venerdì, 9 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Scrive Luigi Mainolfi:
Il consumo del suolo e la miopia dei politici
Pubblicato il 07-11-2016


L’articolo di Attilio Belli “Consumo del suolo”, Corriere del Mezzogiorno del 3.11.2016, mi ha portato alla mente ricordi delle mie battaglie (perse) a difesa del territorio. 1) In una riunione del Consiglio Comunale del mio Comune chiesi a un consigliere ingegnere  e libero professionista: “Quando viene tolto all’agricoltura un ettaro di terreno per costruire  ville, quanta ricchezza si distrugge e quanta ricchezza si crea? – Non ci fu risposta e proseguii – Si distrugge  il valore  dei beni, che in quella superficie  sarebbero stati  prodotti per l’eternità, mentre si crea solo la comodità per aspiranti VIP. Se poi non rispetti il Piano regolatore, fai aumentare il costi dei servizi  che l’Ente locale è costretto a predisporre”.
2) Nel 1982, ero Presidente della Comunità Montana Partenio, ebbi la visita di un esponente democristiano, che era stato l’ideatore della Valle Caudina-Pianodardine, Asse viario che doveva congiungere l’ASI di Avellino con la zona ASI della Valle Caudina, che era ed è ubicata al confine di Cervinara con San Martino V.C.  Il progetto doveva essere supportato da un Ente territoriale. Di qui , la visita e la richiesta alla Comunità Montana di sponsorizzale il Progetto. Poiché, il Progetto non rispettava il titolo “ Strada che doveva collegare due Zone ASI”, ma andava oltre  quella di Cervinara di  ben 4 Km, stracciando la Valle Caudina, togliendo all’agricoltura oltre 400.000 metri quadrati e obbligando a creare ponti e altre infrastrutture, non accettai la proposta. E’ facile immaginare “l’altro” che la proposta conteneva. Aggiunsi, alla risposta negativa: “Se fate come vi ho suggerito, la strada costerà di meno e sarà ultimata; se fate come Voi avete in mente, nel 2020, la strada non sarà ultimata. So bene che  ‘più lunga è la strada e più lauta è la parcella’, ma viene prima l’interesse del territorio.  Siamo al 2016 e non sono stati ultimati nemmeno i due primi tratti.  Intanto, il territorio è stato stracciato, i soldi consumati e io, da Avellino, faccio ancora la vecchia strada con 186 curve, per andare a Rotondi. Passiamo al Capoluogo  del’Irpinia. Se guardiamo Avellino dall’alto, ci rendiamo conto di quanto territorio è stato tolto all’agricoltura e quanta ricchezza, per l’eternità, è stata distrutta. C’è anche un  effetto sociologico: la popolazione è stata diluita  su un’area più vasta, con la conseguenza di aver rarefatto  i  “Centri di gravità permanente” della Città, con la perdita di buona parte del suo fascino, elemento importante per la crescita degli indicatori dello sviluppo. Nell’articolo,  Attilio Belli analizza  i dati, relativi al trasformazione del terreno agricolo,  contenuti nel Rapporto ISPRA, predisposto con la collaborazione del CNR, ENEA, Università, ecc.  Apprendiamo che dal 2013 al 2015, le coperture artificiali hanno riguardato 250 Kmq del territorio  nazionale, in media 35 ha al giorno, 4 mq al secondo. Nei primi anni 2000 erano 8 mq al secondo. Il suolo consumato è passato dal 2,2% degli anni cinquanta al 7% del 2015. Per quanto riguarda le Regioni, la Campania registra, per il 2015, un consumo del suolo del 10,3% dell’ intera superficie regionale, collocandosi subito dopo la Lombardia e il Veneto.  Se  ci riferiamo ai Comuni, abbiamo percentuali scandalose in 13 Comuni campani, dei 20 Comuni italiani primi nella graduatoria del consumo del suolo. Arzano, Casavatore e Melito  sono i comuni, che hanno consumato una percentuale del territorio, superiore all’80% .

Le conseguenze della miopia degli amministratori e  della burocrazia;  dell’ingordigia dei tecnici e dei palazzinari; dell’ignoranza degli imprenditori stanno emergendo  con tutta la loro gravità.  Perciò, le voci di studiosi e urbanisti (Settis è un esempio) sensibili stanno esplodendo. Per i politici presbiti, negli anni 80, era già chiaro l’importanza del territorio nel processo di sviluppo e nell’equilibrio ambientale. Si parlava di sviluppo eco-compatibile.  Da alcuni anni, si parla della fame di terreno agricolo. Società americane stanno comprando territorio italiano, per l’importanza dei prodotti agricoli italiani. Mi auguro che, in Irpinia, ci sia un’inversione della mentalità, che produsse molte Zone industriali, oltre 100 PIP (Piani di Investimenti Produttivi), che aspettano ancora gli insediamenti. Sicuramente, resterò deluso. Gli interventi televisivi addomesticati e quelli, che sentiamo in giro in queste settimane, mi fanno temere per il futuro dell’Italia e mi fanno rabbrividire quando penso alla Campania e all’Irpinia.

Luigi Mainolfi
Avellino

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