i siciliani, con la mafia e altre tare antropologiche. Come se la storia non fosse ben più complessa e i boss italo-americani d’oltre Oceano, non avessero avuto un ruolo documentato, come nel caso di Lucky Luciano, per garantire una transizione morbida dal fascismo all’occupazione Alleata. Il secondo, con Renzi, che per giustificare la regressione del diritto del lavoro operata con il “suo” Job Act, in particolare in materia di licenziamenti, ha affermato perentoriamente che la sinistra non votò per lo Statuto dei lavoratori nel 1970! In verità, furono i comunisti a non votarlo, ma lo Statuto fu concepito e voluto dall’altra parte della sinistra italiana, quella riformista, che il segretario del Pd rimuove: i socialisti, al tempo di Nenni, Pertini, Mancini, De Martino e Lombardi, con Saragat al Quirinale, che con il ministro del Lavoro del Psi Giacomo Brodolini e la sapienza giuridica di Gino Giugni, diedero all’Italia una legislazione lavoristica tra le più avanzate a livello internazionale.
Viene alla mente la foto delle mani dell’ex dirigente sovietico Karl Radek, che continuavano a muoversi senza il loro corpo nel filmato di un congresso della Terza Internazionale comunista; la censura di Stalin aveva tentato di cancellare ogni ricordo di uno degli eroi della rivoluzione proletaria, dopo le Grandi purghe, ma era stata tradita da quel dettaglio rivelatore: la verità non si può cancellare.

Maurizio Ballistreri

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