sabato, 3 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Noi
Pubblicato il 24-11-2016


Non si tratta di stilare classifiche e graduatorie. Affatto. Si tratta di spiegare chi siamo in relazione al referendum costituzionale. Ne abbiamo avuto prova recentemente, proprio durante la convention di martedì. Chi è rimasto con noi, chi è rimasto a sostenere i socialisti come partito, ha scelto di votare SÌ al referendum. Insomma, ha condiviso un percorso, ciascuno con le sue argomentazioni, ciascuno a suo modo.
Lo hanno fatto ex parlamentari – Covatta, Borgoglio, Tiraboschi, Albertini, Crema, Vazzoler, Giorgi, Maccheroni, Santarelli, e ne cito solo alcuni – e una sessantina di sindaci, costituzionalisti, da Pio Marconi a Cesare Pinelli, da Mario Chiti a Gianrico Ranaldi, storici (Mammarella, Ciuffoletti, Gervasoni, Baldacci, Pombeni), economisti (Scalzini, Gamberale), artisti (Nespolo, Talani, Scaparro), urbanisti (Abis, Giorgieri, Zanardi, Cianfanelli), i presidenti delle Fondazioni Acquaviva e Mastroleo, quell’Artali che guida l’associazione dei partigiani, perfino Rosa Filippini, leader storica degli Amici della Terra e parlamentare socialista nel 1992.
Un bel gruppo, davvero un bel gruppo. Ne faremo tesoro.
C’è un significato in tutto questo? Si. La lettura solidale di una storia riformista, il sostegno a una comunità in tempi di bufera. Grazie davvero.

Riccardo Nencini

Riccardo Nencini

Riccardo Nencini

Segretario Psi - viceministro dei Trasporti

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Commenti all'articolo
  1. Ogni spiraglio per ricreare un movimento socialista più ampio va sfruttato e utilizzato. Il referendum passerà, ma le firme raccolte possono risultare molto utili in futuro e aiutare la nostra resurrezione. Penso che, si o no, dovremmo farne tesoro.

  2. Caro direttore, come tu sai seguo volentieri L’Avanti Online e contribuisco nel mio piccolo al suo sostentamento.
    Non comprendo come si possa dare spazio a individui che non si fanno riconoscere con nome e cognome e intervengono solamente per offendere il Segretario del Partito e i Compagni che liberamente lo seguono nella Sua Linea Politica.
    Esprimo la mia solidarietà al Compagno Nencini e per quello che mi riguarda sono impegnato fortemente nella Campagna per il SI.
    Non ti sembra sia opportuno direttore, fare un richiamo ad un comportamento più sobrio ed educato?
    Un conto è, non essere d’accordo su una linea politica, un altro conto, è intervenire con argomentazioni offensive! ( e no è la prima volta.)
    L’Avanti non è facebook, merita di essere sostenuto civilmente, intellettualmente e anche economicamente.
    Un caro saluto.

  3. Definire Nencini e gli altri socialisti richiamati nella solita tiritera del compagno Proia dei Bombacci é un insulto inaccettabile. Soprattutto per chi dimostra di non conoscere Bombacci, che certo non amava le maggioranze e che, dopo essere stato convintamente comunista, diventò fascista nel momento del crollo, pagando la scelta con la morte. Studi meglio Bombacci, Proia, e non faccia assurdi parallelismi. I compagni socialisti sopra ricordati non hanno cambiato partito e non sono stati fucilati a Dongo.

  4. Quel commento non é solo offensivo e va tolto (invito la redazione a farlo) ma é anche sintomo di scarsa preparazione storica sulla figura di Bombacci, che da comunista morì fascista non per opportunismo ma per fede e venne fucilato a Dongo.

  5. Parto da una considerazione, ovviamente opinabilissima, che mi è nata anche nel conversare a più riprese con socialisti della “vecchia guardia”, dei quali anch’io faccio parte.

    Orbene, mi sono fatto l’opinione che detta fascia di elettorato, vuoi per l’età, vuoi per l’ulteriore esperienza maturata in un ventennio e oltre – durante il quale si è spesso trovata ad “autogestirsi” sul piano politico, con riferimento a quanti hanno ritenuto in questi anni di non tirare i remi in barca – sappia orientarsi ormai piuttosto bene nell’attuale “arcipelago” politico, e abbia idee abbastanza precise anche riguardo al vicino Referendum.

    Per le stesse ragioni, credo altresì che nell’indirizzare il proprio voto non si lasci influenzare più di tanto dalla posizione che personalità più note ed “illustri” possono esprimere a favore del SI’ o del NO, rispettivamente, ma mi preoccupa invece, e non poco, il clima sempre più “divisorio” che si sta creando, e che mi sembra molto più acceso e “acido” di quello del 1974 riguardo al Divorzio (per la tenera età che avevo all’epoca, non posso ricordare quello del 1946).

    Siffatte tensioni e frizioni sono inevitabilmente destinate a lasciare un qualche segno,
    indipendentemente dall’esito che uscirà dalle urne il 4 dicembre, specie in una forza “minore” la quale non avrebbe per niente bisogno di vedere ancor più frazionati i propri numeri, e diminuito quindi il suo peso elettorale.

    Posso naturalmente aver male interpretato il senso delle parole, e in tal caso me ne scuso, ma in questo articolo mi sembra quasi di leggere “Noi del SI’”, come se il pronunciarsi a favore del NO comportasse di fatto l’uscita dal partito, e d’altronde non saprei come intendere diversamente il concetto “Chi è rimasto con noi, chi è rimasto a sostenere i socialisti come partito, ha scelto di votare SÌ al referendum”.

    Non comprendo francamente il separarsi per questioni di natura costituzionale, e non per ragioni politiche come per solito succede, a meno che intorno al SI’ non stia prendendo corpo il Partito della Nazione, e il votare SI’ diventi per l’appunto la premessa, o se vogliamo il “lasciapassare” o “passaporto” per potervi far parte..

    Tutto perfettamente legittimo, ma in tal caso, o in tale ipotesi visto che si tratta soltanto di supposizioni, cambierebbe il senso del confronto referendario, e mi spiegherei pure l’assenso, per me incomprensibile, e qui mi ripeto, che è stato dato al “collegio uninominale” – quale eventuale modifica dell’Italicum – ma se fosse realmente così, se cioè la mia tesi non fosse del tutto infondata, mi sembrerebbe opportuno dichiararlo o lasciarlo quantomeno intuire (il tempo ci dirà comunque come stanno le cose).

    Paolo B. 26.11.2016

  6. Caro Paolo, faccio parte anch’io della “Vecchia guardia”.
    Vecchia guardia di amministratori Socialisti, che hanno sempre scelto da che parte stare. ( sul Divorzio, sull’Aborto, sulla Scala Mobile ecc.)
    I compagni che non assumono con chiarezza dove collocarsi non mi sono mai piaciuti e non mi piacciono.
    Non ho capito da che parte stai, io sto dalla parte del “SI” e non mi sono mai permesso di offendere chi sta dalla parte del “NO”
    Obiettivamente le ragioni dei socialisti per il”NO”non hanno nulla a che vedere con il merito della Riforma.
    “Sifatte tensioni e frizioni sono inevitabilmente destinate a lasciare un qualche segno” Ben detto!
    C’è chi si prepara per la resa dei conti se vincerà il “NO”, i ricorsi che sono stati fatti per il Congresso di Salerno sono inequivocabili.
    Chi ha a cuore le sorti del Partito e del Paese voterà “SI”
    Mi piacerebbe sapere da che parte stai.
    Un Caro Saluto.

  7. Condivido quanto scritto da Bolognesi, si sta dividendo il partito su un fatto che non influisce sulla politica Italiana. Non credo a cambiamenti drastici se vincesse il SI, c’è chi dice che piuttosto che niente è meglio piuttosto, io non sono d’accordo. Visto l’andazzo degli ultimi tempi con un parlamento impegnato ad avallare quanto deciso dal Governo. Nella Costituzione, in Italia vige la Democrazia Parlamentare. Ultimamente molto scarsa, ed in futuro? Saluti Socialisti dal 1967.

  8. Condivido quanto scritto da Bolognesi, si sta dividendo il partito su un fatto che non influisce sulla politica Italiana. Non credo a cambiamenti drastici se vincesse il SI, c’è chi dice che piuttosto che niente è meglio piuttosto, io non sono d’accordo. Visto l’andazzo degli ultimi tempi con un parlamento impegnato ad avallare quanto deciso dal Governo. Nella Costituzione, in Italia vige la Democrazia Parlamentare. Ultimamente molto scarsa, ed in futuro? Saluti Socialisti dal 1967.

    • Ma il Si non è per provocare cambiamenti o sconvolgimenti drastici, il Si serve solo, si fa per dire, per dare finalmente un senso al bicameralismo, sfoltire il numero dei parlamentari, ridurre le controversie fra stato e regioni. Non sarà moltissimo ma è un bel passo in avanti.
      Cordiali saluti, Mario Mosca.

  9. Rispondo volentieri ad Adriano, cercando di sintetizzare il mio pensiero riguardo alla Riforma e al cosiddetto “combinato disposto”, e augurandomi di risultare abbastanza chiaro e comprensibile.

    Pur se mi sembra francamente un po’ improbabile che, nel loro complesso, le ragioni “dei socialisti per il NO non hanno nulla a che vedere con il merito della Riforma”, non è comunque il mio caso, e passo dunque ai contenuti.

    Come ho già avuto modo di scrivere, considero il bicameralismo paritario quale pezzo importante del sistema di contrappesi che dovrebbe bilanciare un potenziamento dell’Esecutivo, ottenibile a mio avviso col “premierato forte” o col “presidenzialismo”, mettendo in capo al Primo Ministro anche il “potere” di sciogliere le Camere, quando ne ricorrano le condizioni, sembrandomi che ciò possa agire pure da buon anticorpo contro gli eventuali “trasformismi” e “ribaltoni”.

    Anche l’inserimento della “sfiducia costruttiva” potrebbe rafforzare la tanto agognata e sospirata governabilità, ma occorrono nel contempo elementi che funzionino poi da riequilibrio e garanzia, tra i quali vedo giustappunto il “bicameralismo paritario”, che si coniuga a sua volta col principio di garantire la maggiore rappresentanza possibile del pensiero politico, altro aspetto di indubbio rilievo, sempre a mio vedere, ancorché sia da conciliare con la governabilità (e qui entra in gioco la legge elettorale sulla quale ritornerò).

    L’attuale Riforma pare andare invece in ben altra direzione, ovvero, secondo il pensiero di qualcuno, porterebbe al nascere di una figura di Premier forte, realizzata in maniera indiretta, e senza fattori di contrappeso, vale a dire tramite un meccanismo diverso, e anche lontano, da quello che ho più sopra prefigurato.

    Aggiungo, per inciso, che non mi convince neppure la cancellazione
    definitiva delle Province, dal momento che già in questa fase di “pre-abrogazione” qualche problema si è posto, stando a quanto si legge, e circa il contenimento dei costi, anche la Riforma del 2006, a paternità centro-destra, contemplava una sensibile riduzione numerica dei Parlamentari, ma probabilmente non interessava più di tanto vista la “sfortunata” sorte che ebbe quella revisione costituzionale (o si pensava forse di arrivare al risparmio in altro modo, cosa fattibile verosimilmente anche oggi)..

    Ancora, se si voleva rivedere e “correggere” le modifiche apportate nel 2001 dal centro-sinistra, al Titolo V della Costituzione, in ordine ai rapporti Stato-Regioni, e andare alla eliminazione del CNEL, si poteva circoscrivere la Riforma a questo campo, il che poteva probabilmente spuntare in Parlamento una maggioranza qualificata, senza dover passare attraverso un confronto referendario che ha assunto i toni che conosciamo, e la cui natura pare essere diventata essenzialmente politica (o forse lo era fin dall’inizio).

    Io mi sono fatto l’idea, e qui mi ripeto, che intorno al SI’ stia prendendo forma l’embrione del cosiddetto Partito della Nazione, o che vi sia quantomeno chi vi punta o se lo augura, il che mi spiegherebbe l’infiammarsi della “atmosfera referendaria”, e anche il fatto che un partito “minore” possa aver convenuto sul collegio uninominale, quale ipotesi di modifica della legge elettorale, giusto nella prospettiva di confluirvi, anziché optare per il proporzionale, e unirsi a coloro che lo stanno riproponendo.

    Proporzionale e premierato forte mettono insieme rappresentanza e governabilità, e ridanno nel contempo un ruolo alle coalizioni, il che può salvaguardare l’identità e l’autonomia dei partiti “minori”, senza indebolire gli Esecutivi di cui possono far parte (aspetto che non mi pare secondario per una forza “minore” che aspiri a mantenersi autonoma).

    Nel caso poi vi fosse anche la soglia di sbarramento, a meno che
    non sia parecchio alta, ma ciò mi sembra abbastanza improbabile, il prevedere che nella eventualità di suo mancato raggiungimento i voti non vanno comunque dispersi, ma rimangono all’interno della coalizione, può indurre l’elettore a votare più facilmente un partito “minore”, visto che il suo sarà comunque un “voto utile”

    La mia supposizione riguardo al Partito della Nazione può essere naturalmente errata, e solo il tempo ci dirà chi l’ha vista, o intravista, giusta in questa “tribolata” partita, ma allora, e a maggior ragione se ho “sbagliato i calcoli”, non mi capacito del fatto che tensioni e fibrillazioni siano entrate anche in casa socialista, dove il proposito prevalente dovrebbe essere invece quello di tendere possibilmente all’unità.

    Mi scuso con Adriano per essermi dilungato un po’ troppo, ma l’argomento è abbastanza “tosto”, e contraccambio il caro saluto.

    Paolo B. 01.12.2016

  10. Caro Paolo, mi scuso per la mia insistenza, comunque essa ha il merito di aver stimolato un chiarimento sulla modifica della Costituzione e sul Referendum.
    Devo riconoscerti la correttezza argomentale anche se rimangono delle disparità di giudizio sulla emendata Riforma.
    Mi darai atto che il quattro Dicembre, a differenza di quello che vogliono far credere il contrario, in gioco non c’è solamente la Riforma della Costituzione, ma le sorti del Governo e il rischio concreto che si apra un periodo di instabilità con la possibilità di veder spazzar via l’unico Governo di Centro Sinistra del Mondo Occidentale.( Quello francese purtroppo, ne stanno celebrando già il funerale.)
    Lo so che non centra nulla con la Riforma, la realtà però mi impone di essere abbastanza preoccupato, se dovesse vincere il “NO”.
    La proposta Socialista, ce lo ricorda ancora una volta oggi il Segretario Nencini, era e sarà sempre quella di dar vita ad una Assemblea Costituente per modificare la Costituzione evitando in questo modo soluzioni di parte, nessuno ci ha dato ascolto, salvo ripensamenti postumi.
    Convengo con te quando affermi che non fai parte di quei Socialisti ( alla Biscardini per intenderci ). Non faccio processi alle intenzioni a chi supponi voglia remare per il Partito della Nazione, in ogni caso sarà un Congresso a decidere il futuro del nostro piccolo Glorioso Partito.
    Un Caro Saluto.

    Mi scuso con il Direttore se abuso della Sua ospitalità, lo ringrazio e lo saluto Cordialmente.

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