venerdì, 21 luglio 2017
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Opinioni e commenti
 

Quelle strane obiezioni del no
Pubblicato il 25-11-2016


Nel rispetto che si deve alle opinioni di tutti, devo dire che non trovo convincenti e neppure razionali le obiezioni del no, quanto mai pluralistico e disarticolato, alla legge costituzionale. Lasciamo perdere i riformatori fa da te, quelli che avrebbero preferito questo e quest’altro. L’argomento del referendum è semplice. Si preferisce questa riforma o la situazione attuale? Cerco di enumerare le obiezioni e di rispondere a tutte. Le prime due sono, diciamo così, premesse. Una riguarda il parlamento dei nominati con una legge parzialmente ritenuta incostituzionale dalla Corte. Ci si dimentica di aggiungere che la Corte ha autorizzato il parlamento a legiferare altrimenti l’avrebbe dovuto ritenere di fatto decaduto. Dunque non vi è alcun impedimento a legiferare, sia in materia ordinaria, sia in materia costituzionale. In pochi si ricordano che la riforma costituzionale che ha introdotto il pareggio in bilancio è stata approvata il 18 aprile del 2012 con un parlamento partorito dalla stessa, identica legge e che non si arrivò a referendum confermativo perché, come previsto dall’articolo 138 della carta, si è superata, in doppia lettura, la maggioranza dei due terzi.

La seconda obiezione si riferisce al fatto che non si dovrebbe cambiare la costituzione a maggioranza. Ma nel 2001 e nel 2006 non si sono svolti due referendum confermativi di riforme costituzionali approvate da una maggioranza, la prima di centro-sinistra, e la seconda di centro-destra? Perché anche allora non venne avanzata analoga critica? Si trattava di modifiche minori? Oddio, il Titolo V veniva completamente stravolto in una versione da sindrome leghista e oggi siamo costretti a correggerlo. La devolution entrava nel merito delle competenze del presidente del Consiglio attribuendogli anche il potere di sciogliere le Camere. Che un referendum divida, poi, ce l’ha insegnato la regola dell’aritmetica. Divide per due: sì o no. E’ un dramma?

Veniamo al merito, lasciando perdere la legge elettorale, oggi divenuta un cantiere a cielo aperto anche su pressione nostra, contrari al ballottaggio e al premio di lista. Sul Senato si contesta innanzitutto la sua mancata elezione diretta. Eppure la legge parla decisioni regionali “in conformità con le scelte degli elettori”. Perché non si è approvata la legge per l’elezione diretta? Perché non è possibile varare una legge prima dell’esito referendario che dovrà decidere se il Senato sarà quello previsto dalla riforma o resterà quello attuale. Un’altra critica viene mossa riguardo alla sua composizione. Forza Italia ritiene infatti che si dovrebbe prendere e modello il Bundesrat tedesco ove sono rappresentati solo gli esecutivi regionali e si dimentica che la decisione di prevedere la presenza in modo proporzionale dei consiglieri di maggioranza e di opposizione è stata assunta proprio su sollecitazione degli “azzurri”, perché la sola presenza degli esecutivi ne sbilanciava l’equilibrio a favore del centro-sinistra.

Un’obiezione stravagante e ridicola é stata avanzata sul nuovo Titolo V all’articolo 117. Ecco cosa recita l’attuale primo comma, approvato dal referendum del 2001: “La potestà legislativa è esercitata dallo Stato e dalle Regioni nel rispetto della Costituzione, nonché dei vincoli derivanti dall’ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali”. Oggi così dichiara il nuovo testo: “La potestà legislativa è esercitata dallo Stato e dalle Regioni nel rispetto della Costituzione, nonchè dei vincoli derivanti dall’ordinamento dell’Unione europea e dagli obblighi internazionali”. Lo sconvolgente stravolgimento é costituito dalla sostituzione dell’aggettivo “comunitario” con le parole “dell’Unione europea”. Si é scatenato il finimondo sulla perdita di autonomia del nostro paese e addirittura sulla strategia della finanza internazionale. Follie. Anche perché é stato il Trattato di Lisbona, noto cenacolo di criminali e di faccendieri, a modificare formalmente “i vincoli comunitari” in vincoli dell’ordinamento dell’Unione”. Attentatori alla nostra indipendenza…

Si introducono nuovi conflitti tra Camera e Senato e tra Stato e regione? Veramente singolare come obiezione. Intanto si stabilisce che una legge, una volta approvata dalla Camera, se un terzo dei senatori lo richiede, può essere discussa ed emendata dal Senato. Il tutto entro 40 giorni. La Camera ha altri venti giorni di tempo per approvare o bocciare definitivamente le proposte del Senato. Dunque, dopo l’approvazione di un testo alla Camera, al massimo ci sono sessanta giorni di tempo per la sua approvazione definitiva. Altro che il ping pong attuale. Sul rapporto Stato-regioni è semmai l’attuale Titolo V che ha generato confusione istituendo quel dannato settore delle materie concorrenti che sono state occasione di centinaia di ricorsi alla Corte costituzionale e di una sostanziale paralisi delle decisioni.

Poi ci sono le obiezioni e le assicurazioni sul dopo. Se vincerà il no potrebbe riprendere un rigoglioso cammino di riforme costituzionali, dicono. Sì, ma prodotto da chi? Da un fronte del no diviso su tutto, che mette insieme Fassina e Salvini, passando da Bersani e Berlusconi, per finire a Grillo? Che proposte saranno in grado di formulare costoro o parte di costoro assieme a un Pd battuto? E poi. Chi dovrebbe governare in attesa di nuove elezioni, magari anticipate, come chiedono Salvini, Meloni e Grillo? Un governo tecnico, magari presieduto da Grasso, un governo politico con un uomo di Renzi, l’attuale governo indebolito, acciaccato, depresso? E tutto questo chi avvantaggerebbe? D’Alema, Fassina, Bersani? Secondo me li costringerebbe alla scissione. Berlusconi, Salvini, Meloni? E assai probabile che li dividerebbe con Berlusconi disponibile a una intesa e Salvini e Meloni no. Nossignori. Avvantaggerebbe solo Grillo. Gli spianerebbe la porta del governo del Paese. Riflettete amici e compagni. Riflettete bene.

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Commenti all'articolo
  1. A dire il vero, Direttore, chi ha fatto di tutto per spianare la strada a Grillo è stato solo Renzi, con il famigerato “combinato disposto” tra la sua riforma costituzionale e la sua legge elettorale. Cuperlo, per ora, ci ha messo una pezza, ma più in là di buone intenzioni non si va.
    Poi, un giorno la faccia ce la mette, un giorno ce la leva, vatti a fidare di quello lì. Come ho già avuto occasione di commentare, Renzi, se vince il si, “sfancula tutti”.
    Dò atto, comunque, della posizione socialista sull’Italicum, da sempre sfavorevole al premio di lista.

  2. Caro Mauro. Ma perchè strane obiezioni del no? Certo ci sono quelli che dicono no per mandare a casa Renzi e la sua arroganza nel governare, ma ci sono anche quelli, e sono tanti, che votano no perché convinti che questa riforma può essere pericolosa per il futuro della nostra democrazia. Personalmente sono convinto che non si può votare una riforma alla nostra costituzione sotto il ricatto della presenza di Grillo o di Salvini.
    E’ vero, noi socialisti abbiamo sempre evidenziato la necessità di una riforma per eliminare il bicameralismo e altre norme non più rispondenti ad una società industriale in pieno sviluppo. Ma questa riforma risponde alle necessità del nostro sistema politico e garantisce, per il futuro, il mantenimento dei principi democratici che noi socialisti abbiamo sempre difeso? E perché una mente così lucida del socialismo italiano quale quella di Rino Formica afferma testualmente: “Questa riforma è inutile, dannosa e fuorviante” e ancora:” Il tanto gridato abolito bicameralismo è una truffa……..” E ancora, possono esser considerate strane obiezioni del no le considerazioni fatte sui vari aspetti della riforma da tanti ex presidenti della Consulta? E le motivazioni del compagno sen. Enrico Buemi che, da tempo, si è espresso per il no?
    Come vedi ci sarebbe tanto da discutere e io sono convinto che la posizione assunta dal Partito e dal segretario Nencini sia dettata da motivazioni politiche del momento di appoggio alla politica del governo Renzi, più che da convinta adesione ad una riforma mal fatta e non rispondente alle esigenze della democrazia italiana.
    Cordialmente

  3. Tra coloro che sono orientati verso il NO – mi riferisco a persone comuni, che non scrivono, non vanno sui giornali, e non fanno notizia ed opinione – c’è chi si domanda perché mai si sia voluto avviare una Riforma costituzionale, alla quale si è peraltro dato un rilievo che sta dividendo il Paese, in un momento così colmo di problemi interni ed internazionali – crisi economica, disoccupazione, immigrazione, sicurezza, ecc… – la cui portata richiedeva semmai la più alta e possibile unità di intenti tra le forze politiche.

    Non a caso, fino a non molto tempo fa c’è stato chi auspicava le cosiddette “grandi intese”, proprio al fine di affrontare meglio le attuali criticità, e se non ricordo male era di questo avviso anche qualcuno che oggi propende per il SI’, ben sapendo che l’eventuale successo del SI’ rafforzerà una ben precisa parte politica, la quale non potrà che accrescere la propria autoreferenzialità e autosufficienza – il che è ovviamente l’opposto delle “grandi intese” – e i problemi continueranno verosimilmente a non trovare quelle risposte che in tanti si aspettano.

    Sempre alle fila del SI’ mi sembra inoltre appartenere qualcuno che, se non ricordo male, teorizzava in passato l’importanza di dare quanta più voce possibile alle diverse posizioni e sensibilità politiche, nella rappresentanza parlamentare, anche rispetto alla esigenza di una rapida formazione dell’Esecutivo nel dopo elezioni, il che si realizza più facilmente col sistema di voto proporzionale, ma non pare essere questo il proposito di chi guida il versante del SI’, almeno come si profilano le cose, per dire come questo Referendum stia rimodulando per certi versi la “geografia” politica.

    Non riesco poi ad immaginare che nell’esprimere il voto riguardante una Riforma costituzionale si debba porre attenzione a “non spianare la porta del governo del Paese” ad un determinato partito, anche perché ci hanno sempre insegnato che uomini e partiti passano mentre le Costituzioni restano, e d’altronde le fortune elettorali di quel partito o movimento sono probabilmente dovute alla crescente sfiducia del corpo elettorale verso la politica tradizionale.

    Uno stato d’animo, quest’ultimo, che andrebbe possibilmente recuperato, anche abbastanza in fretta, ma per altra via che non sia quella di frapporre “ostacoli” a chi lo rappresenta sul piano politico, e anche le modifiche prospettate per l’Italicum, in particolare l’eliminazione del ballottaggio, sembrano pensate per non far vincere al secondo turno tale partito o movimento.

    Infine, abbiamo sempre sentito dire che all’estero tutti “tifavano” per il SI’, per la ragione che il prevalere dei NO avrebbe creato indesiderabili “turbolenze” dei mercati, foriere a loro volta di incertezze e instabilità, ma oggi abbiano appreso che anche fuori dai nostri confini c’è chi la pensa ora diversamente, per non dire all’opposto..

    Paolo B. 25.11.2016

  4. E’ tutto un arrampicatrsi sugli specchi caro Mauro. E’ una continua ricerca dell’isola che non c’è.
    Tutto perché? Perché i socialisti non hanno una loro politica ( ne potrebbero averla vista l’inconsistenza della nostra forza) nonostante la lunga storia che ci trasciniamo.
    Epperò proprio per questo un Partito che vuole emergere – avendo molto poco da perdere – può buttare, come si dice, il cuore oltre l’ostacolo.
    Ma chi vuoi che voti socialista se la linea è la stessa di un partito molto più grosso e perdipiù strutturalmente organizzato.
    NON CI VEDONO! Non ci vediamo nemmeno noi anche se facciamo finta di vederci.
    Siamo come la molecola di sodio in acqua Lete, che continua a dire: ehi siamo qui!
    Non so come avrà fatto la “lega” a suo tempo o i 5 stelle oggi. Ma hanno sfondato e ne godono i benefici. Noi siamo una miriade di reduci, molti dei quali speranzosi di trovare una propria nicchia da qualche altra parte e sappiamo quale.
    E prima di tutto per quessto che il cittadino va mestamente a votare: non sa se potrà servire.
    Se non c’è uno stimolo, non si fa all’amore e noi non troviamo stimoli. Quei pochi che li potrebbero avere sono ai margini o addirittura fuori deve è difficile sopravvivere, mentre quelli dentro fanno finta di non accorgersene.
    Tu sei meritorio, ma a che pro?
    Spero di sbagliarmi, ma sia che prevalga il si o il no. la nostra storia finisce qui. Pessimista? No realista.L’ho visto anche ieri sera al mio direttivo provinciale, dove gli interventi erano solo ATTI DOVUTI, ma non stimoli di ripresa.
    Ciao.

  5. Ce la diciamo tutta? le modifiche costituzionle attuali, oltre ad essere pericolose per la SOVRANITA’ dello Stato ed i diritti dei cittadini, e prima di tutto una manovra stimolata da Napolitano ed intrppresa da quattro incompetenti con l’ausilio di “costituzionalisti SIGNORSI che mi ricordano molto la cultura del MINCULPOP.
    Una Costituzione complessa e rigida come la nostra doveva far tesoro dei tentativi precedenti ed aspettare tempi migliori per essere REVISIONATA.
    Invece ci sono persone praticamente estranee al Parlamento che sulla foga del “nuovismo” hanno stravolto il funzionamento dello Stato, tanto che la I^ parte dovra per forza essere rivista in seconda battuta.
    Tenendo poi presente che questo parlamento, non era LEGITTIMATO dall’interpretazione della Consulta ad innovare, ma solo a produrre una legge elettorale che portasse ad elezioni legittime e sperabilmente regolari, abbiamo la quadratura del cerchio: una spaventosa rottamazione dello Stato Italiano, sulla scorta della famosa dichiarazione del barone Von Metternich!
    Invece una “accozzaglia” di arroganti sta incolpando degli incompevoli. La solita storia “SUPERIOR STABAT LUPUS, INVERIOR AGNUS……”
    Auguri a chi vota si. Pentirsi il giorno dopo non servirà a nulla!

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