sabato, 3 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Scontro Ue-Turchia, rischio di fratture insanabili
Pubblicato il 10-11-2016


erdogan e tuskNeanche il tempo di preoccuparsi per la vittoria di Donald Trump Oltreoceano che per l’Europa arriva un duro colpo da dietro l’angolo. Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha lanciato la sfida all’Unione, agitando l’accordo traballante con Bruxelles che prevede l’esborso di 6 miliardi di euro per contenere e gestire i tre milioni di profughi fermi alla frontiera turca: “Dicono sfacciatamente e senza vergogna che l’Ue dovrebbe rivedere i suoi negoziati con la Turchia. Fatelo. Ma non rivedeteli soltanto, prendete una decisione finale. Ma che succede se i negoziati finiscono e si aprono le porte, dove metterebbero quei tre milioni di rifugiati? È questo il loro timore. Ecco perché non possono andare fino in fondo”. Così poche ore prima della pubblicazione del rapporto annuale di Bruxelles sul suo Paese (nell’ambito dei negoziati per l’adesione), il presidente turco gioca a fare il gatto col topo con l’Ue, attaccandola dove è più debole
Ma il commissario Ue all’Allargamento Johannes Hahn non usa mezzi termini nel condannare le violazioni in corso. La Turchia si sta muovendo nella “direzione opposta all’Europa”. “La palla ora è nel loro campo. Sta a loro decidere” sul futuro. Devono dire ciò che vogliono e “devono spiegarlo alla loro gente”. Perché se questa è una prova “per la loro credibilità”, lo è “anche per quella dell’Unione”. D’altra parte “l’arretramento” nello stato di diritto, nei diritti umani e nella libertà d’espressione non è solo una conseguenza degli inasprimenti dopo il tentato colpo di stato del 15 luglio, ma è “un processo iniziato già da un paio d’anni”. E la Turchia come Paese candidato deve “soddisfare i più alti standard”, rispetto ai quali “non ci sono compromessi”. L’arresto di 11 membri dell’Hdp la settimana scorsa, incluso i due co-presidenti del partito, “accresce le preoccupazioni” e la possibile introduzione della pena di morte è la linea rossa oltre cui l’Europa non è disponibile ad andare. Lo stesso ministro degli Esteri Paolo Gentiloni definisce “inaccettabile” la “spirale di caccia alle streghe, gli arresti, ed il trattamento riservato al leader del terzo partito”. La questione curda “deve essere risolta politicamente, non come un conflitto armato”, mette in guardia Hahn, ribadendo quanto già affermato dall’Alto rappresentante Ue Federica Mogherini. E per la liberalizzazione dei visti a cui Ankara tanto aspira, non c’è altra strada se non quella di “modificare la legge anti-terrorismo”, avverte il commissario europeo perché “non sia usata contro opposizione, giornalisti e accademici”. Così l’Ue pur accusando la Turchia di “seri arretramenti” su diritti umani e libertà di espressione, “sempre più incompatibili col desiderio ufficiale di diventare un membro dell’Unione”, lascia aperta la porta del dialogo, chiedendo però al Paese di decidere.
La risposta da Ankara arriva per bocca del ministro degli Affari europei e capo negoziatore turco Omer Celik. Il rapporto di Bruxelles “è lontano dall’essere costruttivo” e dall’offrire un “percorso in avanti” nelle relazioni tra Ankara e Bruxelles. E mentre proseguono gli arresti di massa, con nuovi mandati per 55 piloti militari, accusati di legami con la presunta rete golpista di Fethullah Gulen, il vice-leader del partito filo-curdo Hdp, chiede all’Ue di “andare oltre” le parole e agire subito “con specifiche sanzioni contro il regime di Erdogan”.

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