venerdì, 23 giugno 2017
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Opinioni e commenti
 

Personalizzare o spersonalizzare, questo é il dilemma
Pubblicato il 21-11-2016


Dopo aver detto che si sarebbe dimesso e con lui, come ovviamente confermato dalla ministra Boschi, il suo governo (l’intervistatore non sapeva dell’automatismo), e dopo avere anche aggiunto che si sarebbe ritirato dalla vita politica, Renzi é stato indotto a cambiare posizione. Anche piuttosto radicalmente. A Viareggio a tarda estate ha dichiarato che la legislatura terminerà nel 2018, senza però specificare se terminerà col suo governo. Poi più volte intervistato sull’argomento ha preferito glissare accettando, anzi facendo sua, la critica della personalizzazione che gli era stata rivolta. Fino a lasciare tutti nella più assoluta incertezza, con la citazione di Lucio Battisti a proposito dell’ennesima domanda, e cioè “Lo sapremo solo vivendo”.

Il suo ministro Delrio è stato invece più loquace e ha precisato che se vincesse il no Renzi si recherà da Mattarella per le dimissioni. Ora io penso che il presidente del Consiglio debba essere molto chiaro su questo punto e credo che la chiarezza gioverebbe alla giusta causa del sì. Bisogna distinguere tra personalizzazione e conseguenza politica. Se Renzi non vuole personalizzare il referendum lasci la parola ad altri, utilizzi gli esponenti della sua maggioranza che sanno di cosa parlare per convincere gli elettori. Fuoriesca in questi decisivi ultimi dieci-dodici giorni dal presenzialismo continuo, dalla spinta a esporsi da solo contro tutti, anche perché l’accozzaglia è molto più consistente della sua autosufficienza.

Ma la conseguenza politica del voto referendario è implicita. Se vinceranno i sì si rafforzerà la stabilità e la governabilità, se vinceranno i no si configurerà una prospettiva incerta e visto che al Pd di Renzi non c’è alternativa in questo Parlamento o si formerà un esecutivo con la stessa maggioranza ma senza l’attuale presidente del Consiglio, che resterà segretario del suo partito in una posizione di assai complicata convivenza, o si formerà una maggioranza di scopo e fatta la legge elettorale si andrà al voto. Questo è evidente e questo Renzi deve dire con chiarezza agli italiani. I mercati reagiranno certo in modo non positivo ma questo sarà determinato dalla prevalenza del no e non dalla reazione politica del presidente del Consiglio. Quando chiesero a Bettino Craxi se si sarebbe dimesso in caso di esito sfavorevole al referendum sulla scala mobile egli disse “Un minuto dopo”. A Renzi ne concediamo anche due…

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Commenti all'articolo
  1. Non so chi possa essere il consulente della comunicazione che lavora per Renzi, e quali siano le sue coordinate teoriche. Fatto sta che Renzi si esprime un pò da toscano vecchio stile, un pò con lo stile goliardico post Berlusconi, talora con una energia leggermente scomposta, ma, anche se non tanto spesso, perfino simpatica. Personalizzare non è,secondo me, nè male nè bene, dipende da quale pubblico si vuole raggiungere.. I ‘giovani’, per esempio, cambiano spesso idea e decisioni, quindi non si meravigliano più che tanto di queste giravolte dichiarative, mentre le ripetizioni costanti delle stesse espressioni contro i sostenitori del no, non mi sembrano una grande idea. Forse è ovvio dire che una posizione più stabile sarebbe migliore…. Io spero che vinca il sì, ma certo non è affatto sicuro. E Dopo?
    “Un grande boh si aggira per lì’Italia”.. lontano parente di “uno spettro si aggira per l’Europa”

    • Spin doctor di Renzi:
      Filippo Sensi, blogger, ex portavoce di Rutelli, Sindaco di Roma, capo ufficio stampa del PD e direttore di YouDem..
      Il teorico a cui si ispira è Alastair Campbell, ex portavoce di Tony Blair, che costrui’ e forni’ le prove false delle armi di distruzione di massa di Saddam Ussein per invadere l’ Irak insieme e per conto degli Stati Uniti.
      Tiziana Ragni, di Nomfup, Not my f…ing problem, responsabile del sito del PD.
      Jim Messina, statunitense, campaing manager per la campagna pubblicitaria del referendum per conto di Renzi e del PD, assunto con compensi di centinaia di migliaia di dollari. E’ stato responsabile della campagna presidenziale di Obama nel 2008 e nel 2012, del Partito conservatore di Cameron in Inghilterra nel 2015 e recentemente di Hilary Clinton. E’ esperto nel produrre consensi elettorali con astuzia e nello sconfiggere con ogni mezzo, lecito e illecito, la reputazione politica e personale degli avversari.

  2. Lasciami dire Mauro. Ho verificato che non c’è alcun paese in crisi che ha modificato la propria Costituzione.
    Sembra proprio che l’Italia sia SCONTENTA dei quella votata nel dicembre 1947 della quale qualche titolo o articolo già sono stati modificatii.
    Possibile che non siamo gli eterni RE TENTENNA per cui anziché trovare i rimedi veri andiamo in cerca delle scuse.
    Sai perché ho presente quel dentista che per togliere un dente entrò dall’orifizio del fondo schiena!

  3. Quando ci sentiamo ripetere concetti simili a quello sintetizzato dal Direttore, ossia “Se vinceranno i sì si rafforzerà la stabilità e la governabilità, se vinceranno i no si configurerà una prospettiva incerta” – prospettiva incerta che qualcuno dipinge addirittura come catastrofica per il Paese – significa a mio avviso che la personalizzazione del Referendum è sostanzialmente già in atto, posto che oggi più che mai un Governo, ovvero il soggetto che dovrebbe giustappunto assicurare la governabilità, si identifica con chi lo guida, vale a dire il Primo Ministro.

    Se dovesse poi valere la tesi sostenuta da alcuni, e che non è oggettivamente priva di logica, secondo la quale il Premier cerca l’investitura popolare tramite il Referendum, dal momento che il suo attuale incarico non è passato attraverso un confronto elettorale, avremmo un’altra conferma della inevitabile personalizzazione assunta dal voto del 4 dicembre, e si spiegherebbe altresì il perché venne così impostato l’avvio della campagna referendaria, e perché la personalizzazione abbia poi rifatto sistematicamente “capolino” nel corso di questi mesi (su questo punto obiettività vorrebbe che non si dicesse, o lasciasse intendere, che la personalizzazione sarebbe comunque arrivata anche dal fronte del NO).

    Ancora, se non fosse infondata l’ipotesi che vede delinearsi intorno al SI’ il cosiddetto Partito della Nazione, il quale non potrà che avere oggi un determinato Leader, cioè il suo ideatore, ci troveremmo giocoforza di fronte ad un ulteriore motivo per veder personalizzata la “partita” referendaria, e troverebbe di fatto risposta anche l’interrogativo che mi sono posto a suo tempo sul perché una forza politica “minore” potesse condividere l’dea del collegio uninominale, come modifica da apportarsi alla vigente legge elettorale.

    Il collegio uninominale significherebbe infatti, almeno a mio avviso, la perdita di autonomia per un partito “minore”, e proprio per questo mi risultava incomprensibile che detto sistema di voto potesse trovare l’assenso di un partito “minore” intenzionato a mantenere la propria individualità, ma se si andasse a costituire il Partito della Nazione, si avrebbe, da come la vedo io, un’unica entità, nella quale andrebbero a confluire tutti i soggetti politici che entrano a farvi parte, ciascuno dei quali dovrà rinunciare alla rispettiva identità (e quindi si esaurirebbe giocoforza il discorso dell’autonomia).

    Paolo B. 22.11.2016

  4. Vedo due punti:
    la personalizzazione c’é sempre stata, ed é inevitabile e voluta perché il Premier si legittima, acquista visibilità e colma il vulnus elettorale che lo inficia.
    Il secondo punto riguarda i partiti minori, i quali pero’ non credo che confluiranno nel PDN, novella DC, ma daranno vita ad un partito minore ma piu’ grande che possa allearsi con il PDN. Legge elettorale permettendo, coprendo il PDN a destra o a sinistra. Ovvio preferirei a sinistra.
    Leonardo Scimmi

  5. A Leonardo mi permetto di chiedere come vede il Collegio Uninominale, e senza ballottaggio, guardato dalla parte e con l’ottica di un partito “minore”, ancorché lo stesso possa avere la prospettiva di diventare più grande (ma, realisticamente, non potrà comunque ingrandirsi più di tanto, almeno nella prima fase).

    Paolo B. 22.11.2016

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