mercoledì, 22 febbraio 2017
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Opinioni e commenti
 

“Non solo carcere”. La finalità rieducativa della pena
Pubblicato il 16-11-2016


Suicidi-carcere“Non solo carcere”, un convegno, quello promosso dal Senatore socialista Enrico Buemi, che si ispira all’ultimo lavoro dell’architetto Domenico Alessandro De Rossi sulle “norme, storie e architettura dei modelli penitenziari”. Il convegno ha come titolo: “Ruolo dell’architettura penitenziaria nell’attuazione del principio costituzionale della finalità rieducativa della pena” e vi hanno partecipato, oltre all’autore del libro Domenico De Rossi e il senatore Enrico Buemi, Felice Casson, Luigi Manconi, Nico D’Ascola e Francesco Nitto Palma.  A moderare il dibattito Errico Novi, giornalista de “Il Dubbio”.

Un convegno che ruota attorno a un concetto portante: la funzione rieducativa della pena. In Italia le carceri sono sovraffollate, invivibili non solo per i detenuti ma anche per coloro che per lavoro vivono molte ore della loro vita in quegli ambienti. Il problema giace irrisolto da decenni sui tavoli della politica nonostante svariati e spesso improvvisati tentativi di soluzione. Non si può affronate il problema delle carceri oggi se non “si adotta una visione alta e sistemica” che tenga conto di tutti gli aspetti normativi, architettonici, economici, sociologici e politici.

Il Senatore Nico D’Ascola, presidente della commissione giustizia, ha sottolineato che serve una riforma che non sia solo di settore ma di sistema. “Serve una intera legislatura per mettere mano al diritto penale e al suo sistema punitivo tradizionale. Una logica basata sulle sanzioni amministrative punitive potrebbe essere una strada per la semplificazione più rapida e anche efficace. Insomma una riforma da ripensare nel suo complesso. Il diritto penale deve fortemente dimagrire e trovare un’alternativa al carcere con metodi sanzionatori che siano punitivo ma non per forza detentivi”.  “Una pena esorbitante – continuato D’Ascola – non è rieducativa. Le pene previste dal nostro ordinamento sono mediamente superiori di un terzo rispetto alla media europea. Poi vi è la annosa questione della custodia cautelare. Chi si trova in questa condizione infatti subisce il carcere e le sue condizioni senza che su di sé gravi una sentenza”.

buemi-carceriIl responsabile giustizia del Psi Enrico Buemi ha finalizzato il suo intervento sulla finalità educativa della pena, concetto scritto chiaramente in Costituzione. “Questa finalità – si è chiesto Buemi – è rispettata o no? Io – ha detto – penso assolutamente di no. Perché  non c’è solo il principio, ma la sua applicazione, mai concretizzata però. Il carcere sequestra il tempo. Ma di quel tempo cosa di può fare? Come può essere utilizzato? È questo il tema. Quel tempo va utilizzato per preparare il soggetto a una educazione positiva”. Buemi ha poi ricordato alcuni dati: “Ogni detenuto costa 180 Euro al giorno. Complessivamente sono due miliardi all’anno. E senza nessuna funzione educativa da parte dello Stato”. “La mia esperienza, è quella di una situazione detentiva drammatica. Non si può prevedere il diritto penale senza detenzione, però servono nuovi strumenti. Il carcere deve essere concepito non come luogo che impedisce ma che favorisce – ha concluso – la rieducazione superando il pregiudizio della funzione ritorsiva degli istituti di pena”

Il senatore Luigi Manconi, presidente della Commissione Diritti Umani, ha disegnato un quadro della vita all’interno dei penitenziari: “Il numero dei detenuti è stato  ridotto ma il sovraffollamento esiste ancora in molti istituti. In numerose celle, quasi il 50%, il numero di detenuti presenti impone di stare sdraiati sulle brande per consentire agli altri di stare in piedi e muoversi, lo spazio-giorno e lo spazio-notte si sovrappongono. E dentro questa dimensione di promiscuità coatta la possibilità di conservare la dignità viene costantemente messa alla prova”.

“In carcere si parla della vita in carcere, i criminali parlano di crimini. Come pensare che tutto ciò non scolpisca la mente? Spazi angusti producono pensieri stretti. La dimensione – ha aggiunto – costituisce una prigione della ragione”.  Secondo Manconi, “il più volte prospettato trasferimento di Regina Coeli fuori dal centro città corrisponde all’allontanamento dalla vista del carcere, luogo deputato a ospitare il male. Di questa istituzione avvertiamo l’intollerabilità alla vista. Tutta l’ingegneria e l’architettura hanno operato nelle direzione di sottrazione dalle relazioni sociali, dalla comunicazione tra il dentro e il fuori”.

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