giovedì, 8 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

RICORSO RESPINTO
Pubblicato il 10-11-2016


giudice-e-martelletto“Non sono assolutamente sorpreso della decisione del tribunale di Milano”, che hanno deciso il rigetto del ricorso sul quesito referendario presentato da Valerio Onida, ex presidente della Consulta. Questo il commento del segretario del Psi Riccardo Nencini alla decioni dei giudici. “Bisogna avviarsi al 4 dicembre entrando sempre più nel merito,
anche se il fronte del No vedo che discute sempre più non del merito, ma di quello che succede dopo il 4 e quindi dà un contenuto politico al referendum, senza aprire una discussione sul merito della riforma costituzionale”. Facendo un parallelo tra caso Brexit, elezioni Usa, ove i sondaggi sono stati smentiti dai voti reali, e il referendum costituzionale, Nencini ha detto “come negli Usa era disdicevole dire voto per Trump, in Italia è piu’ facile dire voto per il no. Quindi può darsi che in questo caso ci sia una inversione”.

Il giudice civile di Milano Loretta Dorigo ha respinto i due ricorsi presentati dall’ex presidente della Corte Costituzionale Valerio Onida e da un pool di legali sull’eccezione di legittimità costituzionale della legge del 1970 che regola l’indizione dei referendum laddove non prevede l’obbligo di “spacchettamento” del quesito quando ci sono più temi, come nel caso di quello sulla riforma costituzionale oggetto della consultazione popolare del 4dicembre, il tribunale di Milano “salva” così il referendum costituzionale.
Bocciato anche l’analogo ricorso depositato il 20 ottobre da un gruppo di legali composto da Aldo Bozzi, Claudio e Ilaria Tani con il supporto “ad adiuvandum” di Felice Carlo Besostri (gli stessi che, con il loro intervento, spinsero la Consulta a dichiarare l’incostituzionalità del Porcellum).
Nel mirino dei ricorrenti c’era la legge istitutiva del referendum (la 352 del 1970) che a loro giudizio violerebbe la Costituzione perché non prevede lo spacchettamento del quesito in presenza di tematiche non omogenee tra loro. E’ il caso della consultazione popolare del 4 dicembre sul pacchetto di riforme costituzionali messo a punto dal governo, con gli elettori chiamati a esprimere un sì o un no su 5 questioni eterogenee e diverse: il superamento del bicameralismo paritario, riduzione del numero dei parlamentari, contenimento dei costi della politica, l’abolizione del Cnel e la revisione del titolo V della Costituzione. La legge prevede che la Corte Costituzionale possa esercitare un potere di sospensione del referendum solo nel caso dei conflitti tra Stato e Regione. Onida, invece, in udienza aveva affermato che la Consulta avrebbe potuto decidere anche in questo caso di sospendere la consultazione. Opzioni a questo punto tramontate.
“Non ritiene il Tribunale – scrive il giudice – di ravvisare una manifesta lesione del diritto alla libertà di voto degli elettori per difetto di omogeneità dell’oggetto del quesito referendario”. E’ la stessa Costituzione all’articolo 138, spiega il giudice, “a connotare l’oggetto del referendum costituzionale come unitario e non scomponibile“. “E’ del tutto evidente – si legge ancora nell’ordinanza – che competerà a ogni singolo elettorale formulare una valutazione complessiva di tutte le ragioni a favore e di quelle contrarie di tutte le parti di cui è composta la riforma, insieme considerate, esprimendo infine un voto sulla base della prevalenza del giudizio favorevole o sfavorevole formulato in ordine a talune sue parti, ovvero, secondo ogni altra valutazione”.

“Il quesito è unico perché la riforma costituzionale approvata dal Parlamento è un progetto omogeneo e composto da parti coerenti, non separate e non separabili”. Il Comitato nazionale Basta un Sì commenta così la decisione del giudice.  “Come comitato promotore del referendum e sostenitori del Sì, crediamo che questo provvedimento metta finalmente fine al tentativo di bloccare il referendum per via burocratico e giudiziaria, posto in essere più volte da diversi sostenitori del No. Per quanto ci riguarda, da mesi ripetiamo che gli elettori devono essere messi nelle condizioni di poter votare liberamente e consapevolmente, di poter scegliere il cambiamento a dispetto di chi vuole mantenere blocchi e privilegi. Ora possiamo finalmente affermare che sarà davvero così”, conclude.

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