giovedì, 8 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Referendum. Botta e risposta Grillo Renzi
Pubblicato il 21-11-2016


Grillo-Letta

A due settimane dal voto è sempre più teso il confronto sul referendum. Martedì 22 novembre, a Roma, si terrà la Convention nazionale dei “socialisti, laici, radicali, democratici per il Sì” al referendum costituzionale.

Beppe Grillo va all’attacco del fronte del Sì accusandolo si essere fatto di “serial killer del futuro dei nostri figli”. La replica del premier Matteo Renzi non si fa attendere: “Io killer? Grillo è in difficoltà per la vicenda delle firme false”. Il leader del M5S Beppe Grillo in video appello lanciato dal suo blog afferma che “abbiamo di fronte dei serial killer, persone che vogliono attentare alla vita dei nostri figli tra 20 anni”. Nella riforma “c’è una clausola di supremazia, vuol dire che il governo avoca a sé tutti i contratti. Io devo avvisarvi, questa clausola significa che le multinazionali faranno direttamente i contratti con il governo”, spiega Grillo sottolineando, per esempio, le ricadute di ciò sull’ambiente.

“Non cascateci – risponde Matteo Renzi -,  Grillo, che è uno straordinario professionista della comunicazione, dice che noi siamo i serial killer e tutti rispondono ma così nessuno parla più delle firme false. E’ una tecnica, Grillo e i 5 stelle in queste ore sono in difficoltà perché è emerso il reato delle firme false. Siccome sotto il profilo comunicativo sono all’angolo, Grillo inventa una frase a effetto cosicché tutti cadano nel tranello e improvvisamente si nasconde la realtà”.  Poi il premier Matteo nella diretta Facebook aggiunge: “Non sarò della partita nel caso in cui le cose vadano male, dico No agli inciuci”. “Se volete una classe politica aggrappata alla poltrona e che non cambi mai prendetela, perché io non sto così”. “Io sto qui se posso cambiare le cose. Non sto qui aggrappato al mantenimento di una carriera. Non ho niente da aggiungere al curriculum vitae”.

Intanto la polemica referendaria arruva sulla stampa internazinale. Sia il Financial Times che il Wall Street Journal dedicano un articolo al referendum italiano e alle possibili conseguenze politiche ed economiche, segnalando entrambi possibili rischi per l’euro. Il Wsj, in prima pagina, sottolinea i rischi per gli investitori che “si preparano al tumulto”, mentre il Ft gli dedica un commento nelle pagine interne, firmato da Wolfgang Munchau che vede dopo il referendum il rischio di una nuova “crisi della zona euro”.
In caso di vittoria del ‘no’, Munchau sul Ft prevede “una sequenza di eventi che metterebbe in dubbio l’appartenenza dell’Italia alla zona euro”. Una possibilità “inquietante che non ha nulla a che fare con il referendum stesso”, ma con altre cause. La prima è la debole performance economica del Paese che “ha perso il 5% di produttività” dall’adozione dell’euro nel 1999, “mentre in Germania e Francia è salita del 10%”. La seconda è  il “fallimento” dell’Ue “che non ha saputo costruire una vera Unione economica e bancaria dopo la crisi del 2010-2012 e ha invece imposto l’austerità”.

“Se respinto, il referendum avrà il potere di far tremare i titoli bancari, spingere gli spread ed indebolire ulteriormente l’euro”, scrive invece il Wsj. I recenti sondaggi, che danno il ‘no’ avanti “hanno innervosito gli investitori”. Ma le “vendite” sui mercati in caso di vittoria del ‘no’ potrebbero “avere vita breve”, come avvenuto con il voto Usa e con la Brexit. Inoltre, la “ricaduta politica potrebbe essere meno severa del temuto se ci fosse un Governo per gli affari correnti credibile e se il sostegno per il M5S scemasse”.

“Non difendiamo la riforma con la paura”. Ha commentato il capogruppo del Pd, Ettore Rosato. “L’Italia è una repubblica solida e facciamo la riforma per renderla ancora più solida”. Certo,  ammette Rosato, “se c’è un fallimento non è indifferente, c’è un problema di credibilità ma voglio rassicurare il Financial Times: penso che vinceremo il referendum e continueremo a governare il paese”. Rosato sottolinea: “Questa legislatura e governo sono qui per fare le riforme, non per l’ordinaria amministrazione”. A chi gli chiede se quindi in caso di sconfitta Matteo Renzi lascerà il governo, il capogruppo taglia corto: “Non mi occupo del piano b”, cioè di quello che avverrà in caso di sconfitta. La bocciatura del referendum sarebbe “un enorme fallimento per il Paese”.

Per il ministro dei Beni culturali Dario Franceschini gli scenari ipotizzati dalla stampa estera, “mi sembrano francamente esagerati e non fondati”. “Sicuramente  – aggiunge poi Franceschini- dall’estero si vedono in modo più  distaccato i rischi di una Italia cronicamente instabile come quella  che uscirebbe da una vittoria del ‘no’”. Per i Cinque Stelle, che sostengono il no al referendum, non ci sono collegamenti diretti tra le due cose: “Io non vedo collegamenti diretti tra il No al referendum e l’uscita dall’euro”. Lo afferma il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio. “E’ chiaro che se vince il No non portiamo il Paese nel caos delle dieci procedure legislative differenti”, continua Di Maio ribadendo come la questione della permanenza o meno dell’Italia nella moneta unica non sia legata al voto del 4 dicembre”.

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