domenica, 22 gennaio 2017
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Opinioni e commenti
 

Paolo Bolognesi
Referendum, hanno senso gli scontri in casa ‘socialista’?
Pubblicato il 14-11-2016


Mentre si sta avvicinando il giorno delle urne, ossia il 4 dicembre, sembrano moltiplicarsi le polemiche nonché aumentare i toni del confronto-sconto sul Referendum, e ho talora l’impressione che questa atmosfera “surriscaldata” non risparmi neppure le fila socialiste, talché mi tornano alla mente le riflessioni contenute in un articolo pubblicato sull’AVANTI online il 24 ottobre, dal titolo “Un SI’ di malavoglia”..
In quelle sue righe, l’Autore, nell’indicare il proprio orientamento di voto, esprimeva nondimeno la preoccupazione che possa accendersi “una miccia che può fare esplodere la nostra piccola comunità”, sapendo egli che all’interno della famiglia socialista le vedute in proposito non sono uniformi, anche se non è facile capire entità e proporzione delle rispettive posizioni.
E’ ovviamente più che legittimo, e anche utile, che ciascuna parte esponga e sostenga le proprie ragioni, ma a me pare che non valga la pena di acuire la contrapposizione, sembrandomi che i socialisti della “vecchia guardia” si siano già fatti una propria opinione in merito, peraltro rispettosa di quella altrui che fosse di opposto segno, e ogni eventuale “accentuazione” rischia di creare a mio avviso ferite e spaccature poi difficili da rimarginare e ricomporre (salvo che io non avverta situazioni e pericoli inesistenti)..
Il mio punto di vista è naturalmente opinabile, ma da come io la vedo non c’è valido motivo perché ci si possa dividere su questioni sostanzialmente non politiche, posto che di questo dovrebbe trattarsi in un Referendum di natura costituzionale, come quello che abbiamo davanti, e il cui esito, qualunque esso sia, non dovrebbe verosimilmente cambiare il volto del Paese, né fornire risposte concrete e “materiali” agli attuali e diversi suoi problemi.
La tendenza a politicizzare il risultato referendario, che si coglie piuttosto spesso nel dibattito in corso, mi suona francamente come una forzatura, soprattutto se coinvolge una forza “minore”, la quale non può incidere più di tanto sulle vicende politiche nazionali, causa la sua debolezza numerica, a meno di non puntare ad “accreditarsi” verso una formazione “maggiore”, così da veder accrescere un domani il proprio peso, anche sul piano negoziale.
Ma per fare ciò occorrerebbe almeno una elevata compattezza, nella fattispecie riguardo a questo voto, compattezza che invece pare proprio non esservi, come dianzi si diceva e senza entrare nel merito delle ragioni portate dal SI’ ovvero dal NO, e alla fine resterebbe dunque il solo e non improbabile rischio di frizioni interne che lasciano il segno, e il cui recupero può diventare piuttosto complicato.
Oggi è naturalmente impossibile fare previsioni, nel senso di sapere se potrà risorgere un movimento socialista che ridiventi protagonista nei destini del Paese, e se i pezzi della “diaspora” che hanno fatto scelte diverse possano riunificarsi, ma una eventuale rinascita socialista non potrà che partire, almeno secondo il mio pensiero, da quel che è rimasto del vecchio PSI, e andrebbero pertanto e possibilmente evitati i rischi di ulteriori divisioni (soprattutto se immotivati)

Paolo Bolognesi

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