giovedì, 8 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Raffaele Mauro
Dire Sì responsabilmente
Pubblicato il 07-11-2016


Ho letto con molta attenzione, sul Trentino di sabato 22 ottobre, l’articolo “I socialisti e la voce che esce dal coro” dell’Avv. Giuseppe Pontrelli.
Il contenuto di questo chiaro ed interessante intervento mi induce ad alcune brevi considerazioni che riporto qui nel seguito.
La politica è un’arte difficile. Non solo per chi la pratica quotidianamente in posizioni di governo o, più in generale di rappresentanza democratica, ma anche per i cittadini stessi, almeno per quelli che in autonomia vogliono formarsi un’opinione corretta sulle questioni sulle quali sono chiamati a scegliere.
È difficile, però, oggi informarsi in maniera adeguata: infatti, nella situazione attuale, non è agevole selezionare fonti oggettive, non propagandistiche.
La conoscenza dei contenuti effettivi di problemi e di circostanze è, quindi, un primo, necessario prerequisito di opzioni consapevoli e razionali.
Tuttavia, una scelta politica per essere tale, ovvero, pienamente responsabile, deve anche individuare e considerare gli esiti, che – per il contesto e per gli orizzonti fattuali d’attesa – da essa derivino.
Di fronte al referendum costituzionale di dicembre, è auspicabile che ormai risulti, ai più, chiara la posta in gioco della consultazione.
Per quanto attiene ai contenuti, al di là delle semplificazioni propagandistiche dei due schieramenti contrapposti, la riforma incide, in estrema sintesi, su tre punti: l’ambito “istituzionale” – con la modifica della funzione e della composizione del Senato e la riduzione strutturale, tra l’altro, dei “costi della politica”; l’ambito dei rapporti tra il centro e la periferia- con il contenimento dei conflitti di competenze tra Stato e Regioni; l’ambito burocratico, nel tentativo di snellire l’apparato statale e renderlo meno oneroso per la collettività – come per esempio con l’abolizione del Cnel).
I sostenitori del Sì evidenziano come i cambiamenti del primo campo, senza stravolgere gli equilibri costituzionali, consentono di rinnovare l’assetto del Paese, adeguandosi ai modelli europei più diffusi: dappertutto è stato superato il bicameralismo perfetto, mentre è presente una Camera o un Senato dei territori.
Per quanto riguarda il secondo ambito, va respinta l’idea che il governo voglia abolire completamente il federalismo varato negli anni scorsi. E’ necessario, a questo proposito, essere chiari nel ricordare la cattiva prova di governo generalmente data da molte Regioni, indipendentemente dal colore politico delle maggioranze che le reggono. Sono i fatti che hanno reso, allora, indispensabili le proposte di modifica al titolo V della Costituzione.
Da una lettura oggettiva della riforma emerge, poi, come l’autonomia del Trentino ne esca ben rafforzata . Lo Stato non potrà modificare l’assetto dell’autonomia, se non nel quadro di una trattativa con la Provincia di Trento: la natura “pattizia” dei rapporti di quest’ultima con lo Stato non muta, anzi si irrobustisce. Per questi motivi, da più parti nel fronte del NO, si susseguono commenti duri e prese di posizione ostili e nette, fondate sul richiamo ai “ favoritismi” riservati alle Province Autonome, in particolare, a quelle di Trento e di Bolzano.
Fin qui i contenuti, a fronte dei quali le obiezioni di carattere generale dei fautori del NO.
Essi temono una involuzione autoritaria nel Paese: è il ripetersi di allarmi tante altre volte ascoltati appena l’azione di governo tenta di porsi come decisa ed efficace. Si tratta di evocazioni artatamente tese ad evitare qualsiasi tentativo di innovazione : per inciso, va sottolineato che le modifiche costituzionali proposte in nulla alterano, rispetto a quanto oggi previsto, le prerogative ed i poteri del presidente del consiglio.
La riforma costituzionale creerebbe, poi, soltanto ulteriore confusione istituzionale con ulteriori livelli di conflitto sociale e di contenzioso giuridico.
La riforma in se non genera questi problemi perché dovrà poi essere tradotta in specifiche norme attuative, ovvero, in una azione legislativa da ideare e particolareggiare.
Il NO significa, invece, sancire la realtà di un Paese irriformabile, di una Italia che, come ha scritto acutamente un giornalista in questi giorni, “ama profondamente chi promette le riforme, salvo poi non perdonare chi le fa per davvero”: un NO passatista, frutto di una innaturale sinergia di forze politiche eterogenee, quando non diametralmente opposte, senza prospettive future. Un No conservatore. Semplicemente un NO a Renzi.
Chi scegli di votare No sottovaluta numerosi fattori di rischio per il paese: non solo la caduta o il drastico indebolimento del governo attuale, ma l’aprirsi di scenari di crisi inediti, contemplanti, tra l’altro, il possibile successo elettorale di forze demagogiche e populiste – e, quindi, di destra illiberale- già cospicuamente presenti sulla scena politica nazionale.
Con l’affermazione del NO non crollerà l’Italia, non crollerà l’Europa. Il declino del Paese, tuttavia, si accentuerà. Si daranno pericolose concrete opportunità ad attacchi speculativi di ogni sorta; si sancirà la vocazione dell’Italia allo status quo, nel quale, consociativamente, da trent’anni una miriade di individui, soggetti e gruppi sociali difendono, contro la logica dei tempi, e contro gli interessi delle generazioni future, le proprie rendite di posizione.
Con il Sì si aprirebbe, invece, un’ autentica stagione di cambiamento: il SI espresso il prossimo 4 dicembre ne è il primo fondamentale passo ed i socialisti, i riformisti e i cittadini responsabili, non possono che compierlo.

Raffaele Mauro
Coordinatore del comitato dei socialisti e riformisti trentini per il SI

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