venerdì, 9 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

“Ostaggi”, commedia e metafora movimentata al Sala Umberto di Roma
Pubblicato il 11-11-2016


ostaggi-marinaalessi-ok“Ostaggi” è un testo teatrale scritto e diretto da Angelo Longoni che denuncia già nel titolo la propria appartenenza ad un genere diventato ormai un classico nella letteratura e nel cinema. Uomini assediati, che tengono imprigionati altri uomini e che trattano per la loro liberazione. Una formula in grado di dar vita ad una concentrazione di sentimenti estremi e ad un’infinità di modalità interpretative, da quelle violente e drammatiche, dallo scavo psicologico, al paradosso comico.
In Ostaggi si racconta una storia cruda e divertente, una metafora delle disuguaglianze sociali, economiche e razziali, un apologo sulla profonda crisi che ormai stiamo vivendo da anni. Un uomo, che ha appena rapinato un modesto istituto bancario, tiene in ostaggio, in una panetteria, quattro persone dopo essere riuscito a fuggire a un inseguimento della polizia. L’uomo inizia una tormentata trattativa con le forze dell’ordine, in un progressivo batti e ribatti di proposte e controproposte. La situazione è resa difficoltosa e comicamente bizzarra dalla tipologia degli ostaggi che casualmente si trovavano nel negozio al momento dell’irruzione.
Oltre al panettiere, proprietario del locale, sono presenti un’anziana pensionata dal precario stato di salute, una donna dai modi sbrigativi e anticonvenzionali che pratica il mestiere più antico del mondo e un extracomunitario. All’interno di questa piccola comunità iniziano a sorgere contrasti, ostilità e una divertente lotta per la sopravvivenza. Il punto è rimanere in vita evitando sia un’irruzione della polizia, che le ritorsioni del loro carceriere.
La storia procede attraverso colpi di scena, capovolgimenti di fronte e sorprese sia sull’identità del rapinatore, che sulla vera indole degli ostaggi. Lentamente emerge anche una straordinaria e quasi commovente solidarietà che metterà sullo stesso piano tutti quanti, sequestratore e prigionieri.
Nell’allestimento in un unico atto al Sala Umberto troviamo una bravissima Michela Andreozzi che interpreta la donna di facili costumi, il personaggio maggiormente in grado di costruire un dialogo con il sequestratore. Bravo anche Jonis Bascir, nei panni di un extracomunitario siriano saggio ma al tempo stesso, essendo sprovvisto di permesso di soggiorno, fermamente intenzionato a non essere rispedito nel suo Paese.
Efficace la recitazione di Gabriele Pignotta e Silvana Bosi rispettivamente nei panni del sequestratore, in realtà un imprenditore fallito, ed in quelli della anziana signora, che scopriremo essere malata, vedova ed avere una figlia poco affettuosa. Su discreti livelli anche la recitazione di Pietro Genuardi, che interpreta un panettiere, che a tratti appare ipocrita ed egoista, ma che in altri momenti è uno uomo piuttosto quadrato con le idee chiare.
Una menzione particolare va allo scenografo Francesco Ghisu che ha ricostruito sul palco una panetteria molto realistica, illuminata con colori caldi. Le musiche, composte da Jonis Bascir, sono marginali e si avvertono soprattutto nel finale della rappresentazione.
“Ostaggi” è dunque una commedia movimentata, con una costruzione drammaturgica caratterizzata da una comica adesione con la realtà sociale che caratterizza i tempi che viviamo e che ci rivela come oggigiorno siamo tutti ostaggi di qualcosa o qualcuno. Un piccolo specchio in grado di riflettere l’anima di una comunità che, a dispetto della disgregazione che sta vivendo, ritrova un’umanità solidale e profonda. Per dirla con le parole dell’extracomunitario siriano: “se sogni da solo è solo un sogno, se sogni insieme allora è una realtà che comincia”.
Nel complesso uno spettacolo molto divertente, che sarà replicato fino al 20 novembre al Sala Umberto di Roma.

Al. Sia.

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